“La vita è sogno”: i personaggi sfumati nelle affinità tra di loro

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I personaggi del dramma La vita è sogno (trama) sono unici, ma non unici per la loro caratterizzazione o per la loro profondità, bensì per la relazionalità che li lega tutti come anelli saldi ad ogni cosa attorno a loro.

La vita è sognoLa vita è sogno di Calderon de la Barca è stato scritto nel 1865, di conseguenza non possiamo aspettarci che rispecchi i canoni da noi oggi solitamente usati nella caratterizzazione dei personaggi e nei rapporti che intercorrono tra di loro.

Il termine “carattere” appare (come ci viene dettagliatamente detto in La vida es sueno di Edward Wilson contenuto in Calderòn y la crìtica: historia y antologìa) in Spagna per la prima volta nel 1737 nell’accezione che gli attribuisce Aristotele nella Poetica: «ciò che rivela il proposito morale, mostrando quali sono le cose che un uomo preferisce e quali quelle che respinge», insomma la profondità e particolarità di un personaggio. I personaggi all’interno de La vita è sogno, di molti anni precedente, infatti non hanno un carattere. Certamente Calderon pensava alle conseguenze morali delle azioni (come del resto ogni cristiano della sua epoca faceva), e quindi alle implicazioni di ciò che faceva compiere ai suoi personaggi, ma quest’ultimi non hanno la caratterizzazione particolare che un carattere richiede; le loro fattezze si sfumano prendendo parte a tutto ciò che sta attorno. Ben lo si può notare da un commento di Wilson riferito a Segismundo:

Calderon non lo presenta come un carattere, come un uomo nel quale predomina il particolare, ma come un uomo nel quale il lato animale domina completamente sul lato razionale, un uomo come chiunque sarebbe stato se avesse passato tutta la sua vita incatenato dentro una torre.

Lo stesso accade per tutti i personaggi. Ma, tra loro, l’uno è lo specchio dell’altro e tutti si relazionano con tutti. 

John William Waterhouse – La Belle Dame sans Merci (1893)

I personaggi importanti della storia sono sette: Segismundo, principe incatenato in seguito a una profezia di sventura legata alla sua nascita, Rosaura, innamorata di Astolfo e figlia di Clotaldo, quest’ultimo è vassallo del re Basilio, padre di Segismundo, mentre Astolfo e Estrella sono cugini di Segismundo, infine Clarin è lo scudiero di Rosaura.

Ma, di tutto questo elenco, solo Segismundo e Rosaura sono i protagonisti. Curioso notare che la caratterizzazione di questi personaggi ricalca il modello della commedia palatina non più in uso all’epoca di Calderon nella quale, solitamente, si attingeva dalla commedia palaciega. Nella commedia palatina gli intrecci si basano sulla mistificazione dell’identità (come Rosaura che si traveste prima da uomo poi da dama di corte e infine da cavaliere o Segismundo che scopre di essere principe solo nel corso della vicenda) e vedono personaggi combattuti tra sentimenti alti e bassi che si muovono tra la corte e gli spazi periferici. Al contrario i portatori delle caratteristiche della commedia palaciega sono Astolfo e Estrella che infatti si muovono a corte e sono personaggi di alto rango alle prese con dispute di successione e amori di convenienza. Ciò che viene contrapposto, oltre a due modelli di commedie differenti, è un diverso modo di vedere il personaggio e le sue relazioni con chi gli sta attorno. Segismundo e Rosaura si trovano alle prese prima di tutto con sé stessi, in loro sta il più grande ostacolo da superare. Questo però li porta ad allontanarsi, benché legati fin dal primo incontro: il principe deve vincere i suoi istinti bestiali e amorosi nei confronti di lei per potersi elevare a regnante e Rosaura deve sposare Astolfo per riconquistare l’onore perduto. 

In questa ascesa a valori alti loro, a differenza degli altri due personaggi, hanno un’evoluzione che li porta al coronamento dei propri desideri solo attraverso un superamento dei rispettivi limiti.

Si viene così a creare un quadrato di relazioni: Segismundo simile a Rosaura ma sposato, alla fine della storia, con Estrella che è cugina di Astolfo; Rosaura legata a Segismundo ma sposata con Astolfo. 

Gli altri personaggi che fanno da cornice sono i rispettivi padri dei protagonisti: il re Basilio e il vassallo Clotaldo. Entrambi sono colpevoli di aver abbandonato il proprio erede ed entrambi alla fine vengono perdonati.

La vita è sogno

Da questo schema è escluso però lo scudiero Clarin. Egli rappresenta il subdolo servo in grado, all’occorrenza e attraverso la sua piaggeria, di schierarsi dal miglior piatto della bilancia, dall’uno all’altro personaggio, lo spione che riesce a sapere tutto e grazie al potere così ottenuto a tenere sotto scacco gli altri. In questo senso è fuori da qualsiasi schieramento perché all’occorrenza può rientrare in tutti.

Questa analisi sulla stretta e aggrovigliata matassa dei personaggi è volta a mostrare come nessuno di essi sia né indipendente da nessun altro né, a partire dalle  proprie caratteristiche, spiegabile nella sua profondità senza che giungano in aiuto, per comprenderlo, le relazione che da lui si irradiano a ciò che lo circonda. Insomma Segismundo, come tutti gli altri personaggi, è un simbolo, un’idea che si muove dietro di lui ed indirizza l’azione, una volontà di indagare qualcosa di più profondo del carattere di un personaggio per discernere ciò che è realtà e ciò che è finzione. Questo sarà il tema del prossimo articolo.

Bibliografia:

  • Pedro Calderon de la Barca, La vita è un sogno, Fausta Antonucci (a cura di), Venezia: Marsilio, 2009
  • Edward M. Wilson, La vida es sueño, in Manuel Duràn e Roberto Gonzàlez Echevarrìa (a cura di), Calderon y la crìtica: historia y antologìa, Madrid: Biblioteca romanica hispànica, 1976

Stefano Brusco per MIfacciodiCultura

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