Lezioni d’Arte – Nella mente di Yayoi Kusama, dall’incubo al fantastico

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Yayoi Kusama

Quando una dura realtà si scontra con un animo artistico ed ipersensibile, quello che ne consegue spesso è un trauma. Ma quando l’arte ti aiuta a crearti un mondo personale, parallelo, in cui rifugiarti ed essere quello che vuoi, può nascere un capolavoro. È così che è nata la psichedelica personalità creativa di Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929), artista giapponese che ancora oggi all’età di 89 anni è nella lista delle artiste più vendute al mondo.

Nelle sue installazioni, come nella serie Infinity Mirrors Rooms, ci riporta al mondo cinquecentesco delle Wunderkammern, le stanze delle meraviglie. In un ambiente tutto personale proietta le sue paure ed ossessioni, i suoi demoni che l’hanno accompagnata per la vita, ma trasformati in pura bellezza. Le allucinazioni, i deliri, le visioni di pois, oggetti ingigantiti e perturbanti in una sala piena di specchi diventano immagini colorate di una realtà parallela costruita apposta per noi. È come se Kusama ci portasse nei suoi sogni e nei suoi pensieri più intimi in cui però non esiste più l’incubo ma solo il fantastico.

The Souls of Millions of Light Years Away, 2013

Dal ’65 ha realizzato più di venti stanze delle meraviglie, un’illusione che ci permette di entrare in uno spazio infinito grazie al gioco di specchi e di luci, ognuna con una tematica che fa parte della produzione di Kusama che indaga il senso della vita, la sua festa e le inevitabili conseguenze. Nascono da una collezione di oggetti bizzarri prodotti da lei stessa, tra il 1962 e il ’64, quando cuce dei tuberi di tessuto imbottito. Ne realizza migliaia, li raccoglie, li accumula e li trasforma in sculture moderne e mobili. Poi pensa che attraverso la superficie specchiante il suo lavoro poteva moltiplicarsi all’infinito, così come facevano i suoi pensieri ripetitivi e ossessivi. Lo specchio serve soprattutto per immedesimare lo spettatore, immergerlo all’interno dell’opera. Yayoi Kusama ci apre le stanze della sua mente psichedelica e caleidoscopica, noi visitatori ci osserviamo e ci sentiamo i veri protagonisti dei suoi pensieri. Siamo noi l’opera d’arte. E se le prime Infinity Rooms erano caratterizzate dai colori vivaci e brillanti, nel 2000 spegne le luci. Sembra di stare su un altro pianeta, davanti a noi tutte le stelle della galassia. Centinaia di luci a led sono come sospese nel vuoto, come è sospeso e fermo il tempo e lo spazio. Il visitatore è al centro ma svanisce anche lui davanti a questo ambiente armonioso di luci e silenzio. La serenità di questa stanza porta a riflettere sulla vita, sullo scorrere del tempo inevitabile e sulla nostra esistenza nel mondo. Siamo una piccolissima parte di una bellezza molto più grande, di un sistema infinito di esistenze, eppure ognuno di noi è determinanteÈ la nostra presenza che attiva l’opera.

All the Eternal Love I Have for the Pumpkins, 2016

Così in Aftermath of Oternity of Eternity oscillano nello spazio vuoto lanterne luminose che ricordano le tradizioni giapponesi che fanno uso di lanterne di carta, da far galleggiare sul fiume o volare in aria, per il saluto ai defunti. Una proiezione della certezza della vita, la sua fragilità e la sua naturale fine. Ricordi personali che ritornano nelle sue opere, anche per l’installazione Tutto l’amore eterno che ho per le zucche, in Italia per la prima volta durante la Biennale di Venezia del ’93 e recentemente riproposta per la mostra LOVE al Chiostro del Bramante. Zucche a pois che riempiono lo spazio infinito immergendoci in una fiaba, scelte per la loro forma tondeggiante e affascinante, che riemerge dai suoi ricordi di bambina nella campagna del nonno.

Per Yayoi Kusama l’arte è un semplice gesto che non tende mai ad esaurirsi ma anzi è sempre in grado di promuovere un’esperienza extra corporale e sensoriale per i suoi visitatori, affascinati dalle luci, i colori, le forme spesso ingigantite e ripetute all’infinito. Un ottimo esempio che si inserisce nel percorso dell’arte contemporanea che spesso si è confrontata con il meraviglioso e il sorprendente.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura   

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