“Heidi”, dalle caprette ai caproni della TV-spazzatura: l’ultimo brillante romanzo di Francesco Muzzopappa

0 208
Francesco Muzzopappa

È un pezzo che ho un’idea per un format televisivo, che in realtà potrebbe avere una duplice veste, e che nella prima versione si intitola Il Boss dei Funerali. Nell’altro caso, in modo meno altisonante, semplicemente 4 Funerali, ed è articolato sotto forma di sfida tra 4, appunto, cerimonie funebri: quattro persone devono seppellire un loro congiunto, non inferiore al secondo grado di parentela; tutti assistono alla cerimonia dei rivali, e danno voti in determinate categorie: bara, addobbo floreale, epigrafe, cerimonia funebre ed elogio, tomba. Nella versione per i mercati anglosassoni, si aggiunge la categoria rinfresco; nelle puntate speciali si potrebbe aggiungere una categoria bonus come “svenimenti e malori”, o qualcosa del genere. Un tanto, valga come deposito dell’idea che rivendico come mia: nella circostanza, colgo l’occasione per ringraziare Francesco Muzzopappa, che col suo romanzo in uscita per Fazi Editore, Heidi, mi ha dato lo stimolo per mettere su carta questa idea e tentare la svolta.

Va detto, peraltro, che di spunti in Heidi se ne trovano a bizzeffe, a manciate, a volontà: complice una capacità affabulatoria non comune, una proprietà/varietà lessicale di livello semi-enciclopedico, un evidente bagaglio culturale sui tempi della comicità che risente – supponiamo – di letture di pregio. Troverete, temiamo, definizioni di questo come di un libro comico. Non lo è. Heidi è un libro umoristico, e della più bella tradizione: contestualizzato ed attualizzato, Muzzopappa scrive con la sicurezza e l’eleganza di un Jerome o di un Twain, sotto la cifra distintiva dell’ironia e della bella scrittura.

La copertina di “Heidi”, Fazi Editore

«Un padre, una figlia e programmi televisivi deliranti»: e non solo, perché c’è anche un aspirante fidanzato della protagonista Chiara, aspirante medico anche, che assiste il signor Massimo Lombroso, ex giornalista famoso e famigerato – quel che si dice una penna al vetriolo, persona di cultura, soprattutto letteraria, smisurata e dispersa come lacrime nella pioggia. Perché il protagonista maschile della storia è malato di Alzheimer: e la storia ruota intorno ad una Bridget Jones nostrana, attorno alla quale orbitano tutta una serie di personaggi accessori che richiamano di volta in volta Il diavolo veste Prada o il Milanese Imbruttito della più bella (bella?) iconografia, che di lavoro fa provini per programmi televisivi sullo stile, appunto, sfida-reality, e a tratti ricorda una specie Malaussène al femminile. Il materiale umano che si presenta ai provini deriva alternativamente dalla fossa dei serpenti o dai freaks: e tra questi ultimi, nonché tra un capo alla perenne ed aggressiva ricerca della genialata acchiappa-share (molestatore, anche!), tra la richiesta di passare ad inventare nuovi format sempre più deliranti, tra un padre malato di Alzheimer e un possibile nuovo, grande amore si dipanano le pagine di Heidi. Qualcosa di Hornby, una spruzzata di Palahniuk, un po’ di Lemmon/Matthau: Muzzopappa è acuto nell’indagare sullo sforzo emotivo che ci costano le nostre frettolose esistenze e quando lo fa si lancia anche in costruzioni allitterate, imperfetta, incostante, indecisa con le quali la protagonista si autoflagella.

Un precedente romanzo di Muzzopappa, dente per dente

Ma sia chiaro, i riferimenti di cui sopra sono proposti per fornire una sorta di coordinate per orientare l’aspirante lettore di questo Heidi, che evoca precedenti illustri, soprattutto nel genere della commedia brillante (a proposito, come ci stupiremmo se non ne venisse tratta una pellicola cinematografica): ma Heidi è opera a sé stante e matura, e se pur è vero che si ride, letteralmente (il sottoscritto, almeno, ha riso, e parecchio), è anche vero che l’altra matrice distintiva è la malinconia, nella più compiuta tradizione dell’umorismo. Insomma, con Heidi si piange, anche (almeno, il sottoscritto ha avuto a più riprese gli occhi umidi), e si riflette: sulla fragilità delle nostre personalità, sulle priorità sociali, sull’accettazione di sé, sulle fagocitanti personalità familiari, sulla caducità del tutto. A farlo, ci potrebbe aiutare:

Robocomio, l’automa con tendenze maniaco-depressive. È la nuova frontiera della tecnologia moderna: dopo aver lavorato per anni su robot perfetti che potessero sostituirsi agli umani, gli scienziati hanno creato un automa in grado di replicare persino le patologie dell’uomo. Robocomio si sente spiato, seguito, vittima di complotti e ha una grave tendenza all’alcolismo, problema che però diverte da anni le platee televisive di tutto il mondo e che finalmente potrebbe sbarcare in prima serata davanti al pubblico italiano. Perfetto anche questo per Tú sí que vales.

Non solo romanzi, anche sceneggiature per i comics Scottecs

Heidi per molti versi è come un panettone che abbia fatto 3 o 4 volte il giro ai distributori di uvetta e canditi (slurp): c’è Liszt e i Take That, riferimenti continui ai grandi della letteratura (perché il signor Maurizio dimentica il nome della figlia, ma non Dostoevskij, e nemmeno il cane di Byron). E c’è Heidi, naturalmente: proprio quella Heidi, compresi Peter, Nebbia e personaggi assortiti. È, ovviamente, un fil rouge, Heidi, che lega in una perfetta circolarità tutta la trama del romanzo; la sua natura precisa non va spoilerata, ma in questo senso ci urge una piccola anticipazione, per spiegare ulteriormente che c’è anche molta critica, in Muzzopappa, che il suo è un ridendo castigat mores che si modula tra il ridendo ed il castigat: si ride della surrealtà del ristorante con i piatti del menù identificati da nomi di protagonisti di telefilm e soap opera (confesso, l’idea di mangiare Ridge Forrester non mi dispiacerebbe: molto catartico, very antropologico), ma si ride amaro quando vediamo che i migliori format, quelli più innovativi e dalle previsioni di share assolutamente brillanti sono opera dei processi di pensiero di un malato di Alzheimer. Del resto, a chi non è mai venuto  il dubbio che i palinsesti ed i format siano frutto di menti a. b. normal, parti di sociopatici graziati dalla Legge Basaglia? Un periodo di due anni senza televisione rientra tra i periodi migliori della mia vita: Heidi non potrebbe che essere d’accordo con me.

Ci si vede presto a 4 Funerali, comunque.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.