Bel Paese di nome. E di fatto? – La cultura che non è mai stata una priorità

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Cambiano i Ministri, i governi, le alleanze, non senza difficoltà nel nostro Bel Paese, eppure a non cambiare mai è la situazione culturale. Tra nuove proposte e critiche dall’opposizione, tutto tace, come sempre, sul settore cultura. Perché da fattore potenzialmente trainante del nostro Paese, che in tempi ormai troppo remoti ci ha visti su un ipotetico podio del mondo, la cultura non è mai diventata una priorità. Accantonata e maltrattata è sempre stata rilegata in fondo ad ogni programma politico, toccata con superficialità senza l’interesse da parte di alcuno. Ogni tanto appare qualche appello disperato, da parte degli intellettuali più noti all’opinione pubblica, volto a smuovere le coscienze, ma viene presto dimenticato senza essere accolto.

Il nuovo Ministro Alberto Bonisoli

Così con la fine dei quattro anni di carica di Franceschini e il suo bilancio finale del lavoro al MiBACT, ci eravamo chiesti chissà adesso cosa accadrà, chi prenderà il suo posto e cosa farà. Tralasciando l’epopea per la formazione del nuovo governo, ci interessa soffermarci ancora una volta sulla grande assente durante la discussione sulla politica del governo: la cultura. Nella travagliata elaborazione del Contratto di governo tra Lega e M5s, il punto 6 è stato dedicato alla cultura ma quello che si legge nel paragrafo ci fa sorridere e piangere allo stesso tempo. Quello che hanno elaborato è quello che già conosciamo, nulla di nuovo: “nonostante un patrimonio che ci identifica nel mondo l’Italia non sfrutta a pieno le sue risorse”. Viene poi sottolineato un principio chiaro che “la cultura è un motore di crescita e certamente non un costo inutile”.

Tutto corretto, certamente, ma in un programma di governo non dovrebbero esserci delle proposte? Delle riforme? Ritengono necessario prevedere una riforma ma non dicono quale.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini al giuramento al Quirinale

L’unica cosa certa è il nuovo Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli ed il suo curriculum che lo vede a capo della Nuova accademia di Belle Arti di Milano (Naba). Un manager della formazione interessato al design e alla moda, e alla valorizzazione del Made in Italy. Almeno questo è quello che ci si aspetta da lui, viste le recenti dichiarazioni: «il petrolio italiano è il Made in Italy. Se il Made in Italy fosse un brand, sarebbe il terzo al mondo: il nostro turismo, i beni culturali, le eccellenze agroalimentari meritano una classe politica che abbia la volontà di valorizzarli e proteggerli».

Bonisoli ha già visitato sia Pompei che gli Uffizi. Il suo approccio appare molto cauto, non sembra che l’ondata proclamata di “cambiamento” tocchi quanto fatto finora dal ministro Franceschini. Le mancate proposte ci fanno immaginare che si voglia proseguire sul sentiero già tracciato, sperando che venga perfezionato e migliorato sempre più, perché il sistema riformato e modernizzato da Dario Franceschini ha cominciato a crescere, tornando a livelli pre-crisi, ma non basta certamente per lo sviluppo del nostro Paese.

Franceschini fa gli scatoloni e lascia la sua carica

Le uniche parole che il nuovo Ministro si è lasciato scappare ai telecronisti durante queste primissime apparizioni pubbliche riguardano la necessità di più soldi da destinare alle attività culturali, e da buon manager un migliore controllo della spesa pubblica, con una pianificazione più attenta e delle verifiche rispetto al passato. Tutto tace sull’importanza a partire dalla scuola della cultura e dell’arte, per formare cittadini consapevoli e sensibili al tema, visti soprattutto i recenti tagli del tutto inaccettabili. Tutto tace anche su nuove assunzioni, su un necessario inserimento di figure competenti nel settore con un decisivo stop nei confronti dello sfruttamento nei confronti dei lavoratori che viene spacciato spesso per volontariato.

E allora poiché il Ministro Bonisoli ha dichiarato di voler dare priorità all’ascolto, per poter attuare dei cambiamenti, noi speriamo davvero che venga dato ascolto e priorità ad un settore sensibile e determinante per l’economia del nostro Bel Paese. Ci speriamo, ancora una volta.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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