Lezioni d’Arte – Una collezione particolare: le “Time Capsule” di Warhol

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Quanti scatoloni servono per racchiudere la vita sfrenata di una personalità complessa come Andy Warhol (Pittsburgh,1928 – New York,1987)? Circa 610 direi, proprio quante sono le Time Capsule che ha realizzato, accumulando oggetti qualsiasi della sua vita quotidiana, dal 1974 fino alla morte, in semplici scatoloni di carta.

Una Time Capsule aperta

Quante volte durante un trasloco ci è capitato di pensare quanto fosse assurdo il fatto che tutta la nostra vita fosse riuscita ad entrare in qualche scatolone? Che fosse tutta raccolta lì, sigillata e chiusa davanti ai nostri occhi in poche scatole? Una vita fatta di oggetti raccolti nel tempo ognuno dei quali, anche il più insignificante come magari uno scontrino, in grado di suscitare un ricordo o una forte emozione. È un atteggiamento comune a molti quello di accumulare e preservare ogni tipo di oggetto per evitare che venga dimenticato o che possa andare distrutto, non tanto per la sua qualità estetica ma per quello che rappresenta.

Andy è uno di noi, così approfittando del trasferimento nel suo studio inizia un po’ per caso e un po’ con diffidenza a raccogliere in grandi scatoloni tutta la sua roba. Mette dentro ogni oggetto che gli passa per mano, in modo del tutto casuale, e crea inconsapevolmente una vera e propria collezione che chiama Capsule del tempo, una serie infinita di frammenti della propria vita che vuole preservare dalla morte.

Il tempo, la morte, l’oblio: tutti i peggiori incubi di Warhol che prova ad esorcizzare attraverso l’arte.

Le Time Capsule a Pitssburgh

Inscatola polaroid, biglietti di concerti, cianfrusaglie trovate nei mercatini o per le strade di New York, cartoline, fotografie e biglietti firmati da numerosi amici come quello di Mick Jagger. Ci sono anche oggetti disgustosi come unghie tagliate, preservativi usati o formiche morte. C’è di tutto nelle Time Capsule di Warhol, ogni tipo di oggetto. Alcuni scatoloni sono pieni di scarpe, altri di giornali, ci sono libri, cataloghi di mostre. È un’opera che lo accompagna negli ultimi tredici anni della sua vita. Lo scatolone diventa il suo compagno, lì pronto per essere riempito sulla scrivania del proprio studio ogni giorno. Sigillate e chiuse, una volta riempite, le Time Capsule venivano poi spedite in un magazzino per essere custodite e aperte solo dopo la sua morte. Oggi sono proprietà dell’Andy Warhol Museum a Pittsburgh.

Andy Warhol, il trasformista, che è sempre stato così fugace e dalla personalità ambigua ci ha lasciato in realtà il suo più intimo quotidiano: oggetti che raccontano realmente la sua vita e la sua storia. Mentre nella sua produzione artistica ha considerato l’oggetto comune in modo provocatorio, contro la società dei consumi e l’omologazione, in privato invece si mostrava come un collezionista ossessivo.

Boite en valise, Duchamp, 1935-41

Il suo gesto deve sicuramente molto ad un altro maestro dell’arte provocatoria Mister Duchamp, che in egual modo ha raccolto e messo insieme le miniature delle sue opere tutte in una valigia! Un’altra scatola, la Boite en valise, un’opera dentro un’opera, che raccoglie tutta la sua produzione di ready made, da aprire, sfogliare e portare con sé durante i viaggi.

Siamo difronte a due maestri dell’imprevedibile e della creatività, in cui ogni gesto si trasforma in qualcosa di rivoluzionario che cambiò per sempre la concezione di opera d’arte e le sue modalità. Artisti che si sono trasformati in collezionisti, creatori del proprio piccolo museo-personale ma soprattutto trasportabile!

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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