Attilio Bertolucci, un nome illustre della poesia italiana

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Attilio Bertolucci, un nome illustre della poesia italianaCapita che nella cultura italiana, dalla c maiuscola appunto, regni lo slogan: un nome, una garanzia. Questo accade quando siamo in presenza di personalità illustri  delle quali basta solo il loro cognome per affermarne la grandezza. In questo caso facciamo riferimento alla famiglia Bertolucci. Attilio Bertolucci, uno dei più noti poeti italiani del secolo scorso, è nato il 18 novembre del 1911, a San Prospero, nei pressi di Parma. A mantenere alto il suo nome certamente sono stati i suoi due figli, entrambi affermati registi del nostro cinema d’autore, Bernardo (The dreamers, Ultimo tango a Parigi, L’ultimo imperatore) e Giuseppe (Segreti segreti, Troppo sole).

Attilio Bertolucci sin da giovanissimo si fece notare nel panorama intellettuale del suo tempo, dal momento in cui, ad esempio Giorgio Bassani (autore de Il giardino dei Finzi-Contini) frequentò la facoltà di Lettere con lui e il grande critico d’arte Roberto Longhi tenne lezioni presso l’Università degli Studi di Bologna, dove il nostro poeta si trasferì, dopo aver abbandonato gli studi giuridici a Parma. Ma è stato grazie all’aiuto di Cesare Zavattini (l’ altra metà artistica di Vittorio De Sica) che Attilio riuscì a introdursi nel mondo dell’editoria diventando poi  caporedattore della Gazzetta di Parma; così al giovane poeta viene data la possibilità di avviarsi alla pubblicazione.

La prima raccolta di poesie edita risale, infatti, al 1929, dal titolo Serio. Ma cinque anni più tardi Bertolucci ottenne molto più successo per la raccolta Fuochi di novembre, la cui bellezza fu riconosciuta ed elogiata da Eugenio Montale e da Vittorio Sereni, che divennero presto suoi amici fidati, oltre che suoi estimatori, come anche Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia, insieme al quale diresse la rivista culturale Nuovi Argomenti, proprio dopo la morte di Pasolini nel 1975.

Attilio Bertolucci, un nome illustre della poesia italiana
La famiglia Bertolucci

Se in una prima fase della sua produzione la sua linea poetica prediletta è quella del simbolismo, in cui subentrano influenze pascoliane e crepuscolari, portandolo ad aderire alla corrente antinovecentista inaugurata da Umberto Saba, in una seconda fase la sua voce diventa più autonoma, come si legge ne La capanna indiana, pubblicata nel 1951. Ma vent’anni dopo si dice che raggiunga l’apice della sua poesia grazie a Viaggio d’inverno, volume in cui fa memoria della fortuna passata di proprietario terriero e in cui afferma lo spaesamento della Roma presente. Questo Io lirico, però, viene decentrato nella forma del romanzo in versi, come è La camera da letto, opera composta tra il 1984 e il 1988, in cui si susseguono i ricordi della vita del protagonista, Attilio stesso. In questa maniera vengono ripercorse le origini parmensi, il matrimonio e la nascita dei figli: l’epica della quotidianità incontra gli eventi della Storia.

Di forte ispirazione per Bertolucci sono stati Virginia Woolf e Marcel Proust, autore sul quale realizzò un documentario monografico per la RAI dal titolo Alla ricerca di Proust, descrivendo l’intreccio tra la sua vita e la sua opera più famosa (Alla ricerca del tempo perduto).

Nella vita privata, Attilio Bertolucci ha avuto la fortuna di essere protagonista di una storia d’amore molto serena e molto affettuosa: conobbe sua moglie Ninetta Giovanardi, a cui rimase legato per tutta la vita, tra i banchi del liceo e a lei trasmise la sua passione per l’arte e la cultura, tanto da farsi aiutare nella scrittura in versi e da contagiare i figli verso l’universo della regia e della sceneggiatura. Infatti, Bernardo e Giuseppe così la dipinsero il giorno della sua morte (19 dicembre 2005): «Te ne sei andata in punta dei piedi così come hai vissuto, dolce, saggia, moglie e madre esemplare». Insomma una vita fedele all’amore e alla cultura quella vissuta nel legame tra Attilio e Ninetta.

Attilio Bertolucci si spense il 14 giugno del 2000 nella sua amata Parma, città dove è sepolto. Sarebbe tenero immaginare che, ricongiungendosi con la sua amata compagna, le abbia dedicato il suo verso «Se il cielo offuscandosi, e poi / schiarendo per un sole più forte, / ci saremo trovati / là dove vita e morte hanno una sosta».

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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