Music & Poetry – “Gli uomini non cambiano”, le storie, la Storia: di tutti, di Mimì

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Mia Martini a Sanremo nel ’92, dove portò “Gli uomini non cambiano”

La Storia è una maestra, ma senza allievi. La follia, in compenso, è fare e rifare gli stessi errori aspettandosi una conclusione diversa. La Storia, le storie: la storia siamo noi, le storie sono le nostre, tutti e di tutti, storie di tutti i giorni. È straziante, Mimì. Lo è anche quando canta della neve del ’56, figuriamoci quando parla della sua vita scritta in musica, sul pentagramma delle ferite e delle cicatrici. Gli uomini non cambiano parla di Mia, Mia Martini.

A posteriori, genera inquietudini anche quel nome, Mia. Un nome proprio, un aggettivo possessivo. Mia, chi? Del padre, degli uomini che non cambiano? Mia, di se stessa, veramente poco. Tanto che forse, come succede per molti, ci si sente veri, e propri, solo se e quando si decide che, grazie, può bastare così. Quando ci si rende conto che si è già passato tutto l’avvenire, non si ha più niente da aspettare e la strada si accorcia, inesorabilmente. E quel poco che ne resta, anche quel poco è insopportabile. Si diventa, insopportabili a se stessi. Ti ci fanno diventare. Ma prima, quanto bullismo. Quanta violenza. Individuale. Di gruppo. In famiglia. Mezze ostilità? La famiglia può essere davvero come Crono che divora i suoi figli, quello che leggenda non dice è che poi le ossa sputate continuano ad andare in giro per il mondo per altri 50, sessant’anni. Col cuore che batte. Ma non basta un cuore che batte per essere vivi.

L’album “Lacrime”

Una volta fatti a pezzi dalla famiglia, da questi padri irraggiungibili ed incontentabili, da questi narcisisti patologici e sadici, una volta ridotti in pezzettini non più grandi del pollo fritto del Kentucky, arrivano gli altri. Arriva il bullismo. Mai il sottovalutare il potere della stupidità in gruppi numerosi. Ma uno stupido è uno stupido, dieci stupidi sono un branco (di umani, solo di umani), un milione di stupidi sono una forza politica. No, gli uomini non cambiano: ti dicono di amarti e poi ti lasciano, dicono di volerti governare e ti mandano in guerra, ti affamano, ti discriminano. Parlano di uguaglianza, ma alcuni sono sempre più uguali degli altri, chissà come mai. E ridono, ridono di te, ridono ridono ridono da fare spavento: nei bar, nei Parlamenti, nelle regge. È la stessa cosa. Credevate che via amassero? Pensavate di essere in democrazia? Credevate di contare qualcosa? Per papà, per il partner, per il vostro leader? Folli. Guardatevi dentro: i primi a raccontarvi una bugia siete proprio voi.


Gli uomini non cambiano

Sono stata anch’io bambina
Di mio padre innamorata
Per lui sbaglio sempre e sono
La sua figlia sgangherata
Ho provato a conquistarlo

E non ci sono mai riuscita
E ho lottato per cambiarlo
Ci vorrebbe un’altra vita.
La pazienza delle donne incomincia a quell’età
Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità
E ti perdi dentro a un cinema
A sognare di andar via
Con il primo che ti capita e che ti dice una bugia.
Gli uomini non cambiano
Prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, gli uomini ti uccidono
E con gli amici vanno a ridere di te.
Piansi anch’io la prima volta
Stretta a un angolo e sconfitta
Lui faceva e non capiva
Perché stavo ferma e zitta
Ma ho scoperto con il tempo
E diventando un po’ più dura
Che se l’uomo in gruppo è più cattivo
Quando è solo ha più paura.
Gli uomini non cambiano
Fanno i soldi per comprarti
E poi ti vendono
La notte, gli uomini non tornano
E ti danno tutto quello che non vuoi
Ma perché gli uomini che nascono
Sono figli delle donne
Ma non sono come noi
Amore gli uomini che cambiano
Sono quasi un ideale che non c’è
Sono quelli innamorati come te

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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