“Una Questione Privata”: Milton nel paradiso perduto della Resistenza

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Una Questione Privata, ultimo film scritto e diretto da Paolo Taviani insieme al fratello Vittorio, recentemente scomparso, e uscito nelle sale italiane nell’ottobre del 2017, dopo aver girato il mondo attraverso i vari festival, è uscito pochi giorni fa in Francia, dove è stato molto apprezzato da pubblico e critica. Ma non solo: Amazon ha acquistato i diritti di distribuzione in streaming del film, che arriverà quindi anche in Grand Bretagna, Nord America e India, a riprova di come il cinema italiano abbia ancora molto da dire e di come sia tutt’oggi riconosciuto come qualitativo a livello internazionale.

Una Questione privata è tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio del 1963, racconto sulla Resistenza durante la seconda guerra mondiale e storia, oggi come allora, ancora necessaria.

Il film dei Fratelli Taviani mette sul grande schermo la storia di Milton (qui interpretato da Luca Marinelli), partigiano militante nelle formazioni badogliane e innamorato di Fulvia. Sullo sfondo della guerra di resistenza nelle Langhe, questa storia combina lo sconvolgimento degli eventi politici e sociali alla poesia, alla ricerca di se stessi, al dolore cantato come in un poema epico. Una visione artistica cara ai fratelli Taviani che hanno aggiunto il proprio tocco personale alla storia. Del resto, aspettarsi una trasposizione completamente fedele è utopico, soprattutto per un romanzo come quello di Fenoglio che non rinunciava, nelle sue pagine, al realismo delle vite di montagna. I Taviani invece pongono l’accento sul lato cavalleresco del romanzo, su quella che Calvino definì “la follia amorosa dell’Orlando Furioso”, riuscendo a preservare la tensione e i sali e scendi del ritmo e rendendo la pellicola godibile. Una scelta che rende i toni, a volte, un po’ troppo melodrammatici, teatrali, proprio come se fossimo davvero nell’opera di Ariosto.

Milton, più che essere un cantore dei sentimenti urlati, prende il proprio nome dallo scrittore de Il paradiso perduto, espediente che rappresenta bene il tipo di dissidio interiore che sconvolge la sua vita. Del resto, come disse una volta William Blake a proposito del celebre poeta inglese, «il motivo per cui Milton scrisse in catene degli angeli e di Dio, e in libertà dei diavoli e dell’Inferno, è perché egli era un vero Poeta e stava dalla parte del diavolo senza saperlo». Questa interpretazione rappresenta alla perfezione lo stato d’animo che pervade il romanzo ed anche il film.

Marinelli corre senza fermarsi, corre (a volte, anche un po’ troppo) trascinandosi e colto alla sprovvista da incidenti sentimentali ma soprattutto dagli imprevisti dovuti alla guerra, lasciandoci con un finale amaro che già fece discutere molto ai tempi del libro ma che nel film resta uno dei momenti più riusciti (la critica lo ritenne un romanzo incompiuto, soprattutto a causa della morte precoce di Fenoglio, scomparso poco tempo prima della sua pubblicazione). Inoltre, il film ha il pregio di avere una narrazione diretta. Tutto ciò dona una certa vitalità al film, una passione di fondo che permette di soprassedere su quei pochi “difetti” della pellicola: più che nei, sono visioni personali dei Taviani che ad alcuni potrebbero piacere, ad altri no, come la scelta di renderlo un film “scomposto”. Il modo in cui la vitalità dell’animo in preda all’amore di Milton e questo spezzettare il film si intrecciano, è una chiara metafora di cosa la lotta al fascismo ha rappresentato.

Una Questione Privata è un film ambientato nel passato ma questo non lo rende un film vecchio: nonostante conservi molto del passato nel modo di fare cinema, la cosa importante è scoprire nuovi spunti di riflessione, nuovi messaggi, una nuova morale che può essere attualizzata e ha ancora molto da dirci, soprattutto in questi tempi.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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