Sì ai diritti per tutti: il matrimonio egualitario vale in tutta l’UE

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matrimonio egualitarioIl 2018 per i diritti umani sarà un anno da non dimenticare: l’Irlanda ha legalizzato l’aborto con una nettissima maggioranza lo scorso 25 maggio e questa settimana la Corte del Lussemburgo ha ratificato una vera e propria rivoluzione culturale: il matrimonio egualitario è valido in tutti gli stati membri dell’Unione Europea. I giudici europei, esprimendosi sul caso di un cittadino rumeno e del suo coniuge americano, hanno ritenuto che impedire il ricongiungimento di coniugi anche dello stesso sesso costituisce una violazione del Trattato di Schengen, che regola la libera circolazione dei cittadini europei e anche dei loro familiari (anche se non sono europei). Lo scopo di questo articolo è, prima di tutto, ricostruire la vicenda e il giudizio finale dei giudici del Lussemburgo e, in subordine, offrire delle riflessione sull’idea di Europa e quale direzione l’unione dovrebbe prendere. Passiamo adesso al primo punto.

Nel 2010 il cittadino rumeno Relu Adrian Coman e il suo compagno, il cittadino statunitense Robert Clabourn Hamilton, si erano sposati in Belgio, in quanto la Romania non riconosce né il matrimonio egualitario e né le unioni civili. Nel 2013 la coppia aveva promosso un’azione giuridica contro la Romania, in quanto lo stato rumeno aveva rifiutato di riconoscere il diritto a Robert Hamilton di risiedere sul proprio territorio. Due anni fa, i giudici costituzionali rumeni avevano chiesto l’intervento della Corte del Lussemburgo per dirimere la spinosa questione. Il 6 giugno la corte ha accolto il ricorso di Hamilton e Coman, sostenendo che la Romania non può violare il Trattato di Schengen.

Michel Foucault

La sentenza europea giunge in un momento chiave della storia rumena: nei prossimi mesi, a seguito di una petizione promossa da associazioni conservatrici, la chiesa cattolica e ortodossa, si dovrebbe svolgere un referendum per riconoscere soltanto la validità del matrimonio tra una donna e un uomo. Il referendum per precisare nella Costituzione la natura del matrimonio indica quanto sconfortante sia la situazione in alcuni paesi europei per le persone LGBTQ: diversi paesi europei riconoscono o il matrimonio egualitario e le unioni civili. Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia invece non riconoscono né l’uno e né l’altro in nome della difesa del matrimonio e della famiglia tradizionale. A livello antropologico, la nozione di famiglia è qualcosa di molto più ampio: non esiste soltanto la famiglia tradizionale (padre, madre e figlie o figli), ma anche la famiglia omogenitoriale (cioè quella composta da un genitore e una figlia o un figlio) oppure le famiglie arcobaleno, cioè quei gruppi costituiti da genitori dello stesso sesso. Una critica sostanziale al concetto di famiglia tradizionale è stata mossa Michel Foucault, uno dei più importanti pensatori francesi del XX secolo. Nella sua Volontà di Sapere scrive Foucault:

Il dispositivo familiare [quello basato su padre, madre e prole], in quel che aveva appunto d’insulare e di eteromorfo rispetto agli altri meccanismi di potere, ha potuto servire da supporto alle grandi “manovre” per il controllo malthusiano della natalità, per le spinte popolazioniste, per la medicalizzazione del sesso e la psichiatrizzazione delle sue forme non genitali.

Foucault sostiene, in altre parole, che la famiglia tradizionale è nata soltanto come forma di controllo. Ne consegue che essa non può ambire al monopolio delle strutture parentali.

Quale Europa e quale idea di Europa? L’UE, finora, ha mostrato una grande carenza: essa si è fondata su un sistema economico neoliberale, esprimendo soltanto preoccupazioni economiche. È il momento che l’unione esca dagli schemi economici e affronti questioni ancora più importanti, come le relazioni sociali e le strutture familiari. Non è possibile che in molte nazioni europee (dalla Germania stessa fino ai recenti proclami di ministri del nuovo governo italiano) si rafforzino partiti o ideologie che si richiamano al nazifascismo. Parlare di diritti sociali dovrebbero essere la parola d’ordine per un’unione che vuole dimostrare che percorsi sostenibili sono possibili.

Spero che dal matrimonio si passi ad altri diritti essenziali, come l’eutanasia e la parità nei salari. 

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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