Sandro Penna, sensuale poeta antinovecentista

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Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977) è stato uno dei poeti cosiddetti antinovecentista insieme ad Attilio Bertolucci e Giorgio Caproni, così definito da Pasolini, che così per primo definì se stesso, poiché la sua ricerca era in forte contrasto con la linea dominante degli anni Trenta, quella ermetica.

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Sandro Penna

Il poeta nacque a Perugia il 12 giugno 1906, dove visse fino alla fine degli studi superiori; nel 1929 si trasferì a Roma, dove raggiunse la madre e la sorella e dove trascorse gran parte della sua vita, svolgendo lavori saltuari ma sviluppando il suo interesse per la letteratura. Così, negli anni Trenta entrò in contatto con alcuni importanti intellettuali dell’epoca, tra cui Eugenio Montale, di cui fu amico per molto tempo, e collaborò con prestigiose riviste vicine all’Ermetismo. Nel 1939, grazie all’interessamento di Umberto Saba e Sergio Solmi, pubblicò a Firenze il suo primo libro, Poesie. Durante la guerra fu aiutato dagli amici che gli commissionarono piccoli lavori, come la traduzione di novelle di Mérimée richiesta da Muscetta. Negli anni pubblicò altre raccolte: importante fu l’edizione delle opere complete in Poesie da Garzanti, riuscita anche per intercessione di Pasolini, che lo portarono a vincere nel 1957 il Premio Viareggio, nonostante lo scandalo che suscitava la tematica dell’amore omosessuale, centrale ─­­ se non unico — ­­tema dei suoi testi poetici.

Ciò che infatti è facilmente individuabile è la natura monotematica della sua poesia, un amore fisico e sensuale, non elevato a qualcosa di metafisico, ma celebrato nella sua concretezza. A questo contenuto così scabroso per l’epoca fa da contraltare un linguaggio elegante, che come un abito preziose avvolge un corpo troppo esuberante cercando di ingentilirlo, ma che infine, per contrasto, lo esalta.

Questo filtro linguistico fa comunque trasparire quella che sembra un’angoscia esistenziale: Penna sulla pagina più cerca di condensare la sua ossessione, più questa percorre i suoi versi, denunciando la nevrosi e la frustrazione del suo autore. È questo che fa di lui un poeta pienamente novecentesco, il rifarsi a una poetica delle “piccole cose”, del quotidiano: non c’è nulla di simbolico o ermetico negli amori di Penna.

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Sandro Penna con Pasolini

È nella tradizione “pascoliana” che le sue tematiche così insolite trovano riparo e linfa vitale: è solo così che acquistano dignità letteraria, come ha fatto prima di lui il maestro Saba, primo sostenitore. Non entra nelle sue liriche la dimensione temporale, nemmeno narrativa: fa poesia con le emozioni, con il vissuto che è suo ma può essere di tutti.

Di lui, uno dei suoi maggiori critici, Cesare Garboli, dice anche:

Penna è il solo poeta del Novecento il quale abbia tranquillamente rifiutato, senza dare in escandescenze, la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo.

Cesare Garboli, Penna papers, Garzanti, Milano 1996

 

Penna è sicuramente un poeta atipico rispetto alle linee dominanti della poesia novecentesca, ma ancora di più la sua poesia è astorica, impermeabile a qualsiasi evento sia estraneo alla monomania dell’amore: non c’è confronto dell’autore con la Storia, con la società o con il contesto culturale, c’è solo il quotidiano sentire ed amare di un uomo.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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