Michail Bachtin e il dialogismo del genere romanzo

0 708

Michail Michajlovič Bachtin (Orel, 17 novembre 1895 – Mosca, 7 marzo 1975) rimase quasi uno sconosciuto in vita e, tuttavia, i suoi studi sul romanzo hanno ad oggi rivoluzionato il mondo della saggistica letteraria e della narratologia, la scienza della narrazione. In particolare, egli introdusse e concettualizzò delle categorie fondamentali per lo studio della prosa romanzesca: il dialogismo e la polifonia.

Il dialogismo è una nozione che si può applicare a qualsiasi enunciato: ogni volta che ci pronunciamo su una determinata questione, ciò che noi diciamo è sempre compenetrato dalla parola altrui perché la nostra parola non può prescindere da tutto ciò che è stato detto su un dato argomento e siamo sempre influenzati dal contesto culturale che determina la nostra visione delle cose. Infine, ogni volta che parliamo, il nostro discorso attende una risposta dall’altro, si apre ad una possibile replica. Per questo ogni nostro enunciato è dialogico.

Per quanto riguarda il romanzo, esso, a differenza dei generi classici come la poesia o l’epopea, è caratterizzato da un grado molto più profondo di dialogismo. È più penetrato dal contesto culturale in cui nasce rispetto alle altre forme letterarie. Infatti, il romanzo, un genere che nasce principalmente con l’affermazione del ceto medio nel corso del Settecento, tende ad includere al suo interno diverse “voci”, diversi personaggi che provengono da ambienti sociali diversi e pertanto stratificano il linguaggio della narrazione arricchendolo di tante sfumature diverse.

Anche il discorso poetico è sociale, ma le forme poetiche riflettono dei processi durevoli, delle tendenze secolari della vita sociale. Invece, il discorso romanzesco reagisce in modo sensibile alle più sottili deviazioni e fluttuazioni dell’atmosfera in cui è immerso. Il romanzo, in altre parole, ha la capacità di riprodurre il discorso sociale della propria epoca, gli avvenimenti storici e il modo in cui vengono percepiti.

All’interno del romanzo stesso, però, Bachtin riconosce diversi gradi di dialogismo e per questo differenzia il romanzo monologico da quello polifonico. Il romanzo di tipo monologico è quello in cui vi è un’unica visione del mondo, quella dell’autore, che sovrasta tutta la composizione, guidando la lettura e proponendo un punto di vista personale che viene presentato al lettore come più autorevole degli altri.

Nel romanzo di tipo polifonico, invece, l’autore riesce a dipingere diverse coscienze, diversi punti di vista, senza sminuirne il valore e senza presentare le idee altrui come degli “oggetti”. In altre parole, nel romanzo polifonico tutti i personaggi sono soggetti a pieno titolo, con una propria personale ideologia che può anche discostarsi da quella dell’autore, ma senza per questo essere messa su un secondo piano. Bachtin vede in Dostoevskji il primo vero promotore di questo tipo di romanzo, in quanto riesce a dipingere i propri eroi come delle coscienze “altre” rispetto a quella dell’autore, indipendenti dalla sua visione del mondo.

Al mondo epico, dove l’azione dei personaggi si inseriva sempre in una determinata visione del mondo e dove la parola assumeva un valore quasi religioso, si sostituisce il romanzo con la sua parola stratificata, con la presenza di voci svariate. Tra queste nessuna possiede una maggiore conoscenza delle cose rispetto alle altre e sono tutte parole incompiute, aperte a un possibile dialogo futuro.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.