“Solo: A Star Wars Story”, l’intrattenimento nella sua forma più pura

0 514

È uscito nelle sale Solo: A Star Wars Story, secondo spin-off della Star Wars Anthology incentrato su uno dei protagonisti della saga, Han Solo, qui interpretato da Alden Ehrenreich. Firmato da Ron Howard, il film ha già registrato incassi da record nel suo primo weekend di programmazione, arrivando in vetta alle classifiche dei botteghini.

Attenzione, seguono spoiler!

Solo: A Star Wars StoryTutte le vicissitudini legate alla difficile realizzazione di questo spin off preannunciavano un flop: la stessa Disney nutriva molte perplessità sulla riuscita dell’opera, tanto da vedersi costretta a rigirare alcune scene. Non a caso, fino a pochi mesi fa la data di uscita era ancora ignota e l’intero film era avvolto  nel mistero più totale. Complice anche il precedente spin off dell’Anthology, Rogue One, un piccolo tesoro cinematografico che ha esaltato non poco i fan alla sua uscita creando, di conseguenza, aspettative altissime. Non solo: entrano in gioco anche i pareri contrastanti e agli antipodi relativi alla nuova saga, così come le recensioni arrivate dritte da Cannes (dove il film è stato presentato). Insomma, l’appassionato medio di Star Wars si presenta in sala con i nervi tesi e poche aspettative.

E questo, forse, si è rivelato essere un bene. Perché in realtà si tratta di un film che intrattiene benissimo per due ore, che merita di essere visto sul grande schermo per la spettacolarità  di inseguimenti, esplosioni, guerriglie e l’immenso spazio del cielo dove il Millenium Falcon compie la sua rotta di Kessel in dodici parsec. Solo: A Star Wars Story non ha una trama particolarmente intricata: è semplice e lineare, forse fin troppo nei suoi primi quindici minuti che mostrano una debolezza e una frettolosità tali da invogliarti quasi a lasciare la sala. Poi, finalmente, il film decolla. L’opera offre, prima fra tutti, una serie di easter egg che il fan di Star Wars non può non apprezzare. Ma soprattutto, accanto a una performance discreta di Ehrenreich (e una un po’ meno brillante Emilia Clarke nei panni di Qi’ra), spiccano le personalità brillanti di Woody Harrelson e Donald Glover, rispettivamente nei panni di Beckett e Lando Calrissian. Recitazione e caratterizzazione dei personaggi  danno il giusto respiro alla storia,unendo pennellate di toni dark a toni leggeri, umoristici e originali.

Come non citare anche Chewbecca e la storia del suo incontro con Han!

Solo: A Star Wars Story

Il pregio più grande di questo film è, probabilmente, l’essersi fermato appena in tempo: Solo: A Star Wars Story era a un passo dal cadere nella trappola della morale disneyana, quella ornata da frasi scontate e sentimentalismo spiccio. Solo, invece, ha sì un suo messaggio forse meno ottimista di quel che si pensi, ma questo insegnamento non è chiaramente l’obiettivo finale perseguito dal regista e dagli sceneggiatori, che sono stati invece capaci di non tradire quello che era l’unico e solo scopo della pellicola: il puro intrattenimento. Altra chicca il plot twist finale: l’apparizione di Darth Maul inserisce finalmente l’universo della serie animata (Clone Wars e Rebels) nella saga cinematografica. Clone Wars aveva già chiarito infatti la sopravvivenza di Darth Maul successiva a l’Episodio III e i fan più sfegatati potevano aspettarsi la sua ricomparsa in questo film, ambientato proprio tra La Vendetta Dei Sith e Una Nuova Speranza. Per tutti gli altri, invece, un vero e proprio colpo di scena.

Insomma, che dire: poteva andare peggio, molto peggio.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.