#Letsfeelgood – Benessere significa felicità?

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Cosa crea realmente benessere? Sicuramente è difficile dare una risposta univoca che elenchi degli attributi necessari e indispensabili al fine di raggiungere «una condizione di equilibrio fra la persona con le sue necessità e le sue risorse, e l’ambiente in cui vive. Si tratta di una situazione dinamica, in continuo mutamento». Secondo alcune ricerche, il benessere potrebbe coincidere con la felicità, ma è poi vero questo? E se sì, quali sono le carte necessarie per conseguire un livello di soddisfazione che garantisca un equilibrio psicofisico volto al mantenimento dell’omeostasi?

“Che sarà mai la felicità?”

Intanto è doveroso chiarire che felicità è definita in maniera dettagliata solo sul dizionario, ma che cosa sia realmente questa non sarà mai esauribile in qualche riga racchiusa in un manuale. Inizialmente, si pensava che una vita serena fosse associata necessariamente a determinate condizioni oggettive, come ad esempio avere un lavoro che interessi e che porti dei guadagni concreti oppure a un’abitazione in cui ci si senta rispecchiati. Di seguito, anche i rapporti interpersonali sarebbero non di secondaria importanza, in quanto è inevitabile ammettere che si è continuamente immersi in una rete sociale che mai concede all’individuo di ritagliarsi uno spazio solipsistico avulso da qualsivoglia stimolo esterno. Una volta chiarito questo, felicità significa integrare questi due aspetti o è di qualcosa di più?

Diverse risposte sono state fornite, ed è curioso come il costrutto, che sembra effettivamente essere correlato al benessere anche se costituisce comunque un concetto indipendente, sia concepito in maniera differente a seconda delle aree geografiche e delle conseguenti culture che lì vi abitano. Ad esempio, in Giappone la via per la felicità ha un nome specifico: Ikigai. Si tratta di una forza che fa alzare dal letto la mattina, che spinge le persone a leggere un libro o ad andare a vedere con entusiasmo quell’ultimo film uscito al cinema o che permette di sentirsi in una perfetta simbiosi armonica con lo scorrere del tempo. Come afferma Ken Mogi nel libro Il piccolo libro dell’ikigai, la via giapponese alla felicità, l’ikigai poggia su cinque pilastri:

  • Primo pilastro: cominciare in piccolo
  • Secondo pilastro: dimenticarsi di sè
  • Terzo pilastro: armonia e sostenibilità
  • Quarto pilastro: la gioia per le piccole cose
  • Quinto pilastro: stare nel qui e ora

Questi sono i capisaldi verso la felicità elencati dal maestro che nella primavera 2014 preparava la cena di benvenuto in Giappone per il presidente Barack Obama, ma è interessante fare un paragone con un altro volume di successo, ossia Hygge, Il metodo danese dei piaceri quotidiani di Louisa Thomsen Brits. Secondo l’autrice, la felicità è hygge, ossia:

Un modo di essere che corrisponde alla sensazione di sentirsi protetti, sicuri, in un rifugio caldo. È un’esperienza individuale e al contempo di comunione con gli altri e con i luoghi in cui troviamo stabilità e certezze che ci danno coraggio e consolazione

Un tipico momento hygge secondo i danesi

Secondo i sondaggi, che vedono Copenaghen in cima alle città con il maggior livello di felicità e di dichiarato benessere, per antonomasia gli elementi che creano questa condizione sono: una serata hygge, delle luci hygge, una casa hygge, un angolo hygge, una hygge natalizia e infine un’autenticità hygge nelle diverse e personali esperienze quotidiane. Ciò che conta per essere felici dunque, dichiara la Brits dopo aver raccolto diverse testimonianze, sono la percezione di vicinanza oltre al riconoscere calore in un luogo famigliare o in una persona di fiducia. Ma più di tutto, e questo è il perfetto nodo di raccorto con la filosofia giapponese, a garantire benessere è il vivere il momento. Qualsiasi giorno di qualsivoglia esistenza è unico e irripetibile e per definizione non tornerà mai più, perciò è dovere di ognuno, in qualsiasi punto del globo e nonostante le millemila condizioni psicofisiche che vagano sulla terra, non lasciarsi sfuggire nulla dell’hic et nunc, in una sola parola: carpe diem = felicità.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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