#Ontheroad – Viaggio nella Germania di Thomas Mann

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Appena un ritocco, – disse, dando un’ultima mano all’aspetto esterno di Aschenbach. – Adesso, il signore può tranquillamente innamorarsi.

Edvard Munch, “Il bacio”, 1897

Un sentimento primigenio diretto, senza filtri o costrizioni, eppure allo stesso tempo non disincantato. L’attenzione è rivolta a una figura esistente, descritta in ogni dettaglio temporale della sua apparenza estetica, eppure allo stesso tempo enigmatica. Si mimetizza abilmente nascondendosi nel proprio corvino ambrato mascherato di oro, all’ombra repentina in fuga dalla calura estiva. Sono figure concrete quelle descritte da Thomas Mann, a un livello talmente avanzato da ricomporne le fattezze col solo vagare del pensiero, eppure allo stesso tempo sembra di trovarsi dinanzi all’incanto delle prime occhiate che evocano indovinelli tipici di un bambino in avanscoperta. Un mondo e le sue creature sono osservati da uno spettatore silenzioso con le parole ma bruciante di sensazioni, abile scandagliatore con gli occhi ma vero conoscitore solo con la mente: è pura immaginazione, copiosamente ricca ma pur sempre immaginazione.

Edvard Munch, “Notte stellata”, 1922

Se in Morte a Venezia (1912) c’è il ritratto delle fantasie ardenti e timorose che governano le menti quando ci si imbatte in un altro che attira l’attenzione, aprendo un discorso sulla pederastia affrontato apertamente oggi in film quali Call me by your name, non troppo dissimile è il rapporto di Thomas Mann con i paesaggi. Tedesco, nato a Lubecca nel 1875, fin da piccolo si ritrovò a trascorrere le estati nel distretto di Travemünde sul Baltico, che indubbiamente trovò posto e si riversò nelle pagine degli scritti giovanili, primo tra i quali Tonio Kröger. Richiamando nelle descrizioni le pennellate del norvegese Edvard Munch, c’è un’osservazione dei paesaggi che si rivelano, e concedono all’osservatore di diventare, stati d’animo. Nessun luogo è privo di catarsi ma nessun posto concede alle notti di rivelarsi identiche alle precedenti: è un gioco di luci e pensieri, di rabbia o spleen, di sublime e tremendamente banale. Nella Notte stellata, realizzata 30 anni prima della celebre omonima di Vincent Van Gogh, il pensatore errante nelle sue terre viene accolto da una scala che lo conduce in un prato amico cosparso di neve, familiare. L’opera è di Munch, ma il protagonista è a tutti gli effetti l’artista smarrito in cerca di autenticità di Mann:

Un artista, un artista vero e non uno la cui professione borghese sia l’arte, uno predestinato e condannato, lo si riconosce tra mille, anche con uno sguardo non molto esperto… Nel suo viso si legge il senso dell’isolamento e dell’estraneità, la consapevolezza di essere riconosciuto e osservato, qualcosa di regale e di smarrito nello stesso tempo.

 

Edvard Munch, “Melancolia”, 1891

Thomas Mann si schierò apertamente contro la borghesia a favore del riconoscimento dell’artista vero, avulso da ruoli prefissati e ingegnati dalla società. Una volta trasferitosi a Monaco dalla madre e successivamente al conseguimento della laurea, lo scrittore girò l’Italia, ma l’immaginario tedesco rimase un punto cruciale nei suoi scritti, come si evince ne I Buddenbrook (1901) e in altre opere. L’importante è non scordare le proprie radici, tanto da ricordale con quello sguardo goethiano dagli «Occhi sicuri, audaci, giocondi, pieni di iniziativa, di coraggio e di risolutezza che errano di vetta in vetta; sulla vastità del mare che con mistico e snervante fatalismo rovescia sulla spiaggia le onde, si posa uno sguardo sognante, velato, disincantato e pieno di saggezza, che è già penetrato profondamente in qualche intrico doloroso».

Buddenbrookhaus a Lubecca

Oggi, a Lubecca è possibile visitare la Buddenbrookhaus, che fino al 1891 era di proprietà della famiglia Mann. Attualmente, l’edificio ospita una mostra permanente riservata al vincitore del Premio Nobel (1929) Thomas Mann e al fratello scrittore Heinrich Mann. Vicino alla città è possibile trovare il mare, quello descritto e agognato dalla mente wertheriana dell’autore, sempre pronto a ricercarlo e omaggiarlo in ogni descrizione. A Travemünde si ritrovano le atmosfere descritte nel Tonio Kröger, con lo scoprirsi del mar Baltico, limpido, risolutivo e gelido.

La Germania di Mann è diretta, cruda, e si esprime in quei paesaggi che non lasciano troppe aspettative di fantasia, pertanto è compito dello spettatore travalicare i capanni emergenti nelle spiagge brulle, che seppur lontane geograficamente sono descritte al dettaglio in Morte a Venezia, e tinteggiarle di colori. Tinte che, con chiarezza e sregolatezza, Thomas Mann è riuscito a imprimere perfettamente.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura 

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