Elio Fiorucci, il paladino della moda democratica

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Il 10 giugno 1935 nasceva a Milano l’icona della moda pop italiana, Elio Fiorucci, che continua ancora ad influenzarci in fatto di stile dal lontano 1968. Perché un’icona? Per la sua importante carica innovativa non solo nella moda ma anche nella cultura italiana degli anni ’60 e ’70, nonché per i suoi legami con l’arte internazionale dell’epoca.

Elio Fiorucci, il paladino della moda democratica
Elio Fiorucci

Dalla personalità poliedrica, stilista, cool hunter, talent scout, imprenditore e comunicatore, anzi più di uno stilista e di un artista, era sempre alla continua ricerca nel mondo di “cose” da acquistare o copiare. Come un cercatore d’oro setacciava, studiava, incamerava nuove idee portando una ventata di novità nel costume e persino nella società italiana dell’epoca.

Il suo motto «Io non creo, copio» rende ancora bene l’idea perché, al pari di Raffaello Sanzio (paragone azzardato?), Fiorucci mescolava, rielaborava, miscelava, creava ibridi che fecero subito tendenza. Di un altro grande artista che forse lo ispirò, Picasso, la battuta «io non cerco, trovo»: forse anche per lui non c’era bisogno di inventare nulla di nuovo, perché nella natura e nella realtà esiste già tutto…

Gli vogliamo rendere un omaggio postumo ricordando alcune delle sue piccole o grandi rivoluzioni.

Elio Fiorucci, il paladino della moda democraticaFiorucci scopre ed ama la moda fin da ragazzino iniziando a seguire l’attività paterna, un piccolo negozio di pantofole nel centro di Milano. Nel 1967 apre in Galleria Passarella il suo primo Store Fiorucci, progettato dalla designer Amalia Del Ponte, dove si vendono novità di Carnaby Street e hit parade londinesi e statunitensi raccolte nei suoi viaggi. Per il capoluogo lombardo si tratta di una vera e propria rivoluzione: il negozio non è soltanto il primo concept store italiano, ma anche un centro di aggregazione e luogo di incontro di giovani che si ribellano alle convenzioni, favorito da musica ad alto volume, luci abbaglianti, grandi vetrine e colori fluorescenti. Negli anni ’70 crea il marchio Fiorucci con una produzione industriale propria distribuita in Europa, Sud America e Giappone: nasce così lo stile Fiorucci, in seguito lifestyle, che adotta come logo due angioletti, un’immagine vittoriana che l’architetto Italo Lupi reinterpreta rendendola immediatamente riconoscibile. Che grande comunicatore ante litteram…

Nel 1974 lo stilista apre il secondo negozio milanese in via Torino: tre piani di abiti vintage e profumi, abbigliamento, accessori, borse e complementi d’arredo a cui seguono nel 1975 quello di Londra e nel 1976 di New York disegnato da Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Franco Marabelli. Quest’ultimo diventerà in breve tempo il punto di ritrovo dei molti intellettuali newyorchesi: Andy Warhol sceglie proprio la vetrina del negozio per il lancio del suo rivoluzionario giornale Interview. Alla fine degli anni ’70 il marchio Fiorucci si consolida a tal punto da aprire uno Store a Beverly Hills (Los Angeles).

Elio Fiorucci, il paladino della moda democratica
Elio Fiorucci e Andy Warhol

Con Fiorucci si può parlare di un connubio tra moda e arte di strada perché la sua attenzione verso le immagini e l’arte ha influenzato la moda a tutti i livelli. Ci riferiamo alla collezione di T-shirt del 1981 con immagini di Walt Disney che fa entrare il mito di Minnie e Topolino anche del mondo degli adulti: non deve essere stato facile convincere persone di oltre sette-otto anni ad indossare magliette del genere! D’altra parte Fiorucci è stato il primo a portare i jeans in Italia, come affermava in un’intervista a Lina Sotis; sicuramente ha inventato il primo jeans stretch, femminile, aderente e seducente e altri capi cult come gli stivali texani in pelle dorata, l’abbigliamento folk o vintage, la shopping bag (ora esposta all’Albert e Victoria Museum di Londra) e ha sdoganato i capi militari come la tuta da paracadutista dai colori fluo. Riuscì persino a nobilitare la plastica utilizzandola nell’abbigliamento e negli accessori come avevano fatto Mary Quant o Pierre Cardin (i famosi stivali bianchi o neri).

I 15 anni del marchio Fiorucci, festeggiati allo Studio 54 di New York, vedono una giovanissima Madonna testimonial del marchio, mentre nel 1984, quando a New York e Londra esplode la graffiti mania, lo stilista invita Keith Haring a trasformare pareti e arredi del negozio di Galleria Passarella che saranno poi venduti all’asta. Poco dopo le figurine Panini pubblicano tutte le immagini grafiche del lavoro di 30 anni di attività: la collezione vende 25 milioni di bustine in un anno. Negli anni ’90 il marchio Fiorucci viene acquistato dalla società giapponese Edwin International che trasforma il negozio in un contenitore per marchi giovani e innovativi. Negli anni 2000 nascono i progetti Love Therapy e It@Art con una collezione di T-shirt ispirate a immagini tenere e fiabesche che in breve tempo diventa un bestseller, ma anche una filosofia di vita a cui lo stilista si ispira divenendo vegetariano.

Elio Fiorucci, il genio che ha rivoluzionato la moda italiana andando oltre la moda, muore il 20 luglio 2015 nella sua casa di Milano per un malore: grazie a lui, la metropoli lombarda è diventata ancora più innovativa e globale.

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

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