“Born In The U.S.A.”, l’America scomoda di Bruce Springsteen

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C’era stato il Viet-fottuto-nam. C’era stato il Watergate. C’era stato l’Iran. Poi venne anche il 4 giugno 1984. 1984. «La gente ha voglia di dimenticare», disse un ragazzo del New Jersey, con una maglietta bianca e un cappellino rosso ficcato nella tasca posteriore di un paio di jeans. E quale modo migliore per dimenticare, se non un po’ di sano e puro e rock n’ roll? E tutti, o quasi, nascemmo un po’ negli Stati Uniti. Diventammo Born in the U.S.A..

Born in the U.S.A..Gli americani dovevano tornare a credere nell’America, ma, prima di questo, bisognava ammettere di aver toccato il fondo. Bisognava ammettere che non era più la terra delle libertà. Bisognava ammettere che essere nati negli Stati Uniti, non era solo motivo di orgoglio. Born in the U.S.A. (il singolo, ma anche l’album), di quel ragazzo in jeans visto di spalle che era Bruce Springsteen, allora nemmeno 35enne e già The Boss, fu questo: una bomba nel cuore della smarrita speranza americana. Più che una canzone era un grido allo specchio. Un modo per guardarsi in faccia. Certo, c’è sempre qualcuno disposto a non capire, a volte persino un presidente della nazione più potente del mondo, una persona che dovrebbe essere quantomeno intuitiva. Un Presidente come Ronald Reagan, che osò associare Born In The U.S.A., e in generale le parole di Springsteen, ad una sorta di manifesto di spensierata fiducia e appoggio nei confronti del governo americano.

Ronald, sul serio? «You can’t be serious», avrebbe detto qualcuno. Bruce rispose, a modo suo, ovviamente. Se il tuo soprannome è The Boss, un motivo ci sarà. «Il Presidente ha fatto il mio nome l’altro giorno, così mi sono chiesto quale sia il suo disco preferito. Immagino non sia Nebraska. Già, non credo che l’abbia ascoltato». E attaccò Johnny 99, che è una storiella leggera su un uomo che, spinto alla disperazione da uno Stato che l’ha abbandonato e lasciato senza lavoro, si ubriaca, uccide un uomo e viene condannato all’ergastolo.
The Boss, come si diceva prima.

Forse non c’è da vantarsi, ad essere born in the U.S.A.

Born In The Usa è talmente priva di speranza da non riuscire nemmeno a concepire come si possa usarla in campagna elettorale. Nessuna, campagna elettorale. Un reduce della guerra del Vietnam che torna in patria e viene schifato da tutti. John Rambo, se vogliamo. Giusto, tenente Dan? Le piace il paragone? Il punto è che non molti riescono a difendersi come Stallone e, anche se ti rimangono tutte e due le gambe, smetti di combattere. Abbandoni i tuoi sogni di gloria, cessi di danzare nel buio e torni alla tua città, alla tua hometown. Accetti un lavoro qualsiasi, anche in mezzo a vernici radioattive e a gas tossici. Fanculo, prendetevi tutto. Anzi, ve lo siete già preso. Qua non c’è rimasto niente, se non una foto di mio fratello morto e dell’amore che trovò a Saigon. Niente. Niente e così sia.

E allora, forse, Born In The U.S.A. è una specie di inno. Una versione alternativa a The Star spangled banner. È un inno agli sconfitti, alle bugie, allo schifo e al sangue della guerra, agli uomini che non cambiano, a quelli che ti mandando a morire col sorriso e poi appoggiano una medaglia sulla tua bara, mentre tua madre crepa di dolore.
Nessun posto dove correre. Nessun posto dove andare.
Però, hey, guardami piccola: Sono Nato negli Stati Uniti.


Born in the USA

Born down in a dead man’s town
The first kick I took was when I hit the ground
You end up like a dog that’s been beat too much
Till you spend half your life just covering up

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.

Got in a little hometown jam
So they put a rifle in my hand
Sent me off to a foreign land
To go and kill the yellow man

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.

Come back home to the refinery
Hiring man says “Son if it was up to me”
Went down to see my V.A. man
He said “Son, don’t you understand now?”

I had a brother at Khe Sahn fighting off the Viet Cong
They’re still there, he’s all gone

He had a woman he loved in Saigon
I got a picture of him in her arms now

Down in the shadow of the penitentiary
Out by the gas fires of the refinery
I’m ten years burning down the road
Nowhere to run ain’t got nowhere to go

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
I’m a long gone Daddy in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
I’m a cool rocking Daddy in the U.S.A.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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