6 giugno 1944: lo Sbarco in Normandia, l’inizio della fine

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D-day. Operazione Overlord. Sbarco in Normandia. Questi sono i nomi con cui è conosciuto nel mondo uno dei più importanti eventi bellici del secolo scorso. Lo Sbarco in Normandia o più propriamente “operazione Neptune” (parte marittima della più ampia e nota Overlord) fu parte del piano di invasione dell’Europa centrale da parte degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sbarco in NormandiaLa decisione di invadere l’Europa da due direzioni (il ventre molle dell’Italia e, appunto, la Normandia) fu maturata durante la Conferenza di Teheran del 1943, in cui i Tre Grandi (Stalin, Churchill e Roosevelt) decisero che ormai i tempi erano maturi per invertire le sorti della guerra e far soccombere la Germania nazista.

L’Unione Sovietica già dal giugno del 1941 stava resistendo all’immensa pressione del Terzo Reich, difendendo con le unghie e coi denti i propri confini occidentali e la decisione di aprire due nuovi fronti servì a dare respiro alle truppe dell’Armata Rossa, ormai allo stremo delle forze.

Lo Sbarco in Normandia ebbe luogo alle 06:30 del 6 giugno 1944. La scelta delle coste della Normandia fu dettata dalle loro caratteristiche geografiche che rendevano più agevole lo sbarco anfibio. L’attacco fu aperto dalle truppe aviotrasportate e dai bombardamenti aeronavali, che aprirono la strada alle divisioni della Marina statunitense e britannica, che sbarcarono sulle spiagge coi loro mezzi anfibi. All’operazione presero parte circa 150 000 uomini, principalmente statunitensi, canadesi, britannici, francesi e polacchi.

Sbarco in NormandiaNonostante la considerevole portata dell’evento, la narrazione di quest’ultima è spesso stata esagerata ed enfatizzata dalla cinematografia e dalla letteratura, specialmente occidentale. Considerando l’altissimo rischio di perdite a cui era soggetta l’offensiva (rischio di cui gli Alleati erano ben consapevoli), l’azione si svolse senza troppi intoppi e difficoltà; complice anche la tardiva e disorganizzata reazione nazista. Gli Alleati saltarono dentro la tana del nemico che li aspettava con le armi puntate, sacrificando decine di migliaia di uomini e di mezzi; tuttavia la controffensiva fu meno importante di quanto previsto.

I tedeschi infatti, erano reduci da alcune fra le più brucianti sconfitte del conflitto mondiale, come la battaglia di El Alamein e quella di Stalingrado. Queste sconfitte avevano iniziato a far tremare le fondamenta del Reich e avevano causato gravissimi danni sia in termini economici che umani. 

Lo Sbarco in Normandia fu l’inizio dell’epilogo del sogno imperialista di Adolf Hitler. Gli Alleati, dalle cinque spiagge della Normandia (fra cui la famosa e turistica Omaha Beach), iniziarono a penetrare verso l’entroterra della Francia occupata ormai da quattro anni; abbattendo una ad una le postazioni e le roccaforti naziste.

Specularmente, sul fronte orientale, una volta alleggerita la pressione l’Armata Rossa riuscì ad uscire dallo stallo e ad avanzare verso il cuore dell’Europa, sostenuta dalle Resistenze locali dei paesi dell’Est. A questo punto la guerra (almeno per quanto riguarda l’Europa) sembrava essere terminata e l’avanzata verso il centro del Reich si trasformò in una frenetica gara di corsa fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Il traguardo? Berlino.

Sbarco in Normandia

La corsa si concluse 11 mesi dopo lo Sbarco in Normandia, con la presa di Berlino da parte dell’Unione Sovietica che piantò la sua bandiera rossa sul tetto del Reichstag, vincendo la prima delle tante sfide che si sarebbero susseguite nei successivi 45 anni contro gli Stati Uniti. Era l’inizio dello scontro fra i due titani: la Guerra Fredda.

Lo Sbarco viene oggi ricordato come il simbolo del coraggio e dell’eroismo targato USA, spesso dimenticando il fondamentale apporto della Marina britannica e omettendo che tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’immensa potenza sovietica. In ogni caso, l’operazione Neptune rimane un tassello fondamentale della Seconda Guerra Mondiale che ancora oggi richiama alla mente gli orrori della guerra e il sacrificio dei soldati.

Un’amara curiosità: allo sbarco prese parte anche il noto fotografo di guerra Robert Capa, ma i suoi scatti andarono quasi tutti perduti a causa di un errore del tecnico addetto allo sviluppo della pellicola.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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