Marco Brusati alla Kasa dei Libri per Milano Photo Festival

0 686

In occasione della settimana milanese dedicata alla fotografia, la Kasa dei Libri di Andrea Kerbaker presenta una mostra fotografica di Marco Brusati che ha come fulcro proprio il libro, argomento prediletto dall’ospite, sul quale ha costruito una vera e propria Kasa. La personale, prima per l’autore a Milano, si intitola Come un libro aperto, è curata da Angela Madesani e sarà visitabile sino al 15 giugno.

Marco BrusatiL’intera esposizione si articola in una selezionata serie di scatti che attingono a più progetti realizzati dal fotografo. Il tema del libro è parte di un processo creativo nato a partire dal 2013, nel quale il volume rilegato diviene un tramite e allo stesso tempo un interprete del reale. Nel percorso espositivo si inseriscono anche alcune fotografie che ritraggono “nature morte”, con le quali i soggetti raffigurati hanno  ben poco in comune. Dalle pietre, agli spilli, sino ai palloncini, tutto affonda le radici nel vissuto dell’autore, con essi egli crea delle composizioni quasi ipnotiche, sfruttando la natura intrinseca offerta dagli oggetti stessi e dal loro movimento. Attraverso dei giochi di luce e delle inquadrature che estrapolano le linee essenziali del soggetto, il fotografo immortala un ritratto che costituisce il pretesto per narrare altro, dando  voce a nuove prospettive e spunti per l’osservatore.

Il libro è un attore su un palcoscenico vuoto di una pièce senza nome.

Queste le parole della curatrice Angela Madesani per raccontare gli scatti di Marco Brusati. In essi il testo scritto assume la valenza di interprete silenzioso dello scorrere del tempo, una metafora dei mutamenti dell’individuo in quanto essere umano singolo e umanità nel suo insieme.

Il libro per sua natura racconta una storia, la storia dell’uomo, instaurando con lui un forte legame di empatia, specialmente se il volume in questione è antico. Le pagine ingiallite, consumate e il profumo di una carta non più nuova costituiscono un’immagine romanticamente nostalgica per chiunque. Il motivo scatenante di tale reazione nasce da una componente misteriosa insita in un libro antico. Quale storia si celi dietro e quali siano state le mani che hanno sfogliato quelle stesse pagine in precedenza, sono solo alcune delle domande che accompagnano il lettore. All’opera letteraria così densa e ricca di rimandi Brusati unisce un mezzo, come la fotografia, che similmente al libro racconta una storia, fermandola in un istante fuggevole appartenente alla sfera sensoriale del reale. Due strumenti così simili ma al contempo così distanti, nati in momenti ben diversi della storia dell’umanità, simboleggiano altrettanti mondi, antico e contemporaneo, che qui si fondono per raccontare una storia in cui le parole diventano immagini. Questa coppia di elementi combinati insieme crea degli effetti straordinariamente scenografici, nella composizione dell’opera infatti il libro è avulso dal contesto e circondato da un teatrale sfondo nero. Quest’ultimo crea un ideale palcoscenico per l’attore principale, che si apre svelandosi al pubblico interpretando un ruolo, avendo come copione l’inchiostro che ne tinge pagine. Una natura morta che il fotografo plasma in soggetto attivo e partecipe della scena, cogliendo il momento in cui i fogli si muovono agitati dal vento.

Marco BrusatiCiò che distingue una foto della serie dall’altra, risiede proprio in questa precisa azione, l’attore è il medesimo ma cambia il momento, il gesto involontario e in apparenza insignificante all’occhio umano, nell’istallazione fotografica di Marco Brusati acquista un scopo. Il movimento rappresenta il mutamento graduale dovuto a fattori che non dipendono dalla volontà umana, bensì da componenti assolutamente naturali ed inevitabili. Osservando con attenzione le fotografie sembra quasi di percepire il rumore del vento, braccio invisibile che prende ordini dal dio tempo. Ecco che perciò il fotografo cattura, attraverso i suoi scatti un’idea di moto perpetuo, che per sua natura è intangibile, associandolo ad un oggetto terreno e materiale quale il libro. Risultato dell’operazione è una rappresentazione figurata del reale, dove viene arbitrariamente scelto di fissare in una paradossale sequenza escheriana la  caducità imminente ma infinita dell’essere, quale metafora puntuale dell’umana esistenza.

Come un libro aperto
A cura di Angela Madesani
Kasa dei Libri, Milano
Dal 6 giugno al 15 giugno 2018

Carolina Cammi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.