Le parole di Fontana e il “complotto” alla fine dell’arcobaleno

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Le famiglie arcobaleno rappresentano una questione molto delicata e fastidiosa da affrontare, specie per un Paese cattolico come l’Italia. Ci sono voluti parecchi anni affinché i gay potessero guadagnare i diritti basilari, tanto per cominciare liberandosi dall’etichetta della malattia. Solo nel 1974, infatti, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) eliminò la voce “omosessualità”. Ma questo non significa che i pregiudizi e l’omofobia siano caduti. Anzi, spesso dietro la maschera della tolleranza si cela il disgusto verso qualcosa che non “pare naturale”. Insomma, si è disposti ad ammetterne l’esistenza e a non perseguitare gli omosessuali, purché “certe cose le facciano a casa loro”. Lo scenario aperto dalle famiglie arcobaleno stuzzica pregiudizi ancora più difficili da riconoscere e superare. Tutti sono a conoscenza delle recenti dichiarazioni del neoministro Lorenzo Fontana:

Le famiglie gay non esistono. Più nascite, meno aborti.

Fontana

Da una parte, i paladini del Family Day sono entusiasti di questo alleato politico, orgogliosamente cattolico con un background universitario di studi sulla civiltà cristiana. Una posizione condivisa e supportata anche da Diego Fusaro, filosofo in formato talk show da sempre nemico del pensiero unico turbocapitalista finanziario che disintegra le relazioni umane, dal lavoro all’identità sessuale. Dall’altra, la fetta progressista dell’opinione pubblica, a cui si è aggiunta la posizione di vari VIP, alfieri dell’amore unico elemento che conta, da Tiziano Ferro a Barbara d’Urso. Fronti tanto opposti quanto stereotipati di una battaglia che ruota attorno a due concetti: natura e gender.

La natura fu il secolare argomento anti-gay e lo è ancora di più nei confronti delle famiglie arcobaleno. Una sorta di recinto morale che non è consentito oltrepassare per salvaguardare tutto ciò che è buono, genuino e “normale”. Come se i valori fossero entità metafisiche calate dall’alto. Dimenticando così che non c’è nulla che conceda maggior libertà del naturale e che tutto ciò che chiamiamo civiltà è in un certo senso un cammino di allontanamento dal regno biologico puro senza confini predefiniti.

Cos’è la monogamia se non l’artificio giuridico e religioso che prende forma nel matrimonio? Un espediente che inoltre sarebbe svantaggioso a livello evolutivo, riducendo e combinazioni di accoppiamento e di procreazione, altro nodo che dovrebbe qualificare il significato stesso di famiglia. Eppure nessuno  si sogna di accusare il matrimonio in sé di essere contronatura. O almeno, non con la stessa enfasi avvertita nelle coppie omosessuali. L’approccio multidisciplinare di questi studi, che spaziano dalle scienze etno-antropologiche alla filosofia, non mira all’annullamento delle differenze biologiche tra uomo e donna e non cerca nemmeno di affermare una certa disinvoltura in eventuali cambi di sesso. Al contrario, si sostiene un riconoscimento del sesso, inteso come patrimonio genetico, distinto ma interconnesso col genere, in una costruzione culturale che regola i comportamenti chiave nella percezione sociale di status maschio e femmina.

Fusaro e lo sguardo accusatore verso noi servi apolidi dei poteri forti

Adozioni e maternità surrogate sarebbero dunque i nuovi business dell’élite arcobaleno, manipolatrice del genere umano, in linea con l’ordine neoliberista globale. In un’intervista al Corriere, Fontana ha tuttavia corretto il tiro: pur ribadendo di essere “contro un modello culturale relativista”, il leghista ha colto l’occasione per negare qualsiasi pulsione omofobica in lui, anzi. «Ho tanti amici omosessuali […] E poi la questione non è nel contratto di governo, non me ne occuperò». Fiutando la scintilla polemica, anche Salvini e il presidente della Regione Attilio Fontana sono intervenuti via radio per bagnare le polveri. Il ministro intendeva dire che tecnicamente, secondo la Costituzione, quelle arcobaleno non sono famiglie ma unioni civili, che comunque godono di certi diritti. Inoltre, le sue opinioni personali sull’aborto, pur avendo tutta libertà di esprimerle, non hanno a che fare col programma a trazione gialloverde.

Per il momento, le coppie ufficialmente regolamentate dal decreto Cirinnà (il 27esimo Paese europeo a introdurre una legge in materia) possono stare tranquille. Quello che conta è non scordare il polo centrale: i diritti del bambino, che a prescindere dal tipo di genitore, non può essere ridotto a un capriccio.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

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