Da Calcutta a Carl Brave: breve panoramica sull’indie italiano

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Calcutta, Ex Otago, Gazzelle, The Giornalisti, Lo Stato Sociale e l’elenco degli artisti che vengono definiti appartenenti all’indie italiano potrebbe proseguire per ancora molte righe. Sotto questo nome, infatti, sono raccolte musicalità e toni anche molti diversi tra loro. Ad accomunarli, oltre all’indipendenza delle case discografiche, c’è qualcosa di molto singolare: tutti loro riescono a trasformare in note i sentimenti di una generazione.

Lo Stato Sociale: dopo la partecipazione a Sanremo sono ancora rappresentanti dell’indie italiano?

D’altronde è sempre così, le persone apprezzano ciò che comunica loro qualcosa. I giovani (ma non non solo loro) di oggi, si ritrovano nei testi un po’ insensati e sgrammaticati di questi artisti decisamente fuori dagli schemi delle sonorità classiche. Dalle canzoni cantate con appena un accompagnamento di chitarra di Calcutta, alle denunce sociali vomitate a pieni polmoni dello Stato, fino al romano nudo e crudo di Carl Brave, tutti loro hanno saputo rappresentare le illusioni/disillusioni di una società che mai come oggi ha bisogno di identificarsi in qualcosa.

Negli ultimi anni è stato smentito il fatto che l’indie fosse esclusivamente un fenomeno di nicchia, dedicato a pochi adepti. «Sotto il cielo di Berlino, mangio mezzo panino e ti riperdo» era quello che durante l’estate tutti abbiamo sentito suonare da ogni radio italiana. Questo perché alcuni pezzi sono diventati così conosciuti che hanno spopolato anche tra chi del genere non si interessa affatto.

Tuttavia, le case discografiche non si sono vendute alle major e hanno continuato a preservare la loro indipendenza. Si può dire con certezza, però, che sia finita l’era in cui i grandi poli discografici erano pronti ad inghiottire in un sol boccone le piccole etichette, perché si è assistito ad un riequilibrio delle forze in gioco. Per fare un esempio tra i tanti, l’etichetta indie dei The Giornalisti, Carosello Records, ha più capacità di investimento delle major.

Ex-Otago

42 Records prima e Bomba Dischi poi, sono le due case discografiche indipendenti che hanno permesso la scalata al successo ai più noti nomi dell’indie, come Calcutta. Il loro obbiettivo è permettere agli artisti di esprimere la loro interiorità e ciò che hanno da dire in modo molto spontaneo, senza costrizioni di alcun tipo. Sempre citando l’esempio di Calcutta, dopo il Banglatour per far conoscere il suo album Mainstream con cui ha riscosso un enorme successo, è tornato con una serie di esibizioni delle stazioni di servizio italiane. Sarebbe probabilmente stato poco credibile promuovere Evergreen, il suo ultimo disco, nelle librerie. Edoardo D’Erme ha pensato di portare i suoi fans nei luoghi che lui stesso frequenta: i cosiddetti “bangladini” e gli Autogrill. È proprio questo che apprezzano le persone che lo seguono: il fatto che sia senza filtri e sincero, prima di tutto con la sua stessa identità.

L’indie italiano, nonostante sia accresciuto di popolarità, ha ancora tantissimo potenziale da esprimere perché continuano a sorgere nomi nuovi, con ritmi e parole mai sentite, capaci di trasmettere emozioni con sfaccettature diverse.
Ad ogni singolo artista è concesso il giusto spazio per esprimere interamente sé stesso, e così arrivano al pubblico prodotti il più delle volte autentici. I testi è come se fossero aperti all’interpretazione di ognuno, e il loro senso può cambiare in base al punto di vista da cui vengono percepiti. Danno la possibilità di perdercisi dentro, e riscoprire sempre un senso nuovo tra quelle frasi apparentemente scollegate tra loro.

Annalaura Manfredini per MIfacciodiCultura

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