Carlo Cattaneo e “Il Politecnico”: verso la «prosperità e cultura sociale»

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Ricordare Carlo Cattaneo significa ricordare una persona che con le proprie azioni ha fatto gli interessi degli italiani in molteplici ambiti. Per questo è difficile dire con giusto inquadramento chi fosse Carlo Cattaneo. Carlo Cattaneo – nato a Milano il 15 giugno 1801 e scomparso il 16 febbraio 1869 – fu un uomo tra i fondatori dell’Italia, un uomo che seppe far sentire la propria voce e la propria storica presenza nell’Italia del Risorgimento.

Carlo Cattaneo e "Il Politecnico": verso la «prosperità e cultura sociale»

Fu tanto un pensatore quanto un uomo d’azione, studiò la nostra penisola sotto il punto di vista economico, sociale, dell’istruzione. Il suo pensiero politico, accanto a quello mazziniano ma per altra strada, passò alla storia per la sua percezione d’Italia in una federazione indipendente. Un’Italia che secondo lui poteva progredire – e doveva farlo – attraverso un progresso scientifico, attuato costantemente e con convinzione per migliorare le sorti del nostro Paese. Una forte e ferma impronta, dunque, positivista e una piena fiducia nell’avanzamento della popolazione, sia sotto l’aspetto professionale e materiale sia sotto l’aspetto morale e culturale. Scienza, tecnica, istruzione e cultura sono gli ingredienti affinché un popolo possa ottenere e mantenere la propria libertà e indipendenza. Per raggiungere tale scopo, le masse dei gran lavoratori andavano educate ed era necessario un assottigliamento della distanza tra classe sociale abbiente e classe sociale economicamente subalterna.

Queste convinzioni e valori custoditi nella persona di Carlo Cattaneo, lo resero un leader nelle vicende delle Cinque Giornate milanesi e lo videro accanto a Garibaldi nella sola speranza di poter dar vita alla sua idea federalista. Ma se le operazioni sul campo di battaglia non diedero il risultato agognato dal “lumbard”, il suo nome è riuscito a restar legato a un’iniziativa di gran successo, un faro di luce nell’Italia dell’Ottocento per intellettuali e popolo tutto: la rivista Il Politecnico – Repertorio mensile di studj applicati alla prosperità e cultura sociale. Tale rivista mensile venne fondata nella città di Milano nell’anno 1839 dallo stesso Cattaneo, che tenne la direzione delle sue pagine fino al 1844. Aggiornamento tecnico, scrigno di vari saperi cultural-scientifici, che abbracciavano ogni nozione dello scibile, dalla chimica alla fisica, dalla linguistica alla storia alla sociologia ed economia. Nessun limite alla conoscenza, così come nessun limite alla volontà di informazione degli italiani.

Sotto un titolo che ad alcuno sembrerà per avventura ambizioso, noi divisiamo annunciare la più modesta delle intenzioni, quella cioè di appianare ai nostri concittadini con una raccolta periodica la più pronta cognizione di quella parte di vero che dalle ardue regioni della Scienza può facilmente condursi a fecondare il campo della Pratica, e crescere sussidio e conforto alla prosperità comune e alla convivenza civile. […] Possa il Politecnico arrecare qualche eccitamento e qualche utile consiglio ad una generazione intraprendente, da cui lo Stato sembra potersi attendere nuovi incrementi di opulenza e di splendore.

Carlo Cattaneo e "Il Politecnico": verso la «prosperità e cultura sociale»Perché, secondo Cattaneo, il più grave e difficilmente arginabile ostacolo verso una da lui definita «popolarità» delle scienze è insito in nella quasi inevitabile tendenza dei saperi a diramarsi, specializzarsi in ambiti e sotto-ambiti che moltiplicano i campi della conoscenza. Sempre nuovi rami, sempre nuove sperimentazioni. E bisogna quindi fare in modo di tenere il passo e possedere il controllo della divulgazione di questo sapere. Al popolo servono «riassunti», affinché tutti possano comprendere, fare tesoro e prezioso uso dello studio degli addetti ai settori specialistici.

Usare, insomma, la cultura, coltivarla, diffonderla e metterla nel mondo.

Un messaggio che sembrava alquanto ambizioso in un’Italia preunitaria, ma che non suona anacronistico forse neanche oggigiorno. Forse al giorno d’oggi un reale problema è la qualità delle «riviste» (o quotidiani) che ci diffondono il sapere, spesso poco spinte da ideali puri come quelli di Carlo Cattaneo. Il Politecnico voleva veicolare spinte d’intraprendenza, e dare libertà e indipendenza, così, al popolo italiano. Ora il popolo italiano rischia invece di sentirsi libero proprio perché non sottoposto all’indottrinamento di fogli che gli impongono noiose nozioni. Un triste ribaltamento di prospettiva, in poche parole.

Ma ecco che allora si ritorna sempre alla summa del percorso di vita: è la cultura a rendere liberi, è l’istruzione, l’informazione che spingono all’indipendenza. E se non riusciamo a redimerci come popolo, iniziamo almeno a farlo personalmente. Cominciando con il coltivare noi stessi.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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