Parma 360: un salmone che risale la corrente grazie alla grinta di Camilla Mineo

0 7.854

Si apre domani l’ultimo weekend del Festival della creatività contemporanea Parma 360, iniziativa organizzata dalle associazioni 360° Creativity Events ed Art Company, con il sostegno del Comune di Parma e di un’ampia rete di partner pubblici e privati. Il progetto vede la direzione artistica e la curatela di Chiara Canali e Camilla Mineo, che può esserne considerata l’ideatrice. L’abbiamo incontrata nella sua città e le abbiamo fatto qualche domanda tra un giro pomeridiano nella Chiesa di San Quirino, che ha ripreso vita grazie all’innovativo System di Davide Coltro, un viaggio inaspettato tra le Visioni di Daniele Papuli e una suggestiva visita notturna all’Ospedale Vecchio, dove ci hanno accolto le sculture non finite, ma paradossalmente infinite, di Francesco Diluca.

Siamo ormai al terzo appuntamento con il Festival. Come si è evoluto nel corso degli anni?

La sfida che il Festival si è imposto fin dalla sua nascita è quella di rigenerare e riqualificare gli ambienti della città tramite l’arte, che ha un potere di trasformazione sia sociale che urbana. Quindi l’evoluzione maggiore si è vista proprio nell’apertura di nuove sedi e nel raggiungimento di spazi che sono stati così strappati al degrado e all’abbandono, per essere consegnati ad una nuova vita grazie all’arte contemporanea. Quest’anno abbiamo avuto la novità dell’Ospedale Vecchio, l’anno scorso dell’Antica farmacia. L’edizione 2018 ha visto anche un avvicinamento alla periferia, in particolare con l’apertura dell’ex Scedep, un tempo fabbrica e oggi sede di mostre, eventi, mercatini, wall painting, performance e video arte. Una cinquantina di artisti si sono riappropriati dei suoi spazi quasi dimenticati e ne hanno decorato le pareti, rendendo la location un posto ancora vivibile e visitabile.

L’insegnamento più importante che hai appreso in questi anni?

In questo campo ci vuole tanta forza di volontà, a cui si deve aggiungere la caparbietà di non arrendersi davanti alle difficoltà burocratiche e non. Noi siamo partite da un bando di finanziamento della Fondazione Cariplo e siamo cadute in città come una scheggia impazzita. Tutto è nato dal basso, con la voglia di fare, di metterci in gioco e di offrire a Parma qualcosa di interessante, fresco e nuovo.  Abbiamo lavorato per la città senza scoraggiarci davanti agli ostacoli, cercando di vincere la paura di sbagliare.

Il pubblico medio del Festival da dove proviene?

Camilla Mineo
Camilla Mineo

Il pubblico del Festival è molto variegato e trasversale, dai bambini agli anziani; il nostro linguaggio vuole essere alla portata di tutti. La quota parmigiana e parmense è dominante: si tratta di un Festival che è nato per la città. Ma fin dalla prima edizione abbiamo avuto l’ambizione di catturare un pubblico nazionale, cercando sempre di ampliare il nostro bacino d’utenza e proponendo artisti di richiamo e maestri del contemporaneo come Michelangelo Pistoletto, Maurizio Galimberti, Nino Migliori, Franco Fontana, Vico Magistretti e Giovanni Frangi. Inoltre in queste tre edizioni la conferenza stampa di apertura è stata organizzata a Milano, alla Triennale i primi due, quest’anno alle Gallerie d’Italia e il nostro ufficio stampa ha sede nel capoluogo lombardo. Con questa edizione stiamo monitorando il pubblico con dei questionari e vediamo con orgoglio che i turisti dall’esterno non mancano, anzi aumentano. Abbiamo già superato i 26 mila visitatori.

Come è stato scelto il tema quest’anno?

Il 2018 è stato caratterizzato da un grande progetto diffuso in città legato al tema della sostenibilità e della natura da marzo a luglio, che è iniziato con il Labirinto della Masone, dove il protagonista è stato il tema dell’acqua. E poi la mostra Il Terzo Giorno a Palazzo del Governatore, sempre sulla tematica della sostenibilità e il Festival dello Sviluppo Sostenibile dell’Università di Parma, alla sua seconda edizione. Siamo stati invitati anche noi a seguire questo filone e a fare una nostra proposta su queste tematiche che abbiamo declinato a modo nostro: La Natura dell’arte, in cui abbiamo ragionato prevalentemente sul rapporto uomo natura.

Quali sono le prospettive di Parma 2020?

Barbara Nati, The House of This Evening, All Mine, 2013

La nostra associazione ha avuto il piacere e il privilegio di essere inserita nel dossier di Parma 2020, nonostante siamo un’entità neonata rispetto alle altre realtà cittadine, già consolidate negli anni. Sappiamo già che avremo un progetto di video arte con Rino Stefano Tagliafierro e faremo un lavoro sul tema dell’evoluzione dei mestieri nella città di Parma. Poi, naturalmente, ci sarà la quinta edizione del Festival.

Consigli per quest’ultimo weekdend?

Sabato ci sarà grande giornata di festa per concludere in bellezza queste settimane pienissime di emozioni, arte e riscoperta dello spazio urbano. Il party di chiusura si terrà significativamente all’ex Scedep, oggi Spazio Pasubio, con l’inaugurazione del progetto 80 anni di Cantine Ceci, Live painting di DissensoCognitivo e Filippo Garilli, una performance dello Street artist Gatto Nero su un’auto Volkswagen in collaborazione con Autocentro Baistrocchi di Parma e poi ancora concerti e dj set.

Un animale totem che rappresenti bene l’anima del Festival?

Un salmone che risale imperterrito la corrente per raggiungere il suo scopo si adatta bene al nostro spirito da combattenti che non si lasciano intimidire dalle sfide. Tra l’altro questo pesce nella mitologia greco-romana aveva proprio un significato simbolico di cambiamento e di trasformazione.

Parma 360 – Festival della creatività contemporanea
A cura di Chiara Canali e Camilla Mineo
Parma, 14 aprile – 3 giugno

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.