“Divorare il cielo”: le grandi e autentiche ambizioni secondo Paolo Giordano

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È uscito l’8 maggio Divorare il cielo, il nuovo romanzo, edito da Einaudi, di Paolo Giordano, l’autore torinese che sconvolse il panorama letterario nostrano nel 2008 grazie a La solitudine dei numeri primi, e che, da allora, grazie alla sua scrittura pungente e tanto incisiva ha dominato con insistenza le classifiche e l’opinione critica-editoriale degli ultimi anni.

Divorare il cieloDel suo ultimo lavoro colpisce prima di tutto il titolo che non solo anticipa la trama intricata dei suoi personaggi, ma anche il desiderio più autentico e veritiero che l’autore ha reso caratterizzante di sé e dei suoi personaggi. Nel romanzo emerge infatti l’ambizione di trovare un senso alla propria esistenza, tentando di andare oltre gli insegnamenti e i traguardi raggiunti da chi è venuto prima e sfruttando il periodo della giovinezza come trampolino per questo slancio esistenziale e spirituale.

Proprio per questo Giordano pone come protagonisti del romanzo quattro adolescenti, sullo sfondo della campagna pugliese ed, in particolare, di una masseria. La loro amicizia nasce il giorno in cui Teresa, sedicenne torinese ospite per l’estate a casa della nonna, conosce Bern, Nicola e Tommaso, cogliendoli in flagrante poco dopo che si sono buttati nella sua piscina. Il romanzo prosegue non solo con il racconto di un’estate all’insegna della spontaneità, della sfacciataggine ma allo stesso tempo purezza tipica della piena adolescenza, ma anche percorrendo gli anni successivi e cogliendo i protagonisti nel loro percorso di crescita. A emergere sono soprattutto Teresa e Bern, legati da un amore dirompente, che non vede nemmeno l’accendersi di una passione amorosa, quanto invece una spregiudicata attrazione fisica che Giordano ha avuto modo di descrivere con maestria e sagacia.
Divorare il cieloLa ragazza rappresenta l’espediente con cui viene narrato l’ambiente della masseria, e con cui si esprime quell’indecisione tra il rimanere radicati ad ambienti tradizionali appartenenti al passato e la volontà di indirizzare la propria vita a qualcosa di nuovo e totalmente diverso. A tal proposito viene inserito Bern, vero centro nevralgico e punto di riferimento del romanzo. In lui Giordano ripone sia un mistero, che rimane tale fino alla fine del romanzo, sia la base assoluta di tutto il suo lavoro. È in Bern che si realizza e si vede infatti esprimere appieno il desiderio di “divorare il cielo”, usando ogni forza per arrivare in luoghi sconosciuti, andare oltre l’ignoto e possedere ciò che è proibito. In lui si vede l’affollarsi di rimandi classici, di citazioni da autori e opere, come Il Barone rampante di Calvino: questi costituiscono i maestri, il punto di partenza della sua formazione, ma di certo non il punto di arrivo, che pretende di toccare aspetti dell’identità umana che vanno oltre le conquiste preesistenti.

Tale atteggiamento costituisce uno degli aspetti della personalità dello stesso Paolo Giordano, come lui stesso ha dichiarato.

Mi è sembrato di farlo anche nel corso della mia vita. Ho cercato dei maestri a cui attaccarmi che mi portassero a dei passi successivi della mia formazione. In realtà ho sparpagliato un granello di personale in tutti i personaggi.

In Divorare il cielo Giordano dimostra un’eccelsa capacità di rappresentare questo mondo intricato, per il suo intreccio, le idee e i personaggi che lo compongono, adottando un linguaggio semplice, volto all’essenzialità e all’esattezza più pura e controllata. Il suo modo di comunicare si rivela dunque efficace per un percorso apparentemente complesso, ma che pone alla base sentimenti ed emozioni estremamente profonde e che toccano i tratti più intensi dell’animo umano. Lo stesso Giordano ha affermato:

Nella scrittura arrivi a un picco di complessità estremo in cui hai dentro tutto lo stile tutte le informazioni, e da lì deve cominciare un lavoro che è spogliare, far respirare. Non basta arrivare alla complessità, occorre fare uno sforzo in più e andare oltre, on uno scopo anche personale di spoliazione. Questo è il lavoro che mi sembra di aver fatto anche su di me: negli anni in cui ho scritto il libro ho cercato di spogliarmi di corazze e difese. È stato un “tornare a prima”. Non significa annullare il mio percorso, ma su di me ho fatto un lavoro di alleggerimento dei molti pesi e di quell’ansia di prestazione che ha pesato su certi anni.

Divorare il cieloDivorare il cielo dimostra quindi la volontà di completare quel percorso emotivo e tanto autentico che ha caratterizzato Giordano sin dal suo esordio. Tuttavia il suo ultimo lavoro rivela la conquista di un traguardo ancora più rivoluzionario e incisivo. Bern, Teresa, Nicola e Tommaso rappresentano infatti gli espedienti più efficaci per ricordare, sia a chi ha già superato l’età della giovinezza sia a chi è al momento sommerso in essa, che non è mai troppo tardi per uno slancio verso l’ignoto, per compiere dei passi avanti per se stessi e scoprire quale sia la direzione più veritiera verso cui puntare la propria esistenza.

Maddalena Baschirotto per MifacciodiCultura

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