Il rapporto tra musei italiani e mondo digitale: qualche dato

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Risale al 30 maggio scorso la presentazione dei dati della ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, il cui lavoro viene svolto all’interno della School of Management del Politecnico di Milano, da cui è emerso che più della metà dei musei italiani è attivo sui principali social network.

Si tratta di una vera e propria sfida, quella dell’ingresso delle istituzioni culturali italiane (4976 su tutto il territorio nazionale) nel mondo del digitale. Sfida che i nostri musei si sono trovati ad affrontare e fronteggiare più per necessità che per un esplicito desiderio, costretti a trovare nuovi modi per poter comunicare al pubblico il proprio patrimonio culturale. Nessuno di essi risulta però all’interno della classifica dei 10 più visitati al mondo e, sempre secondo la ricerca, la percentuale di italiani che nell’ultimo anno non ha mai messo piede in un museo si aggira intorno al 70%. La situazione generale appare quindi piuttosto allarmante e rende comprensibile l’urgenza delle istituzioni culturali del nostro Paese ad aggiornarsi e a rimanere al passo coi tempi per quanto riguarda la comunicazione con i visitatori.

Le principali criticità riscontrate nei servizi digitali offerti dai musei sono sicuramente la struttura poco chiara dei siti internet, aggravata dalla presenza quasi nulla di traduzioni in lingua straniera. Positiva è, invece, la presenza museale sui social, anche se solo il 13% delle istituzioni è presente su tutti e tre le piattaforme principali (Facebook, Instagram e Twitter). Qui, la maggior parte della comunicazione offerta riguarda la segnalazione di eventi o accoglienza (orari di apertura e promozioni sugli ingressi), ma risultano essere molto seguite anche le rubriche dove vengono proposte opere del museo o racconti di storie che ruotano intorno a esse.

Dallo studio risulta però anche una scarsa organizzazione dei musei all’interno del settore: solo il 39% delle istituzioni appartenenti alla Community dell’Osservatorio possiede un piano strategico formalizzato e, addirittura, solamente il 19% di esse ha redatto un piano di innovazione digitale. Risulta quindi mancante un vero e proprio approccio strategico, un metodo strutturato e comune che guardi ai trend del futuro, come ad esempio la blockchain, e che venga gestito da professionisti ed esperti.

É stato quindi illustrato un piano composto da quattro passaggi, che possa aiutare i musei e le istituzioni a pianificare il proprio lavoro di comunicazione e valorizzazione nel settore digitale. La strategia proposta inizia con una mappatura della propria situazione in termini di risorse digitali, per poi passare alla definizione dei principali obiettivi su cui doversi concentrare: conservazione, valorizzazione e accessibilità del patrimonio, raggiungere e coinvolgere in modo attivo e consapevole il pubblico, e creazione di reti fisiche e digitali tra persone e istituzioni al fine di favore gli scambi di conoscenze e saperi. Giunge così la necessità di investire in progetti innovativi, come il rinnovo dei propri canali e la catalogazione digitale del proprio patrimonio, per concludere infine con la verifica della sostenibilità e della possibilità di realizzazione soprattutto dal punto di vista temporale e tecnologico dei piani ipotizzati.

Pare evidente che le nostre istituzioni museali e culturali siano sempre più chiamate a investire su figure professionali e competenti, che possano contribuire a rendere i musei italiani punti di riferimento non solo per l’inestimabile patrimonio da essi conservato, ma anche per innovazione e sviluppo tecnologico.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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