“La vita davanti a sé” di Romain Gary: l’amore visto con gli occhi di un bambino

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Parigi, 2 dicembre 1980. Romain Kacew, scrittore francese di origine lituana, noto anche con gli pseudonimi di Romain Gary, Fosco Sinibaldi, Shatan Bogat e Émile Ajar, si toglie la vita sparandosi un colpo in bocca. Tra i suoi romanzi più celebri, ricordiamo La vita davanti a , una storia che oltre a descrivere con grazia e innocenza le condizioni di vita di un quartiere parigino multietnico, supera ogni infima forma di pregiudizio e propone un’idea di amore che invade ma non saccheggia.

Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni.

R. Gary e J. Seberg

La voce narrante è quella di Mohammed, detto Momò, un bambino arabo di un’età non definita. Figlio di una prostituta, il piccolo viene affidato a Madame Rosa, ex meretrice di origine ebrea scampata al campo di concentramento. Nell’appartamento in cui vive, la donna cresce altri bambini, tutti figli di cortigiane, visto che in Francia una legge vieta loro di allevare i propri figli. Con un’ingenuità commovente, vengono raccontate le considerazioni, le vicende che si susseguono nella banlieu di Belleville, mentre il tempo soffia forte sulla sua vita, dal punto di vista di Momò che cresce.

La gente tiene alla vita più che a tutto il resto, è anche buffo se si pensa a tutte le belle cose che ci sono al mondo.

La vita davanti a séSfrontato e ironico, coraggioso e innocuo, La vita davanti a sé non conosce mezze misure. Romain Gary mette al centro della storia un bambino e lo lascia solo, libero di perdersi per poi ritrovarsi. Attraverso un linguaggio apparentemente scanzonato, le pagine corrono via con estrema naturalezza, forti della sincera incoscienza del protagonista. La vita davanti a sé è uno specchio di emozioni, un racconto difficile da ignorare, in cui le speranze confuse di un’anima giovane si scontrano inevitabilmente con un contesto degradante, tipico di una realtà di emarginazione e povertà. Come un fantasma che aleggia nel buio, Momò non si perderà mai d’animo, riuscendo sempre e comunque ad intravedere un raggio di luce, quell’autentica vampata di calore capace di riscaldare un’esistenza fredda e difficile. Il flusso di coscienza del lettore è costantemente sommerso da svariate riflessioni: la diversità, il bisogno di sentirsi amati, il pregiudizio, la convivenza tra diverse culture.

C’è una foto che ritrae Miracle, il bambino che pochi giorni fa è nato a bordo dell’imbarcazione di ricerca e soccorso Aquarius. Credo ci sia un elemento che correli strettamente queste due storie: la bellezza del tempo. La vita davanti a sé è una dichiarazione di amore eterno, un invito a voler bene, nonostante le contraddizioni che irrompono nei bassifondi della nostra anima. Questo libro dovrebbe essere portato nelle scuole, in quanto si ha sempre bisogno di occhi come quelli di Momò.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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