“1984”: l’universo distopico di George Orwell è più che mai reale

0 4.250

L’8 giugno 1949 George Orwell, saggista inglese e scrittore militante, pubblica la prima edizione di 1984, un libro destinato ad abbattersi come uno tsunami sull’opinione pubblica del tempo, tanto attuale da essere tuttora fonte di dibattito.

1984: l'universo distopico di George Orwell è più che mai realeDalle ceneri dell’appena trascorso conflitto mondiale nasce un romanzo che condensa i tratti della letteratura distopica: così come la guerra ha frantumato in un’umanità distrutta ogni speranza nel progresso, così la letteratura non può più alimentarsi di un immaginario utopico, ma ha l’esigenza di cercare la verità svelando i meccanismi perversi della società postbellica. La Seconda Guerra Mondiale ha segnato una cesura con il passato. Le nuove tecnologie ed i mezzi di comunicazione sono stati utilizzati dagli schieramenti non per creare ponti, non per “comunicare”, ma per occultare ed uccidere. L’uomo, da membro di una società, si è ritrovato ad essere un ingranaggio all’interno di una “macchina della morte” mossa dagli interessi di partiti senza volto. Il romanzo di Orwell è spesso definito come fantascientifico, ma da quanto detto finora è evidente che affondi le sue radici nella storia contemporanea.

L’universo distopico di Orwell nasce da un parossismo del reale, l’estremizzazione in negativo della civiltà negli anni ’40. Il titolo è l’anno in cui la vicenda è ambientata, ottenuto invertendo le due cifre finali l’anno di composizione dell’opera (1984), ed indirettamente evidenzia due fattori: il mondo narrato è “l’altra faccia” dell’epoca contemporanea portata ai massimi termini e introduce il tema del ribaltamento (dei numeri, così come di ciò che e bene e e ciò che male).

1984: l'universo distopico di George Orwell è più che mai reale
Foto di George Orwell alla macchina da scrivere

Nel 1984 la Terra è divisa in tre potenze guidate da regimi totalitari: Eurasia, Estasia e Oceania, coinvolte in una guerra nucleare. Oceania è guidata da un Partito Unico, secondo l’ideologia del Socing (socialismo estremo). I cittadini sono sottoposti a un continuo controllo sulle azioni e sui pensieri: dovunque sono disseminate telecamere e microfoni finalizzati a individuare ogni minima forma di dissenso nelle espressioni o nelle parole, mentre manifesti e schermi mostrano l’immagine baffuta del “Big Brother”, il volto del partito, i cui occhi sembrano seguire ognuno con il monito «BIG BROTHER IS WATCHING YOU». Le strutture di governo sono quattro ministeri: quello della Verità che si occupa «della stampa, dei divertimenti, delle scuole e delle arti», in realtà falsifica i mezzi d’informazione; quello della Pace che si occupa della guerra; quello dell’Amore che «mantiene l’ordine e fa rispettare la legge», che si occupa di reprimere il dissenso; quello dell’Abbondanza, «responsabile dei problemi economici» che mira a mantenere la povertà tra i cittadini per indebolirne le capacità di reazione. Lo scopo è indurre il popolo ad “ubbidire senza pensare”, uno scopo perseguito con mezzi che vanno dal controllo del ruolo di ciascuno nella società all’inibizione delle capacità di ragionamento. La distruzione dell’individuo avviene con il suo continuo assorbimento in eventi collettivi organizzati dal governo, tanto che anche passeggiare da soli diventa pericoloso. Tuttavia nella massa è impedita una vera forma di comunicazione: la lingua del regime è il Newspeak, un linguaggio artificiale epurato da ogni riferimento al pensiero astratto, ridotto a un vocabolario base di connotazione infantile. Se il pensiero è parola, il Newspeak appiattisce il pensiero stesso, rende i cittadini incapaci di discernere il bene dal male. Tutti sono manipolati dalla logica del bipensiero, per cui un concetto può essere anche il suo perfetto contrario e negare sé stesso, come nello slogan «la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza». L’affermazione del Newspeak è accompagnata dalla distruzione delle opere letterarie del passato e la loro sostituzione con poesie e romanzi prodotti in serie da macchinari.

1984: l'universo distopico di George Orwell è più che mai reale
“Per che cosa combattiamo?” Oskar Kokoschka,1943

In questo contesto tetro si sviluppa la vicenda di Winston Smith, il cui nome è quello del primo ministro britannico Winston Churchill a cui si affianca un cognome inglese molto ordinario. Winston è impiegato al ministero della Verità e vive con malessere la sua condizione nel regime. Presto i suoi sentimenti a lungo repressi e il suo desiderio di libertà prendono forma nella redazione di un diario e nell’amore per Julia, una ragazza che condivide i suoi stessi sogni. La volontà di godere della libertà di vivere e amare li spinge ad unirsi ad un gruppo segreto di dissidenti. Il capo del gruppo si rivelerà tuttavia essere una spia del governo. Sottoposti a torture fisiche e mentali, i due si tradiscono a vicenda. Il lavaggio del cervello è stato compiuto, non rimane che l’amore e l’ammirazione per il Grande Fratello.

1984 non è fantascienza, è denuncia. È il sasso lanciato da chi ha vissuto l’orrore dei regimi totalitari. È l’urlo del pensiero critico contro un Newspeak fatto di indifferenza che, oggi come allora, si sta impadronendo dei mezzi di comunicazione. Con 1984 Orwell ha lasciato ai posteri immagini di un futuro cupo, ma anche un messaggio di speranza: la letteratura e la cultura sono davvero l’unica utopia possibile ed è solo scrivendo, leggendo e pensando che il “suo” 1984 non si avvererà mai.

Per leggere l’opera online in lingua originale.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.