Tra guerra e letteratura: la vita di Mario Rigoni Stern

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Mario Rigoni Stern durante una delle sue passeggiate nel bosco degli urogalli sull’altopiano di Asiago

La guerra lascia segni indelebili sulla pelle e nel cuore delle persone, la letteratura, molte volte, ha l’arduo compito di non far dimenticare queste cicatrici e di raccontarle ai posteri: lo sapeva bene Mario Rigoni Stern (Asiago, 1° novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008), sergente durante la Seconda Guerra Mondiale, uno dei più grandi scrittori italiani secondo Primo Levi e una delle più importanti voci dell’Italia del dopoguerra.

Rigoni Stern è uno scrittore atipico e originale, difficile inquadrarlo in un filone letterario, perché ciò che possiamo leggere nei suoi libri è la sua vita, sono i suoi ricordi, tanto che l’appellativo scrittore non è del tutto esatto, è più esatto definirlo un narratore, un testimone di uno dei periodi più difficili per il mondo intero. Visse il fermento e le contraddizioni della guerra sulla sua pelle e li raccontò nero su bianco nei suoi libri.

Il suo romanzo più celebre, il Sergente nella neve, racconta uno dei momenti più difficili della vita di Rigoni, la campagna di Russia. Nel 1942 accolse la campagna militare contro l’Unione Sovietica come una santa crociata ma ben presto si rese conto del madornale errore di valutazione e delle incredibili contraddizioni che ha in grembo la guerra:

I russi erano dalla parte della ragione, e combattevano convinti di difendere la loro terra, la loro casa, le loro famiglie. I tedeschi d’altra parte erano convinti di combattere per il grande Reich. Noi non si combatteva né per Mussolini, né per il Re, si cercava di salvare la nostra vita.

A Rikovo in Russia – 1942

La guerra segnò profondamente la sua vita e una volta tornato in Italia, si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e venne fatto prigioniero nei lager fino al termine della guerra, e venne liberato solo quando l’Armata Rossa penetrò nel cuore della Germania. Ritornò a casa a piedi attraversando le Alpi, dopo due lunghi ed estenuanti anni di prigionia. Era il 5 maggio 1945 quando Mario Rigoni Stern raggiunse la sua casa, nel suo amato Altopiano dei Sette comuni. Una volta ritornato, riprese ad approfondire una delle sue più grandi passioni, la letteratura. Fin da giovane amava leggere Salgari, Verne, Stevenson ma anche i classici come Dante, Manzoni e Nievo. Con la fine della dittatura fascista, poté anche conoscere i grandi autori stranieri prima censurati, come Hemingway, Kafka, Lorca.

Il potere della letteratura gli diede la spinta per poter scrivere, raccontare la sua esperienza. Nel marzo 1953 esce il suo capolavoro, Il sergente nella Neve.
Iniziò una vasta produzione letteraria che lo portò non solo al successo ma anche ad una candidatura al Nobel, oltre alle collaborazioni con molte testate giornalistiche.
La sua presenza divenne forte anche nella stessa società italiana: lottò per la sua terra, l’Altopiano di Asiago, per salvaguardarne l’ambiente  naturale e contrastare l’irrefrenabile corsa del turismo troppo portato al profitto piuttosto che alla preservazione del patrimonio naturale.

Il giovane soldato Mario Rigoni Stern

Divenne un protagonista del suo tempo dotato di grande impegno civile e politico. Si dedicò molto alla sua Italia e alla sua terra, ma rimase sempre con un occhio volto al passato, un passato duro che non deve essere dimenticato e si prodigò per tenerlo sempre vivo.
Ricevette tantissimi importanti riconoscimenti in ambito accademico e nel 2003 venne anche proposto come senatore a vita, ipotesi che lo scrittore rifiutò in modo deciso: «Non abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in Parlamento. Non è il mio posto».

Mario Rigoni Stern era un uomo d’altri tempi, dotato di forti principi morali, qualità molto difficili da trovare al giorno d’oggi. Con umiltà e impegno, si guadagnò un ruolo di grande rispetto nello scenario letterario:

Ci sono alberi grandi e bellissimi che superano gli altri: si chiamano Omero, Tucidide, Virgilio, Dante Boccaccio, Cervantes, Shakespeare, Leopardi. Dove la foresta alpina si dirada e la montagna diventa nuda, lassù cresce l’albero più piccolo della terra: il salice nano. Nella foresta della letteratura io sono un salice nano.

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

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