Fra chef e aristogatti, la mostra di Marie Cécile Thijs a Torino

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Quale educazione, verrebbe da esclamare appena entrati nell’appartamento padronale del Palazzo Saluzzo di Paesana, il più ampio edificio nobiliare della città: ad accogliere i visitatori nell’anticamera, infatti, c’è solo un signore di spalle e, come se non bastasse, con tanto di cappello. Tuttavia, riponiamo il Galateo non appena ci accorgiamo che l’uomo, di chiara ispirazione magrittiana, non è altro che una fotografia (The Taster, 2012): l’opera, posta all’ingresso dell’appartamento per fare gli onori di casa, nell’intento del curatore Enrico Debandi intende in realtà aprire The inusual is natural, la prima personale in Italia della fotografa olandese Marie Cécile Thijs, inaugurata alla presenza della stessa artista lo scorso giovedì 7 giugno e accessibile gratuitamente fino al 15 luglio prossimo.

Marie Cecile Thijs, Cat with White Collar IV

35 fotografie si susseguono in uno stretto dialogo articolato sotto le volte affrescate dal pittore Domenico Guidobono (Savona, 1668 – Napoli 1746): di letteralmente fotografico, però, queste opere hanno ben poco, poiché il mondo raccontato o, meglio, immaginato da Marie Cécile è tutt’altro che realistico. Passeggiando per le stanze dorate, infatti, siamo immersi in un mondo immaginifico e surreale popolato da “aristogatti” ritratti con la tradizionale gorgiera del XVII secolo (o colletto a spillo), leggendarie donne fantasma che infestano il palazzo e decine di ceci sospesi nel vuoto e nel tempo.

Avete capito bene: ceci. La Thijs, infatti, è ben nota per l’attenzione da lei spesso riservata al mondo del cibo, ragione per cui alcune opere sono state esposte nelle sale storicamente destinate alle cucine dei Marchesi di Saluzzo, le stesse stanze nelle quali, una volta al mese, il resident chef di Palazzo Christian Mandura stupisce gli ospiti con le sue opere d’arte culinaria. Come se non bastasse, la mostra compare nel programma di Bocuse d’Or Europe OFF 2018, la più prestigiosa competizione gastronomica del mondo ospitata proprio quest’anno in Piemonte.

Il cibo, neanche a dirlo, è il tema dominante in due delle sette sezioni in cui si snoda la mostra, sette sentieri che riassumono i principali filoni artistici della Thijs: come abbiamo già accennato, ampio spazio è infatti dedicato ai Food Portraits, una serie di ritratti culinari nei quali il cibo, da elemento inanimato, prende improvvisamente vita rimanendo tuttavia sospeso in un’atmosfera quieta e surreale degna di Hopper. Per avere un buon piatto, però, è necessario un buon cuoco: da qui la scelta di dedicare un’intera sezione (Cooks) ad alcuni ritratti di chef, ironicamente immortalati come duchi e marchesi del Seicento.

Marie Cécile Thijs davanti ad una sua opera

Al diciassettesimo secolo appartiene la protagonista della mostra: una gorgiera olandese del Seicento “indossata” non da sfarzosi nobiluomini, bensì da maestosi felini immortalati come re e regine nella sezione Majestic e, ancor di più, in White Collar, una fortunata serie cominciata nel 2009 che vede decine di felini ritratti come facoltosi mercanti fiamminghi: la gorgiera in questione è originale dell’epoca, nonché l’unica superstite al mondo ed è pertanto gelosamente conservata dal Rijksmuseum di Amsterdam; proprio per questa ragione, non è stata ovviamente consegnata alle unghie degli imprevedibili felini, ma successivamente aggiunta in digitale ai ritratti dei “modelli”.

Non tutti sanno che la gorgiera fu introdotta nei Paesi Bassi alla fine del sedicesimo secolo in seguito all’arrivo di migliaia di rifugiati fiamminghi, che a loro volta l’avevano ereditata dalla moda spagnola allora dominante nella regione. Il colletto a spillo, tuttavia, non è l’unico riferimento della Thijs alle Fiandre e, soprattutto, all’Olanda. Tra i Food Portraits esposti lungo il percorso espositivo, ad esempio, compaiono le carote, ortaggi il cui colore arancione fu artificialmente prodotto per omaggiare gli storici sovrani olandesi, gli Orange. Quando si pensa all’Olanda, inoltre, non si possono evitare di ricordare le immense distese di tulipani, nobilissimi fiori che difatti popolano nature tutt’altro che “morte”, ospitate in un’apposita sezione della mostra (Tulips) opportunamente allestita nella Camera di Parata della Marchesa, ricca di affreschi floreali del Guidobono. Della terra olandese, però, i ritratti della Thijs non conservano solamente i tulipani e le gorgiere, bensì la forte influenza dei maestri olandesi del XVII secolo.

Se il Settecento fu detto il Secolo dei Lumi, il Seicento può ben dirsi il secolo della luce. A quell’epoca, dunque, la stessa Thijs sembra richiamarsi quando scatta le sue fotografie (soprattutto la serie intitolata Human Angels), autentici dipinti su pellicola dai quali traspare uno scrupoloso studio della luce dalle evidenti reminiscenze caravaggesche.

Michel Mali, uno degli chef ritratti dall’artista

Dalla luce alle tenebre: l’opera che chiude la serie Amazones, l’ultima sezione dedicata dall’artista all’universo femminile, è uno spettro: Girl with the Silver Dress è esposta al pubblico su un supporto di tela quasi trasparente ed è lasciata ondeggiare davanti ad una specchiera sulla quale genera un’inquietante illusione ottica, un inganno visivo che la fa somigliare allo spirito di una nobildonna che infesterebbe lo storico palazzo.

Fra storia olandese e leggenda torinese, fra uomini magrittiani e fanciulli caravaggeschi, fra ceci sospesi e gatti aristocratici, anche l’inusuale ci appare tutto sommato naturale: è la magia di The inusual is natural.

The inusual is natural – personale di Marie Cécile Thijs
A cura di Enrico Debandi
Palazzo Saluzzo di Paesana, Torino
Dal 7 giugno al 15 luglio 2018

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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