Credere nelle proprie capacità lottando contro pregiudizi e discriminazioni: Mary Cassatt

0 946
Autoritratto, 1880

Il 22 maggio del 1844 nasceva nella contea di Allegheny in Pennsylvania Mary Stevenson Cassatt. Proveniente da una famiglia benestante ebbe la possibilità sin da bambina di condurre una vita fuori dagli schemi. I suoi genitori considerarono i viaggi un elemento fondamentale per la formazione dei figli; fu così che, trascorrendo cinque anni nelle maggiori città europee, l’artista ebbe la possibilità di entrare in contatto con la cultura artistica predominante dell’epoca. Il suo primo incontro con gli artisti francesi avvenne con ogni probabilità nel 1855 all’Esposizione Universale di Parigi. Qui poté ammirare dal vero le opere di Dominique Ingres, Eugène Delacroix, Camille Corot, Gustave Courbet e dei più giovani Camille Pissarro ed Edgar Degas. Importantissimo per la sua carriera il legame che instaurò negli anni successivi con quest’ultimo.

Mary Cassatt fu una delle poche donne del tempo a vedere riconosciuto il suo lavoro artistico. Negli stessi anni emerse in Francia la figura della pressoché coetanea Berthe Morisot. Entrambe si scontrarono con i pregiudizi culturali e lottarono per emergere da una società sessista, dove essere donna significava essere, senza possibilità di obiezione, inferiore. Il genio creativo era indiscutibilmente appartenete al genere maschile. Tematica ad oggi ancora molto scottante; sebbene la situazione si sia fortunatamente evoluta e modificata, le disparità di genere sono ancora fortemente presenti in ambiti socio-economici-culturali.

Louise allatta la sua bambina,1898

La statunitense, dopo aver intrapreso i primi studi a Filadelfia presso Academy of the Fine Arts, ostacolata anche dalla famiglia nella decisione di percorrere la carriera artistica, si trasferì nel 1866 a Parigi, contro il volere del padre. Fu condizionata nella scelta dal suo spirito femminista e coraggioso che gli impedì di sopportare ulteriormente i lenti studi accademici basati sul rapporto impari rivolto dagli insegnanti al sesso debole. Giunta in Francia, dove la situazione culturale ufficiale non era del tutto differente da quella di provenienza, fu costretta a prendere lezioni private, non potendo iscriversi ai corsi accademici. Il suo primo maestro fu Jean-Léon Gérôme (1824 – 1904). Il Louvre in quegli anni fu il luogo privilegiato dalle artiste donne per incontrarsi, in quanto non potevano frequentare la vita bohémien dei Caffè parigini. L’attento studio e il minuzioso lavoro di copista praticato nel Museo si riscontra in molti dei suoi lavori. La Cassatt si servì frequentemente di modelli per le sue composizioni, spesso ispirate alla tipologia di madonna con bambino rinascimentale.

Importante fu l’incontro con Edgar Degas (1834 – 1917), grazie a lui entrò in contatto nel 1877 con gli impressionisti; espose con loro nel 1879. Sebbene condivise gli ideali e si trovò a proprio agio con gli artisti di tale corrente, ad avere la meglio sulla sua arte fu il rapporto con Degas. L’artista francese pur aderendo alle iniziative del gruppo mantenne sempre vivo un rapporto con la tradizione. Non lavorò mai en plein air e mantenne nel tempo un atteggiamento retorico, credendo nel valore della messa in posa e della rielaborazione in studio dei personaggi rappresentati. La sua fu una sfida ai dettami accademici affrontata dall’interno, sostituendo agli eroi passati personaggi contemporanei.

Summertime,1894

Mary Cassatt seguì questa linea forse in parte a causa della sua condizione femminile, essendo per lei più difficile poter lavorare liberamente in spazi pubblici a differenza degli uomini. Infatti mentre il distacco di Degas nei confronti della tradizione fu più moderato rispetto ai veri e propri impressionisti (come Claude Monet (1840-1926) o Auguste Renoir (1841-1919)) anche e soprattutto per motivi generazionali, in quanto più anziano di una decina d’anni, questa giustificazione non può valere per la Cassatt nata nel 1944. I soggetti da lei raffigurati furono sicuramente influenzati dalla condizione socio-culturale delle donne, come avvenne anche per la Morisot, ma nonostante le limitazioni semi-imposte permise con i suoi lavori l’entrata in scena di temi delicati, che ancora oggi in diversi ambienti risultano come tabù. In molte sue opere rappresentò con fare quasi reportagistico il rapporto tra madri e figli, senza cadere nel sentimentalismo. Emblematico il pastello, tecnica che imparò ed apprese da Degas, Louise allatta la sua bambina; allattare un’azione ad oggi considerata assurda, tanto da vietarla o scatenare controversie in alcuni luoghi pubblici.

Si fece promotrice della prima mostra impressionista tenutasi oltre oceano nel 1886, organizzata dall’imprenditore francese Paul Durand-Ruel. Su suo consiglio un’amica statunitense Louisine Elder in quegli anni iniziò a collezionare capolavori impressionisti. Ad oggi la gran parte di opere del genere di proprietà del MET di New York proviene da tale collezione privata da lei incentivata.

Raccogliendo frutta, 1893

Importante fu per il suo stile l’incontro con l’arte giapponese. Ciò si rispecchiò in particolare nelle produzione di stampe. Suggestione quella nipponica che si riscontra ad esempio nel dipinto (scelto come copertina d’articolo) Bambina su poltrona blu del 1878, nel quale i tessuti che decorano l’intimo spazio riportano segni distintivi di tale arte. Il suo impegno femminista fu condotto anche con atti più espliciti nell’intendo di raggiungere un pubblico più amplio. Partecipò nel 1893 alla realizzazione di un murale raffigurante le donne moderne per l’esposizione colombiana a Chicago. Nel 1904 ottenne della Repubblica francese il titolo di Cavaliere della legion d’onore; fu la prima artista donna ad ottenere tale onorificenza. Mary morì il 14 giugno del 1926 in terra francese.

Per un’idea più approfondita sul tema ed un’analisi più chiara riguardo la mancata riconoscenza sofferta dalle artiste, consiglio il pamphlet, pubblicato per la prima volta nel 1971, scritto dalla storica dell’arte Linda Nochlin: Perché non ci sono state grandi artiste?. Perché l’oggettività è sempre influenzata dal pensiero socio-culturale predominante. Perché lo sguardo che osserva è sempre coincidente con un preciso punto prospettico, che non è mai l’unico possibile.

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.