Bullismo e cyberbullismo: tra leggi e interventi per tutelare i ragazzi

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Pochi giorni fa si è tenuto a Roma, presso la Camera dei Deputati, il convegno organizzato da Anp (Associazione nazionale presidi) dal titolo: Bullismo e Cyberbullismo anche alla luce della nuova riforma di cui alla l. 71/2017.

I dati emersi in merito al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, secondo l’Istat, sono piuttosto scoraggianti: oltre il 50% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito atti offensivi (verbali o fisici) da parte dei compagni; di questi, il 10% confessa che si tratta di atti ripetuti settimanalmente. Un dato rilevante è che oggetto di bullismo oggi sono più le ragazze dei ragazzi. Ancora più sconcertanti sono i dati forniti dall’associazione Telefono Azzurro: l’81% dei genitori minimizza il problema, il 49% dei professori non sa rendere consapevoli i genitori e il 20% presenta difficoltà nel comprendere la gravità del fenomeno; infine l’ultimo dato inquietante riguarda le vittime: il 10% ha pensato almeno una volta al suicidio.

Ciò che emerge, dunque, è che i ragazzi non siano affatto pronti ad affrontare tali fenomeni di violenza e che genitori ed insegnanti lo siano ancora meno. Per questo motivo il legislatore è intervenuto di recente al fine di contrastare il cyberbullismo con la l. 71/2017 allo scopo di dotare gli operatori del sistema scolastico oltre che le famiglie degli strumenti idonei a contrastare questa epidemia sociale che colpisce sempre più giovani, soprattutto le ragazze. La definizione di cyberbullismo che viene data dalla legge è “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo“.

La l. 71/2017 intende reprimere il fenomeno tutelando ed educando i minori coinvolti, sia come vittime che come aguzzini, facendo sì che l’intervento venga attuato prevalentemente negli istituti scolastici, senza differenziazioni d’età. A tal fine, la legge prevede che in ogni scuola venga individuato un professore referente. Si vuole poi anche rafforzare il rapporto di dialogo tra il preside, rappresentante della scuola, e le famiglie degli studenti, mediante l’obbligo di immediata comunicazione in ipotesi di scoperta di episodi di bullismo o cyberbullismo. Se dovessero esserci sospetti poi verificati, dovranno essere adottati strumenti di assistenza alla vittima e sanzioni rieducative per l’autore del fatto illecito. Anche il Miur gioca un ruolo attivo, predisponendo linee orientative di contrasto, formando il personale scolastico, rimandando poi ad ogni singola scuola per l’attività di sensibilizzazione.

L’azione combinata di prevenzione e repressione ha lo scopo di riuscire, in sinergia, a creare una rete sociale di protezione che consenta alla vittima di trovare aiuto e al “carnefice” di essere punito ma anche di comprendere la gravità del proprio errore.

Bullismo e cyberbullismoCi si chiede, però, se tutto ciò sarà sufficiente per contrastare bullismo e cyberbullismo. Indubbiamente agire direttamente all’interno della scuola e avendo un contatto diretto con famiglie può consentire di controllare più facilmente le situazioni a rischio, ma l’avvento di Internet crea delle zone franche, dove nessun soggetto, né insegnante né genitore, può arrivare e dove la vittima si trova completamente sola. Internet è lo strumento che consente al bullo di raggiungere facilmente – e rimanendo impunito – la propria vittima, evitando ogni forma di controllo. Non è, però, nemmeno pensabile che si limiti l’uso di computer o cellulari a giovani adolescenti. Si dovrà quindi lavorare molto sulla formazione dei giovani, insegnando loro come difendersi anche quando un adulto non può intervenire, come utilizzare gli strumenti in proprio possesso nella maniera più adeguata. L’attività di contrasto deve giocarsi anche in relazione alle Forze dell’Ordine che, più attivamente, devono poter intervenire.

Punto su cui si dovrà insistere con maggiore forza è quello dell’educazione delle ragazze: in una società dove sempre più spesso si parla di femminicidio senza riuscire a fare nulla per contrastare realmente tale fenomeno in crescita, non è accettabile che il bullismo venga indirizzato sempre più spesso e con maggior violenza verso le ragazze. Il rischio è che il soggetto femminile si abitui fin dalla tenera età a sentirsi oggetto di scherno e di violenza, e che si trovi sola a combattere la cattiveria maschile senza avere alcuna possibilità di ribellarsi. Non è auspicabile che si permetta a delle bambine di trasformarsi in adulte deboli perché non si è riusciti ad insegnare a trovare gli strumenti per difendersi dal bullismo.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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