Ernesto Che Guevara: non c’è (e forse mai ci sarà) un altro Che

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«Se ci fosse Ernesto, lui saprebbe cosa fare, ma non c’è un altro Che» cantava Pino Daniele nella sua Isola grande nel 2004. Già allora erano passati 37 anni dalla scomparsa di Ernesto Che Guevara, icona della sinistra internazionale e figura di spicco del Novecento, noto in tutto il mondo come el Che.

Che Guevara, nato il 14 giugno 1928 a Rosario in Argentina, fu un rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medico, noto per aver portato a compimento, insieme al compagno Fidel Castro, la rivoluzione cubana. Guevara trascorse la sua infanzia argentina fra la scuola, la passione per la letteratura e i gravi attacchi d’asma che lo accompagnarono per tutta la vita. Dopo essersi inizialmente iscritto alla facoltà di ingegneria, el Che virò su medicina, sognando di diventare un famoso ricercatore.

Nel 1950 partì per un lungo viaggio on the road fra i monti e le selve sudamericane con la sua motocicletta. I chilometri macinati sulle due ruote vennero narrati in un diario personale, dal quale fu tratto il film I diari della motocicletta del 2004 e corrisposero per il giovane Ernesto a un viaggio di maturità e crescita personale. Nel suo viaggio il Che, influenzato dalle letture marxiste, vide coi suoi occhi l’immensa povertà dei campesinos del Sudamerica e iniziò a sognare la Rivoluzione e “un’ilbero-america” unita e libera.

Tornato in Argentina, Che Guevara riprese a studiare febbrilmente, conseguendo la laurea nel 1953 mentre pianificava nuovi viaggi. La sua prima tappa fu il Guatemala dove il Che consolidò le sue posizioni socialiste e anti-americane dipingendo gli Stati Uniti come una forza imperialista, sfruttatrice e capitalista.

Giunto a Cuba conobbe i fratelli Castro e Camilo Cienfuegos con i quali fece diventare realtà il sogno utopistico della rivoluzione. In questi anni Guevara lavora come cronista, medico, insegnante e speaker per la radio clandestina Radio Rebelde. La lotta rivoluzionaria fu portata a termine con successo e, instaurato il nuovo governo con Fidel Castro, Che divenne il suo Ministro dell’Industria e dell’Economia.

Che Guevara interruppe la sua esperienza da ministro per dare sfogo alla sua volontà internazionalista di esportare la rivoluzione. «Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta» affermava. Nel giro di pochi anni visitò una ventina di paesi da lui ritenuti oppressi dal capitalismo fra Africa e Asia, proponendosi come un modello per le masse popolari aderenti al socialismo e al comunismo di tutto il mondo.

La sua immagine, diffusa dal celebre scatto del Guerrillero Heroico di Alberto Korda divenne il simbolo dell’effervescente sinistra degli anni Sessanta; simbolo talvolta stra usato fino all’abuso.

La vita di Ernesto finì lottando. Il 9 ottobre 1967 mentre si trovava in Bolivia per sostenere i movimenti guerriglieri rivoluzionari, fu braccato da un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano (supportato da agenti speciali della CIA) ucciso, mutilato ed esposto a Vallegrande. Morì nella maniera più eroica in cui potesse morire un impavido combattente per la libertà e questo lo portò ad essere idolatrato con forme di vero culto in molte zone del Sud America.

Il suo cadavere, dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande, fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel mausoleo di Santa Clara di Cuba, dove ancora oggi riposa.

Al di là degli abusi commerciali e capitalisti della sua figura e della sua icona, Ernesto Che Guevara rimane un mito della sinistra militante e non; el Che, l’eroe del Hasta la victoria siempre e i suoi ideali vivranno sempre nei pensieri e nell’animo dei rebeldes di tutto il mondo.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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