#EtinArcadiaEgo – Salvino: l’uomo che ascolta le storie d’amore di tutti

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«Ascolto storie di amori sbocciati, falliti e tormentati al punto da diventare follia, e continuerò a farlo finché le mie orecchie e il mio cuore non ne avranno abbastanza». Salvino Sagone, uomo dal volto di chi ha vissuto tanto e non ha mai smesso di amare la vita nonostante tutto, avrebbe già abbastanza storie da raccontare per una vita intera guardando solo alla propria esistenza. Lui, che da geometra squattrinato è arrivato a Milano negli anni ’70, quando la Milano da bere era un lontano miraggio e i Navigli racchiudevano ciò che di più bohemien conteneva la capitale Lombarda. Lui, che fra ladri, prostitute e artisti falliti aveva incontrato lei, Alda Merini, che dalla sua casa in Vicolo dei Lavandai usciva a fumare con Salvino sul suo ponte preferito del Naviglio, per leggere le sue poesie e parlare di vita, amore e altre follie Quasi quarant’anni dopo, Salvino ha deciso di prendere una sedia pieghevole, piazzarsi davanti al Museo delle Culture di Milano con un semplice cartello: ascolto storie d’amore.

Due sedie rivolte l’una verso l’altra, uno zaino nero, il cartello di cartone e in mezzo lui, Salvino, che come uno dei tanti telefoni pubblici SIP ormai parte di un immaginario dimenticato, crea la sua cabina privata in cui comunicare la propria storia, senza bisogno di soluzioni o timori di giudizi: semplicemente un orecchio, un telefono vivente per cuori innamorati.

Tanta curiosità fuori dal Mudec per Salvino, ma sono più sguardi che approcci. Sono timidi e impacciati i cuori degli innamorati, e anche quando sono in due a venire a raccontarsi insieme, sembrano comunque soli, ben distinti dalla folla. Si siedono, alcuni scherzano e raccontano spigliati, altri invece si guardano un attimo intorno, non sanno bene cosa pensare. Ma dopo un po’ anche loro si sciolgono e cominciano a raccontare la propria storia.

Molto spesso coloro che vengono a parlare non sono cuori infranti e solitari, ma persone la cui storia è come quella di tanti altri, e vorrebbero che per qualcuno fosse speciale. Non sento bisogno di sfogo, ma di raccontare ed essere ascoltati.

Sono racconti, dice, di persone comuni, che per una volta vorrebbero sentirsi speciali. Fra le storie, quella di due ragazzi di 30 anni, divisi dal lunedì al venerdì per ragioni di lavoro, che spingono uno a Milano, l’altra a Torino. Ma ogni mercoledì sera, incapaci di resistere senza la propria metà, si ritrovano a Biella, dove una piccola pensione accoglie una volta alla settimana la loro notte d’amore. E con altrettanta commozione quella di una malinconica quarantenne, da cui Salvino si è sentito affermare: «non ho mai avuto una vera storia d’amore». Salvino le ha chiesto di inventarne una, secondo i suoi sogni, così da ricordare che anche se tutto ci sembra avverso alla felicità, non bisogna mai smettere di puntare alle stelle.

La stessa vita di Salvino è stata colpita da una storia d’amore fiabesco: nel ’77 incontrò Emma, che sarebbe diventata la sua compagna di vita per sempre. Doveva essere una semplice riunione di lavoro, ma i due decisero di fare una follia e presero un treno per Venezia, dove si fecero scattare una foto del pranzo che ha cambiato per sempre le loro vite.

Salvino Sagone ha iniziato questo progetto sotto la spinta di Milton Fernandez, direttore del Festival della Poesia di Milano, che aveva visto un suo connazionale uruguaiano fare la stessa cosa in patria:

L’idea d’origine è di un ragazzo uruguaiano che ha raccattato due sedie e si è messo a raccogliere le storie d’amore dei passanti, in una piazza di Montevideo. Un enorme successo. Quando Milton Fernandez ha visto una sua foto sul web, ha deciso di proporre questo esperimento alla Congiura dei Poeti, un gruppo di cui faccio parte. Così ho iniziato. 

L’idea è già stata riproposta sia a Milano che in altre parti d’Italia, da alcuni giovani che vogliono dare una voce, seppure privata, ai signori qualunque che vogliono essere ascoltati, per dare una voce al proprio cuore che batte, solitario o insieme non importa.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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