“Wanderlust”, la mostra berlinese che celebra il desiderio di viaggiare

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Wanderlust: da Caspar David Friedrich ad Auguste Renoir è il titolo dell’esposizione che fino al 16 settembre si può visitare presso l’Alte Nationalgalerie (Vecchia Galleria Nazionale), il museo di Berlino che raccoglie opere d’arte del XIX secolo. Prestiti di prim’ordine provenienti da musei europei e americani e da collezioni private, oltre ad una significativa selezione di opere provenienti dalla collezione della National Gallery, sono presentati in una mostra comprendente oltre centoventi opere che ripercorre la storia del Romanticismo. 

Gustave Courbet, Bonjour monsieur Courbet, 1854

Ma che cosa significa Wanderlust? Letteralmente voglia (lust) di camminare nella natura: il sostantivo deriva dal verbo wandern, la cui specificità per descrivere questa sola azione spiega da sé la profondità del sentimento tedesco per la natura e lo spirito romantico di un popolo ad essa così intimamente legato. In sociologia invece Wanderlust significa desiderio di viaggiare, di fare dinuove esperienze, vedere nuovi posti e vivere la libertà e l’emozione di essere stranieri. Tolkien infattiscriveva«Not all those who wander are lost»(Non tutti quelli che vagano sono persi) e mai frase può essere più calzante per spiegare lo spirito di questa mostra. Ci sono qualità uniche del vagabondo o del sognatore che hanno un posto speciale nel mondo: sono quelli che scoprono l’unico, il nuovo e quello che alla maggior parte delle persone passa inosservato. 

I romantici tedeschi scrivevano Tempesta (Sturm) e Furia (Drang), ma anche quiete agognata o silenzio, come nella VI Sinfonia di Beethoven o nei versi di Hölderlin. Il desiderio di scoperta di scenari incontaminati divenne anche nella pittura un must che dalla Germania contagiò molte altre nazioni, infatti le opere esposte a Berlino sono tutte di area mitteleuropea e nordica, fino a sconfinare nelle infinite steppe russe. 

Paul Gauguin, Bonjour Monsieur Gauguin (II), 1889

Dal Romanticismo in poi gli artisti hanno quindi conquistato la natura a piedi e sotto nuovi aspetti. Il contesto storico del periodo in cui operavano era definito da una grande ricchezza di stimoli e fermenti intellettuali, chiaramente dimostrato dall’appello di Rousseau alla natura e dalla poetica dello Sturm und Drang diGoethe con l’incitamento a liberarsi dai vincoli sociali. Inizialmente vista come una forma estemporanea di reazione contro i rapidi cambiamenti sociali iniziati nella Rivoluzione francese, il Romanticismo divenne presto – nei primi anni del XIX secolo – l’espressione di un approccio più consapevole alla vita contemporanea, introducendo una nuova concezione di sé e del mondo. Si tratta di una visione della vita percepita ancora oggi; esplorare la natura, osservarla da diversi punti di vista e prospettive, divenne pertanto prerogativa del Romanticismo, una sorta di viaggio di vita e un pellegrinaggio autodeterminato nella ricerca del ritiro del mondo fisico.  

Le opere esposte a Wanderlust mostrano quanto sia potente e fruttuoso il soggetto del viandante in tutte le arti del diciannovesimo secolo non solo in Germania ma ovunque, dalla Francia alla Norvegia e dalla Russia agli Stati Uniti. 

Caspar David FriedrichKarl Friedrich Schinkel, Johan Christian Dahl, Richard Wilson, Gustave Courbet, Ferdinand Hodler, Auguste Renoir, Emil Nolde, Paul Gauguin e poi Kirchner, Dixe Barlach, ecc sono fra i maestri dell’esposizione divisa in sei capitoli tematici: Scoperta della natura, Amore per i viaggi, Gita d’artista, Passeggiate, Percorsi a nord delle Alpi, Sehnsucht (desiderio, nostalgia) per l’Italia: il sentimento d’amore per il Bel paese merita il più struggente dei sostantivi nella lingua dei grandi romantici. 

Pierre-Auguste Renoir, Chemin montant dans les hautes herbes, 1874

Chiunque pensi all’escursionismo come motivo nella pittura o ad un vagabondo solitario come soggetto pittorico ha in mente il famoso dipinto Viandante al di sopra del mare di nebbia (1817) di Caspar David Friedrich, uno dei più importanti esponenti del “paesaggio simbolico”, famoso per avere basato i suoi dipinti su un’attenta osservazione dei paesaggi tedeschi, con particolare attenzione alla luce e ai suoi effetti. 

Friedrich considerava il paesaggio naturale come opera divina, una creazione di Dio, rappresentando sempre momenti specifici come l’alba, il tramonto o lo scoppio di una tempesta contemplati da protagonisti rigorosamente di spalle. Lungo queste linee si pone proprio il suo capolavoro prestato dalla Hamburger Kunsthalle e che apre magistralmente la mostra. 

Per chi ha in programma un viaggio a Berlino, si tratta di un’occasione unica ed imperdibile di scoprire la natura fantastica del XIX secolo e i suoi protagonisti. 

Wanderlust: da Caspar David Friedrich ad Auguste Renoir
Alte Nationalgalerie, Berlino
Dal 10 maggio al 16 settembre 2018 

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

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