Luigi Comencini, fine cantore delle storie degli italiani

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Luigi Comencini (Salò, 8 giugno 1916 – Roma, 6 aprile 2007) con Dino Risi e Mario Monicelli è tra i padri fondatori del neorealismo. Regista e sceneggiatore, non mostrò subito interesse per le storie degli italiani dedicandosi inizialmente ai film ad episodi, un genere in voga negli anni ’50. Pane, amore e fantasia del 1953 e Pane, amore e gelosia del 1954 (prequel e midquel di una tetralogia completata da Dino Risi) con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida sono film densi di personaggi genuini: l’esigenza è far dimenticare la guerra ambientando le vicende in paesini dove il tempo è fermo sulle lancette dell’onestà e del dovere.

Tutti a casa

Comencini, che ha studiato architettura, alterna la professione di architetto a quella di regista girando diversi film nel solco della commedia all’italiana. Una revisione esistenziale è alla base del drastico cambiamento di genere che lo porta a realizzare nel 1960 Tutti a casa, indiscusso capolavoro del cinema italiano. Lo sbandamento dell’esercito a seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 firmato da Badoglio, s’intreccia con la ricerca di un riscatto per tornare a sentirsi uomini. La sceneggiatura di Age & Scarpelli parte dal grido «La guerra è finita, tutti a casa» che riecheggiò tra i soldati increduli. Nel film il sottotenente Alberto Innocenzi, un eccezionale Alberto Sordi, trovatosi senza punti di riferimento gerarchici, decide di affrontare il viaggio per tornare a casa. Non dubita di aver sbagliato ad arruolarsi fin quando, giunto nel napoletano, i nazisti non cercano di costringerlo a lavorare per la fabbrica Todt, operante nei paesi occupati dalle truppe hitleriane. Innocenzi, di fronte alle vessazioni della popolazione civile, capisce che è il momento di reagire e imbracciato il fucile partecipa nelle Quattro giornate di Napoli. Un film amaro che vede contrapposti Innocenzi e il padre (Eduardo de Filippo), che quando lo vede pensa di denunciarlo per diserzione e guadagnare un po’ di denaro. Perché in guerra non ci sono sentimenti e la fame è fame! La maschera disincantata di Sordi, da cui non ci si aspetterebbero eroismi, è perfetta per capire che cambiare è possibile ed è soprattutto giusto.
Successivamente Comencini s’inoltra in film narrativi come La ragazza di Bube del 1963 con Claudia Cardinale (tratto dal romanzo di Cassola), Incompreso del 1966 e Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano del 1969.

La ragazza di Bube

Agli inizi degli anni ’70 Comencini vuole esplorare le potenzialità della televisione, ormai entrata di diritto nelle case italiane. Lo sceneggiato televisivo Le avventure di Pinocchio, che gira nel 1972, ottiene un successo straordinario grazie anche al cast di attori beniamini del pubblico: Nino Manfredi (Geppetto), Gina Lollobrigida (la Fata turchina), Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (il Gatto e la Volpe). Ancora una volta una storia che insegna e fa sognare, che parla del desiderio umanissimo di avere un figlio e delle preoccupazioni che i figli procurano anche se nati solo da un pezzo di legno. Adombrata tra le righe una critica al nascente consumismo: il luccicante Paese dei Balocchi, che irretisce Pinocchio, potrebbe trasformarci in ciuchini…

Luigi Comencini cambia quindi ancora genere e si dà al film giallo girando nel 1975 La donna della domenica, tratto dal romanzo di Fruttero & Lucentini. Personaggi equivoci e balordi, ambienti altolocati e tenebrosi fanno da sfondo ad un delitto di cui il Commissario Santamaria (Marcello Mastorianni) farebbe volentieri a meno di occuparsi. Dopo averlo risolto però passerà una sola notte, una domenica appunto, con Anna Carla Dosio (Jaqueline Bisset) che a quel mondo appartiene.

Comencini ha mostrato già un interesse spiccato per le storie delle gente comune e la prima inchiesta sulla vita amorosa degli italiani porta la sua firma. Siamo nel 1978 e molte cose sono cambiate sia dal punto di vista delle leggi che nella condizione femminile, e il regista percorre la Penisola intervistando uomini e donne di ogni età e condizione sociale. Realizza 80 interviste di cui andrà in onda solo una parte col titolo L’amore in Italia. Le cinque puntate hanno titoli emblematici: La donna è mia e ne faccio quello che voglio, La fortuna di trovare marito, Innamorati, Ad occhi aperti, A cosa serve l’educazione sessuale? L’inchiesta fotografa un’Italia in cui essere separate non è più un’onta, ma dove è ancora normale pensare ad una moglie schiava con la quale una sessualità disinibita è inconcepibile. Il materiale, che è stato digitalizzato, non è un rapporto Kinsey all’italiana, piuttosto ha il taglio delle “candid camera” di Nanni Loy, che studiava le reazioni del pubblico provocandole con comportamenti inusuali. Sicuramente tra i tanti pregi, l’inchiesta ha quello enorme di aver fatto il punto sull’evoluzione del costume nel campo delle relazioni fra i sessi.

Comencini ritorna al cinema nel 1980 e gira il delizioso Voltati Eugenio, nel 1982 Buon Natale… buon anno con Virna Lisi e Michel Serrault e nel 1991 Marcellino pane e vino. Da ricordare anche la miniserie televisiva Cuore, record di ascolti, e lo sceneggiato su Cristoforo Colombo sempre per la RAI, con un cast di attori internazionale. 

Le avventure di Pinocchio

I film si fanno sempre meno frequenti per l’avanzare di una malattia che Comencini affronta con discrezione. C’è il tempo di passare lo scettro della regia alle due figlie Cristina e Francesca. Cristina ha collaborato alla sceneggiatura degli ultimi suoi film e porta avanti il lavoro di introspezione dei personaggi avviato dal padre ,Francesca alterna i documentari ai film e alle serie televisive.

Luigi Comencini ha lasciato una variegata eredità artistica avendo rifiutato di identificarsi con un solo genere cinematografico. Orgoglioso del titolo di “maestro della commedia all’italiana”, si sentiva profondamente legato al neorealismo. Alla fine l’importante era non fermarsi, continuare a sperimentare e a raccontare storie, perché le storie sono di tutti e raccontare è un bisogno dell’essere umano.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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