Franz Kafka o dell’esistenzialismo e del realismo magico novecentesco

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Franz Kafka da bambino

Frank Kafka nacque il 3 luglio 1883 a Praga. 3, lo stesso numero del calendario che lo accompagnò nella morte, avvenuta il 3 giugno 1924 a Kierling, causa una tubercolosi laringea. È importante inquadrare la vita famigliare di Kafka per comprendere il risvolto che essa ebbe nella sua carriera letteraria. Ad esempio, significativo il fatto che scrisse nel 1919 una Lettera al padre, che con il suo essere anaffettivo e il suo comportamento instabile sicuramente non aiutò l’autore nel suo percorso di crescita, specialmente in giovane età. Infatti, Franz Kafka per tutta la vita avvertì un senso di inadeguatezza e di ansia, che trasferì nei propri testi. Nonostante non volesse dare i suoi romanzi alle stampe – cosa che fece dopo la sua morte l’amico polacco Max Brod avendo intuito il genio che contraddistingueva le opere – avvertiva ugualmente l’urgenza di esprimersi, di scrivere ciò che potremmo definire come drammi esistenziali, drammi che caratterizzavano vite irrisolte.

Il racconto più noto di Kafka è La metamorfosi, che fu pubblicato nel 1915 a Lipsia. L’autore racconta del protagonista Gregor Samsa che già nell’incipit si vede costretto ad una condizione assolutamente particolare: l’essere trasformato in uno scarafaggio, in un insetto immondo, senza che l’effettiva ragione di questa metamorfosi sia spiegata. In tal modo, Samsa non può sentirsi ancor più che di peso per la propria famiglia, dato che già si sentiva in condizione di disagio economico, e responsabile per la precarietà della vita che conduceva. La metamorfosi parla di alienazione, di individualismo, della difficoltà di essere accettati per quanto si è, del senso di angoscia e di mostruosità, anche fisica, che possono contraddistinguere l’esistenza. Kafka inserisce anche allusioni autobiografiche, come il rapporto problematico avuto col padre e il suo essersi accontentato a fare l’assicuratore, per procurarsi un minimo di guadagno – e questo gli procurava un senso di insoddisfazione, di angoscia. Il dramma maggiore del protagonista del racconto è il trattamento subito da parte dei suoi famigliari, che non comprendono la sua condizione e provano ribrezzo nei suoi confronti, non facendo altro che portarlo ad un destino di morte.

Franz Kafka

Altri due significativi racconti di Kafka sono Il processo e Il castello. Il primo rimase incompiuto e fu pubblicato postumo nel 1925. L’argomento principale è il senso di soffocamento che il protagonista prova a causa dell’infinita burocrazia statale, che appare come un universo vuoto, manovrato soltanto da burattini. Il protagonista Josef sembra essere sovrastato da una colpa di cui non conosce l’entità, e perciò viene messo continuamente sotto pressione inspiegabilmente, e quindi durante il processo la sua accusa si presenta ineluttabile quanto indeterminata. Ancora una volta Franz Kafka allude al senso di sofferenza e di insoddisfazione che contraddistingue l’esistenza, grazie alla sua scrittura dal sapore grottesco, surreale. Lo stesso risvolto straniante, allucinatorio – anche per il lettore – si nota anche nel secondo racconto, Il castello, sempre pubblicato postumo. Questa struttura appare come un luogo misterioso, un ostacolo per il protagonista, che vive con l’assenza di riferimenti.

La giovinezza è felice, perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio.

Dunque, tra opere d’esistenzialismo e dense di riferimenti del cosiddetto realismo magico per l’effetto straniante e assurdo che provocano, probabilmente un Kafka più o meno giovane, a proposito della giovinezza, e della vita in generale, pensava così – anche se non poteva ammettere di aver vissuto tutta la felicità che aveva desiderato.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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