Gardini torna con “Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo”

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Lo scrittore e latinista Nicola Gardini torna in libreria per Garzanti con Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo, dopo la pubblicazione di Viva il latino. L’intenzione dell’autore è analizzare alcuni termini latini scelti che hanno contribuito a formare la nostra civiltà.

Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo

Il latino, preso nel suo spessore classicista, ma anche nella sua veste più quotidiana e colloquiale, è un nesso fondamentale col passato che permette allo studioso, o al curioso di affacciarvisi. La lingua latina infatti ha in sé la capacità di dare una definizione “essenziale” di molte immagini che fino alla nostra lingua si sono magnificamente ampliate. Basti pensare ai due termini per indicare il sangue. I latini usano sanguis, sanguinis e crŭŏr, cruoris nella definizione ricorrente per sangue. Per la differenza dei due termini non occorre fare riferimento al senso figurato, altrimenti si rischierebbe di sfumare troppo il significato. Sanguis, sanguinis è propriamente il sangue che circola all’interno del corpo e distinto dal sangue rosso coagulato, fuoriuscito dai vasi sanguigni. In tal caso si deve fare riferimento al termine crŭŏr, cruoris. La differenza di significato è dovuta a una diversa origine linguistica. Sanguis deriva, infatti, da una radice proto-indoeuropea “esr-” o “eshr-“, che significa propriamente sangue. Cruor, invece, deriva da una radice proto-indoeuropea “kreuhz” o “kur-“, col significato di sangue rappreso. Da qui la derivazione del termine neolatino “carne”.

È chiaro dunque che il latino ha in sé i germi della tradizione indoeuropea e della consistente presenza nella nostra civiltà, come il docente di Letteratura Italiana all’Università di Oxford Nicola Gardini ha mostrato con il suo saggio Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo. Il testo infatti è una sorta di “vocabolario minimo”, in cui si toccano vertici filosofici e storici, costituito da dieci parole che rappresentano, secondo lo scrittore, il negativo fotografico della nostra storia, anche nella sua dimensione più attuale, perché il «tempo della civiltà umana è una sincronia che occupa i millenni». [1] Per cui, anche se ci troviamo dall’altra parte del tempo, secondo Gardini, «che ci si occupi di lingua o di materia, le domande di partenza sono le stesse: chi siamo? Come siamo diventati così? […]  Qualunque sapere, anche il più tecnologico, guarda e non può che guardare anzitutto all’indietro». [2]

Nel tentativo storico di osservare i lati linguistici fondamentali che hanno contribuito a formare il nostro sapere sul mondo, l’indagine di Gardini punta a scavalcare la pura etimologia. Essa, infatti, «non basta a rivelarne il senso». Per questo è necessario notare in che modo i significati delle parole si sono evoluti nel tempo tra autori classici e scrittori moderni. Ad esempio, secondo l’autore la parola virtus deriva da vir, maschio.

Nicola Gardini

Tuttavia, la definizione non spiega perché lo stesso termine «venga a significare “sapienza” o “forza morale” e molti altri valori che con la mascolinità non hanno rapporti evidenti». Il ricorso alla dimensione letteraria classica e moderna serve a dare conferma della mutabilità linguistica e di significato delle parole, perché  esso non «è un tutt’uno con la forma del suo primo apparire» [3]. E ancora: la variabilità di ars, «che dà “arte” in italiano e in spagnolo e art in altre lingue» che, a detta di Gardini, non ha «nulla di artistico in principio» [4]. Anzi, inizialmente con il temine ars ci si riferiva alle attività di artigianato. Inoltre in alcuni tempi una sola parola ha potuto avere più significati, come signum.

Secondo lo scrittore, la letteratura rappresenta «un continuum in cui quello che viene prima e quello che viene dopo creano una zona di condivisione e di convergenza, senza che il più tardo rimpiazzi di necessità il precedente» [5]. Anche nella tradizione linguistica italiana la letteratura è stato un serbatoio linguistico fondamentale nel quale è stato possibile rintracciare le evoluzioni non solo di una lingua, ma di una cultura. In questa direzione Gardini offre al lettore un nuovo modo per guardare al passato attraverso l’indagine latina perché in «una parola si osserva un frammento della grande pittura del mondo» [6].

Giorgia Zoino per MIfacciodiCultura

[1] Nicola Gardini, Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo, Garzanti, Milano 2018, p.10
[2] Ibid.
[3] Ibid., p. 11
[4] Ibid.
[5] Ibid., p.12
[6] Ibid., p.15

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