Maurits Cornelis Escher: l’amore non corrisposto verso la Controcultura

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M.C. Escher

Di fronte alle opere di Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972), difficilmente si rimane indifferenti. Il suo stile inconfondibile, dettato da geometrie psichedeliche e prospettive impossibili, è stato protagonista di un vero e proprio trend negli anni sessanta, teatro della tendenza contro-culturale consacrata al festival di Woodstock. L’utilizzo delle litografie di Escher fu così esasperato da far nascere ciò che molti critici chiamano Eschermania. I suoi lavori arrivarono alla comunità hippie californiana come uno tsunami, così prepotentemente da inondare e trasformare completamente il mercato nella nuova società.

In quegli anni era comune trovare le sue incisioni stampate su francobolli, T-shirt, libri e dischi. Infatti, furono molteplici gli artisti che tramutarono le icone in sigilli che segnavano una tendenza culturale controcorrente. Ma qualcuno si chiese mai quale fosse il parere dell’artista?

L’opera di M.C. Escher non ebbe grande risonanza durante i primi anni della sua carriera artistica. Il boom contro-culturale degli anni 60 lo colse di sorpresa, poiché era abituato alla compagnia e all’apprezzamento  di matematici e fisici come Sir Roger Penrose (il creatore dell’omonimo triangolo). L’amore per i matematici era talmente  corrisposto da aver fatto nascere uno scambio intellettuale proficuo all’interno della comunità scientifica, con tanto di copertina in un numero della rivista Scientific American nel 1961.

Il metodo di Escher risente molto della logica matematica. Le sue lito e xilografie, nonostante sembrino mostrare scene irreali, hanno invece alla base uno sforzo intellettuale molto fine di apprendimento della prospettiva e di tecniche incisorie. I dettagli non sono lasciati al caso, sono definiti in un miscuglio tra il reale e l’onirico, ma sempre con una attenzione metodica alla proporzionalità degli spazi: «la divisione regolare del piano è la più ricca fonte di ispirazione da cui io abbia mai derivato le mie idee ed essa non è in nessun modo inaridita». Questa fissazione fa parte del suo continuo studio della tassellatura: è semplice intuire cosa portava i matematici ad adorare il lavoro dell’olandese.

Ma non furono solo gli intellettuali ad essere stuzzicati dalle stravaganti grafie di Escher. Per una motivazione decisamente diversa, tutta la nuova cultura anti-tradizionale trovò in questi bianco e nero il simbolo della nuova epoca, associando le opere principalmente agli effetti indotti dall’uso di sostanze stupefacenti. All’inizio, egli trovava divertente la proliferazione di magliette con le sue litografie, ma più tardi egli prese le distanze dall’utilizzo  che gli hippie facevano del suo lavoro. Ciò che lo infastidiva maggiormente ne era l’uso improprio, piuttosto che la appropriazione indebita del suo lavoro, tanto da portarlo a creare nel 1968 la Escher Foundation per preservare l’eredità della sua opera. Era fare comune tingere la litografia con tonalità fluo, o appropriarsi di un lavoro illecitamente per usarlo in particolare come copertina di CD di Rock Band. Il caso più conosciuto è il CD non ufficiale dei Pink Floyd On the Run, con impressa la litografia Relatività.

Inoltre, se riceveva richieste inerenti alle sue opere da parte di artisti, nonostante gli venisse offerto un proficuo compenso, egli rifiutava categoricamente. È il caso emblematico di Mick Jagger, frontman dei Rolling Stones, il quale con un «Ciao Maurits» chiese la sua  disponibilità a disegnare la copertina di Let it Bleed. L’artista olandese intonò seccato:

Non posso assolutamente accettare ulteriori incarichi o perdere tempo per la pubblicità.

A proposito, prego di dire al signor Jagger che non sono Maurits per lui ma

Cordialmente,

M.C. Escher

Oggigiorno, il mito delle prospettive di Escher è ancora in vita in tutte le arti: ad esempio, il Labyrinth (1986) con David Bowie è chiaramente una dedica alle scale di Relatività. Caparezza menziona l’incisore in Fai da tela: «da Escher non si esce», sottolineando l’effetto infinito che traspare dalle sue opere. La vita artistica in fondo è ancora permeata dalla controcultura anni 60 e da Escher, nonostante egli non volesse. È proprio grazie a questa rete che egli è riuscito a farsi conoscere a pieno.

L’artista era diviso in questi due mondi, ma preferiva di gran lunga la formalità del mondo intellettuale e matematico. Questo però non va ad escludere il fatto che egli è stato un grandioso artista proprio perché è riuscito ad intrigare sia persone comuni, che intellettuali scientifici. Egli ha rappresentato il golfo in cui i due mari, l’uno artistico e l’altro più scientifico, si potevano unire.

Pink Floys, “On the Run” e “Relatività”

All’artista bisogna riconoscergli di aver messo d’accordo proprio tutti: «dai matematici ai semplici curiosi, dai trasgressivi agli eccentrici, fino ai critici che vedono nell’opera di Escher un caso pressoché unico della creatività umana», come direbbe il grande studioso dell’artista Marco Bussagli. Inoltre, nel momento in cui due stili musicali antitetici, rappresentati da Mina e dai Pink Floyd, sono stati attratti dai giochi ottici di Escher, è il caso di dire che l’artista è riuscito a fare un ottimo lavoro: è riuscito a raggiungere proprio tutti.

Elisa Tiboni per MifacciodiCultura

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