Gli scontri di piazza Tienanmen, una ferita ancora aperta

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Se nel motore di ricerca più utilizzato in Cina, Baidu, si digita “4 giugno” si ottiene il seguente risultato: la ricerca non si attiene alle leggi, nella sezione video invece nessun video corrisponde alla ricerca. Non è una data come le altre il 4 giugno per la Cina e per il mondo interno. La notte fra il 3 e il 4 di quel mese, nel 1989 in piazza Tienanmen, a Pechino, migliaia di studenti, operai e manifestanti furono caricati in maniera pesante dall’esercito cinese per via di una forte manifestazione popolare che durava ormai da giorni.

28 anni dagli scontri di piazza Tienanmen, una ferita ancora aperta
Feriti durante gli scontri con l’esercito

Le condizioni sociali, economiche e sanitarie della Cina non erano delle migliori: il governo non tutelava le classi più deboli che venivano schiacciate da pesanti e lunghi turni lavorativi e da salari sempre più bassi.

Il 4 maggio del 1989, a Pechino, circa centomila studenti, operai e intellettuali scesero in piazza per protestare contro la macchina governativa cinese, arretrata e decisamente non in linea con la politica internazionale.

Chiedevano più libertà per i media, salari più equi e soprattutto diritti umani, per far sì che anche in Cina si potesse vivere in maniera libera e dignitosa come in molti altri Paesi del mondo. La protesta non toccò solo Pechino: nel giro di poco tempo in oltre 300 città cinesi migliaia di persone decisero di protestare, dando vita a quella che gli storici hanno ribattezzato la primavera democratica. I manifestanti erano un vero e proprio fiume in piena che non si fermava davanti a nulla, nemmeno quando venne proclamata la legge marziale. L’esercito cinese nella notte fra il 3 e 4 giugno occupò piazza Tienanmen, luogo in cui scoppiò la rivolta e centro culturale e politico di spicco della Cina. La repressione ai danni dei manifestanti fu estremamente violenta: nel bilancio si conteranno infatti ben 2500 morti e circa 30000 feriti; la protesta, pacifica e civile, venne spenta nel sangue, in un mare di sangue.

28 anni dagli scontri di piazza Tienanmen, una ferita ancora aperta
Il rivoltoso sconosciuto che ferma i carri armati

Il 5 giugno la Cina fece il conto dei morti e dei feriti e soprattutto fede i conti con la realtà. Una rivolta di quelle dimensioni non si vedeva da tempo in quel Paese,  il prezzo da pagare fu altissimo, visto che quella massiccia manifestazione si rivelò soltanto una poetica utopia: il governo cinese ristabilì con forza e autorità il suo potere e moltissimi manifestanti sopravvissuti furono arrestati o fuggirono dalla Cina.

Quando lungo il Viale della Pace Eterna i carri armati governativi sfilavano fece scalpore una scena che è diventata in simbolo di ormai ogni tipo di ribellione, entrata nelle coscienze collettive di tutti. Uno studente, soprannominato il rivoltoso sconosciuto, armato di giacca e buste della spesa, interruppe l’avanzare dell’esercito mettendosi lungo il tragitto, testimoni ricordano che il giovane chiedesse ai militari di non continuare a far del male al suo popolo.

Un’immagine molto forte che fece il giro del mondo. L’azione militare cinese, nonostante l’indignazione generale di moltissimi stati, continuò lontano dai riflettori dei media. Le rivolte di piazza Tienanmen oggi sono ricordate come il martirio di migliaia di sognatori.

A distanza di quasi trent’anni, queste immagini sono ancora di una forte attualità. In Cina la situazione è migliorata ma senza dubbio la libertà assoluta è ancora utopia. Il governo, nel nome del grande Partito Comunista, continua a imporre sanzioni e censure pesanti, con pene esemplari a chi infrange la legge.

28 anni dagli scontri di piazza Tienanmen, una ferita ancora aperta
Piazza Tienanmen

La Cina è senza alcun dubbio uno dei Paesi più sviluppati sotto il profilo economico  ma resta arretrato anni luce rispetto a molti Paesi occidentali e asiatici, a livello sociale e umano. La mancanza di libertà è avvertita soprattutto nei giovani: non possono avere completa autonomia sul web, Facebook e Twitter sono censurati dal governo, così come molti giornali ed emittenti televisive. È strano come uno dei Paesi più evoluti tecnologicamente non conceda la piena autonomia ai propri cittadini in nome di una vecchia retorica che non convince ormai più nessuno.

Gli scontri di piazza Tienanmen non portarono i risultati sperati ma molte persone oggi in Cina protestano ogni giorno, lo fanno nell’anonimato più totale per evitare ritorsioni da uno stato totalitario e regressista. La situazione cinese è ben nota a tutti, soprattutto alle super potenze mondiali che continuano a non agire: quanti altri morti in nome della libertà dovranno ancora esserci affinché qualcuno apra gli occhi?

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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