“The Game” di Alessandro Baricco: arrivano i barbari?

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Espressioni quali «invasione», «scontro fra civiltà», «proteggere i confini» rimbombano nelle televisioni e nei social media spesso accompagnate dalla promessa di erigere nuovi muri per contenere le irrefrenabili ondate migratorie. Un clima, quello in cui viviamo ormai quotidianamente, che ci riporta alla leggendaria decadenza di un altro impero: quello romano. Ogni impero decadente che si rispetti, infatti, ha urgente bisogno di un’imminente invasione, poiché sente l’improrogabile necessità di nuovi barbari ai quali poi addossare la responsabilità del proprio inevitabile crollo. Lo cantava Giorgio Gaber qualche decennio fa («E intanto i barbari, arrivano i barbari»), l’aveva messo in versi il poeta KavafisOggi arrivano i barbari, e questa roba fa impressione ai barbari»), e ora tocca ad Alessandro Baricco. Già autore de I Barbari (2006), un saggio uscito a puntate sulle pagine de La Repubblica, lo scrittore torinese ritorna dal suo recente “pellegrinaggio” nella Silicon Valley portando sotto il braccio il secondo capitolo dell’avventura: The Game, in uscita il 3 ottobre prossimo per Einaudi Stile Libero.

Per capire com’è andato a finire il temibile “assedio barbarico, per scoprire cioè «se la rivoluzione digitale ci stava fregando», Baricco ha voluto proseguire il cammino. All’epoca del primo capitolo, infatti, soltanto dieci anni fa, il mondo era piuttosto diverso da oggi, in quanto la rivoluzione digitale era solo agli inizi. Allo stato embrionale, ad esempio, erano due strumenti che oggi ci paiono ormai irrinunciabili e, soprattutto, “storici”: Facebook e YouTube. Agli albori di quel nuovo mondo, quindi, l’autore tentava di comprendere e dimostrare la profonda “mutazione” a cui era soggetta la cultura occidentale: una mutazione ben diversa dalle centinaia di cambiamenti a cui oramai era avvezza la nostra millenaria civiltà. E qui «arrivano i barbari». Alla svolta del secolo, ma tutt’ora, infatti, si comincia ad assistere a un sistematico e ineluttabile “smantellamento dell’intera eredità ottocentesca, romantica e borghese: il progressivo crollo dei nostri secolari modelli culturali, politici, sociali ed economici ci avrebbe indotto – secondo Baricco – a sviluppare una sorta di sindrome dell’accerchiamento nei confronti di una prossima invasione da parte di presunti “barbari”, appunto, pericolosamente accalcati alle porte del nostro “impero”. E alle porte dell’Impero orientale, sul dorso della Muraglia cinese, lo scrittore rivela di aver ultimato la stesura del primo libro. Tuttavia, come sostenne Baricco stesso nel primo libro, quella invincibile barriera «non difendeva dai barbari: li inventava. Non proteggeva la civiltà, la definiva». O, piuttosto, per citare la conclusione di Gaber: «Ma chi sono i barbari, adesso ve lo dico, i barbari…Eccoci qua». Non esiste alcun barbaro: o meglio, I barbari siamo noi. Perciò, benché provochi tanto sgomento nei sudditi dell’impero, l’avvento dei “barbari” non è altro che un cambiamento da accettare e metabolizzare tramite una necessaria e conseguente «rivoluzione mentale».

Consapevole dell’abbaglio contemporaneo, quindi, Baricco decide di proseguire il cammino e di consegnarci «un atlante», «una mappa» capace di orientarci nel nuovo mondo. Il viaggio, questa volta, si svolge nell’epicentro del recente terremoto digitale: la Silicon Valley, «una specie di Firenze nel Rinascimento, o Parigi degli anni Venti». L’obiettivo del pellegrinaggio? Studiare da vicino «i luoghi sacri» e «i padri dell’insurrezione digitale», cominciando dal celeberrimo garage nel quale Steve Jobs e Steve Wozniack cominciarono la loro formidabile impresa. Più che un pellegrinaggio, però, The Game è un thriller che vede come protagonista «un archeologo piuttosto ignorante», il quale, invece di esplorare piramidi e catacombe, si lancia alla scoperta delle «fortezze digitali» della nostra epoca, scavando nel mistero di Google, di Apple e di Facebook, come se queste fossero «rovine di una misteriosa civiltà scomparsa». Da qui il paradosso nel quale si aggira e si rigira “l’archeologo” Baricco, ossia quello di indagare e spolverare una civiltà che è la nostra civiltà e «quella storia è la nostra storia».

Più che sbirciare oltre la muraglia per avvistare l’arrivo dei “barbari”, dunque, The Game vuole essere un invito a guardare piuttosto all’interno delle mura, così da cogliere e saper affrontare l’inedita straordinarietà della civiltà digitale.

Alessandro Baricco, The Game
Dal 3 ottobre 2018 – Einaudi Stile Libero

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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