#Ontheroad – Viaggio nell’Inghilterra fragile di John Keats

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La casa d’infanzia di Keats

Venticinque anni, è questo il tempo esiguo che è stato concesso a un autore del calibro di John Keats. Venticinque anni non sono tanti, eppure gli hanno permesso di dar vita a un patrimonio letterario delicato e autentico, che ancora oggi è riconosciuto come tale. Come spesso accade, anche per Keats forse vale lo stesso che per tanti altri grandi artisti come lui: il suo genio non venne riconosciuto quando ancora in vita, quanto in maniera massiccia dai posteri.

Già l’infanzia del poeta non fu semplice, in quanto caratterizzata da diversi traumi: dapprima la scomparsa del padre nel 1804 a causa di un trauma cranico e l’anno successivo, seguita da quella madre l’anno successivo, quando Keats non aveva ancora compiuto dieci anni. Dopo essere stato affidato insieme ai fratelli a dei tutori, si iscrisse a medicina ma non trovò mai ispirazione devota in questa scienza, tanto che cominciò a dedicare sempre più attenzione alla letteratura, con una passione spiccata per John Milton oltre che per la letteratura classica in ogni sua forma.

Selene e Endimione

Un altro lutto colpì il poeta inglese, che riversò il suo sfogo dando vita nel 1817 a un autentico capolavoro: Endimione. Sempre in quegli anni videro la luce altri componimenti, tra cui Hyperion e Lamia. Non è un caso che questi testi nacquero proprio in quel periodo, in quanto egli si trovò ospite della famiglia Brawne a Wentworth Place e lì conobbe Fanny, che resterà la musa esclusiva per gli anni che resteranno. Molte parole saranno spese per lei, come racconta Jane Campion nel film Bright Star (2009) per un amore che suonava impossibile. Il giovane versava in condizioni economiche troppo misere e non godeva di ottima salute, cosa che spinse la famiglia della ragazza a non concedere il matrimonio.

Una cosa bella è una gioia per sempre:
Si accresce il suo fascino e mai nel nulla
Si perderà; sempre per noi sarà
Rifugio quieto e sonno pieno di sogni
Dolci, e tranquillo respiro e salvezza

Sempre con Fanny nei pensieri, e con la consapevolezza di essere ricambiato dalla ragazza, che scrisse numerose lettere a lui e per sé nei meandri della sua abitazione, Keats visitò l’Italia e fece approdo in Inghilterra per prendersi cura del suo stato fisico, che continuava a peggiorare nonostante tutto. Morì a Roma, ed è interessante quel che fece scrivere sulla sua tomba: «Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua». In uno stile tipicamente suo, delineato da dolcezza e caratterizzato da una resa spiccata dei dettagli, Keats è unico nel suo genere.

Friedrich, “Un uomo e una donna in contemplazione”

Nelle sue parole sembra di scorgere realmente quel paesaggio o quella persona oppure di ritrovarsi nella sua malinconica seppur vitale sensazione di essere perduti per sempre. Ma allo stesso modo, una sottile speranza anela dai suoi scritti, e forse fa riferimento a una visione chiara concessa da un amore fievole e impossibile eppure vivo e ardente nei cuori di due giovani che, nonostante tutto, avevano avvertito qualcosa di eterno. Un’esistenza breve e non certo leggera, ma un’anima che, a differenza di tante altre vissute cent’anni, nella sua dolce peculiarità è riuscita a resistere alla sfida più importante e ardua: il tempo.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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