Marco Bellocchio, con i pugni in tasca lungo il Tamigi: a Londra una retrospettiva gli rende omaggio

0 288

Marco Bellocchio (nato a Bobbio, in provincia di Piacenza, il 9 novembre 1939) è tra i più apprezzati registi italiani. Il British Film Institute di Londra gli dedica la retrospettiva intitolata Satire and Morality: The Cinema of Marco Bellocchio visitabile dal 1° al 31 luglio. L’evento culturale prevede il 23 giugno una serata introduttiva, in cui sarà possibile dialogare con lo stesso Bellocchio, e il 9 luglio una lezione tenuta da Adrian Wotton, grande conoscitore del cinema italiano.

Bellocchio e il Leone d’oro alla carriera

Perché Londra? Un filo lega il luogo di nascita di Bellocchio alla capitale inglese e per chi crede al potere che essi hanno di radicarsi nella memoria basti dire che, nel 1944, i partigiani liberarono Bobbio, che si autoproclamò Repubblica di Bobbio. Radio Londra diede la notizia citandolo come il primo comune dell’Italia settentrionale ad essersi liberato e come simbolo di libertà è rimasto nell’immaginario del regista. Che da giovane (nel 1963-64) ha frequentato a Londra la Slade School of fine Arts a King Cross, scrivendo gli inizi della sceneggiatura de I pugni in tasca, pellicola che a luglio inaugurerà la retrospettiva londinese. Il film, acclamato a livello internazionale, è considerato un sorta di manifesto programmatico che anticipa le idee del 1968.
I pugni in tasca
è la cronaca di una famiglia segnata dalla malattia, in cui bisogna prendersi cura gli uni degli altri per decoro. Augusto, il protagonista, sente il peso della responsabilità senza riuscire a ribellarsi, mentre la sorella Giulia aiuta l’altro fratello, Sandro, a spingere la madre cieca in un burrone. Amore familiare e morte, desiderio di libertà e vincoli di sangue, possiamo dire che I pugni in tasca ha aperto squarci che sono stati da allora sempre più analizzati. Per offrire un panorama esaustivo della produzione di Bellocchio l’ Istituto Luce Cinecittà ha completato, in occasione della mostra, la digitalizzazione di quattro film sotto la supervisione di Beppe Lanci, amico e fotografo di innumerevoli set. Sarà possibile vedere: Il Diavolo in corpo, La condanna Il Principe di Homburg, La Balia. Insieme a questi saranno proiettati: La Cina è vicina, Vincere, Salto nel vuoto.

Oggi che il sogno di una palingenesi totale è imploso il cinema di Bellocchio conserva il suo stile graffiante e letterario o corre il rischio di sembrare nostalgico? Una domanda seria a cui si è chiamati a rispondere, anticipiamo che Bellocchio in Bella addormentata del 2012 ha parlato del caso di Eluana Englaro e quindi dell’eutanasia, continuando perciò a  immergersi nella  questioni morali più dirimenti. Allo stesso tempo è  stato  un regista che ha ottenuto riconoscimenti importanti: tre David di Donatello, cinque Nastri d’Argento, un Orso d’argento e il Leone d’oro alla carriera. Impegno e successo possono allora coesistere se  mischiano   letteratura e cinema, infatti. Bellocchio ha pubblicato nel 1966 un raccolta di poesia I morti crescono di numero e di età  stranamente attuale. Ha messo in scena Il gabbiano di Cechov e collaborato con Pasolini, ha avviato un’ amicizia  fruttuosa con lo psicanalista Massimo Fagioli, perché la psicanalisi essendo narrazione è di diritto anche cinema, o meglio letteratura.

Satira e moralità, titolo scelto per la retrospettiva, allude quindi a film duri come Nel nome del padre, Marcia trionfale, Sbatti il mostro in prima pagina e rievoca film lievi e intimisti come Fai bei sogni. Se dietro la ribellione c’è sempre una forte carica morale e la speranza di una vita lontana dalla colpa (questa l’intuizione contraddittoria di Bellocchio), aleggia nelle ultime opere l’eco dei capolavori russi centrati sul dramma del singolo, ma declinato nel divenire storico che costringe a scegliere o a subire. Un brivido potrebbe scuotere i visitatori rivedendo pellicole che parlano di corruzione, ipocrisia e disagio sfociare in altre che s’interrogano su cosa sia la vita umana quando diventa fragile. Con i pugni in tasca pure lungo il Tamigi, un segno e un simbolo che non ha perso forza, a loro modo firma di un certo cinema italiano.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.