Scoperto un quadro di Mantegna nei depositi dell’Accademia Carrara di Bergamo

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La scoperta è sensazionale: un quadro attribuito a Mantegna risulta custodito da quasi duecento anni nei depositi dell’Accademia Carrara di Bergamo. Si tratta della Resurrezione di Cristo, di cui da poco è stata riconosciuta la paternità al pittore rinascimentale, dipinta intorno al 1492/1493. L’opera, tempera ed oro su tavola, arrivò a Bergamo a metà dell’Ottocento quando Guglielmo Lochis la acquistò da una signora milanese: fu poi restaurata da Alessandro Brisson prima di entrare a fare parte del patrimonio artistico dell’Accademia.

È la stessa Accademia Carrara a dare il grande annuncio tramite il profilo ufficiale di Facebook:

Da un piccolo “indizio”, una croce dipinta sul margine inferiore, è stato possibile non solo affidare la paternità al Maestro ma anche ricostruire l’opera nella sua interezza (fino a ora la tavola di Bergamo era considerata una copia e conservata in deposito mentre, non solo è autografa ma è parte di un’opera più grande di cui, ora, si conosce anche la parte inferiore – in collezione privata). La ricostruzione, grazie a un’effettiva continuità delle due tavole, ha anche permesso la datazione al 1492-1493 circa.
La scoperta è frutto dei recenti studi, realizzati per la pubblicazione del Catalogo Completo dei Dipinti Italiani del Trecento e Quattrocento, curato da Giovanni Valagussa, conservatore della Collezione Carrara.
Un “nuovo” capolavoro di Accademia Carrara, una storia affascinante, un risultato che ci riempie di orgoglio.

Lo studioso, oltre a notare l’altissimo livello qualitativo dell’opera, si è soffermato, in particolare, su una piccola croce dipinta sul margine inferiore della tavola, ed ha compreso come la Resurrezione fosse la parte mancante di un’altra opera. La parte inferiore del dipinto, infatti, è una Discesa di Cristo al limbo, che adesso si trova in una collezione privata, le cui misure e caratteristiche tecniche combaciano perfettamente. La casa d’aste newyorchese Sotheby’s, nel 2003, ha venduto la preziosa tavola ad un compratore per ben 28,3 milioni di dollari e da allora non è più stata esposta. Prima si trovava a Princeton, nella collezione di Barbara Piasecka Johnson. Una scoperta sorprendente.

La bellissima Resurrezione di Cristo, adesso in restauro, ha un valore stimato intorno a 30 milioni di dollari. Mentre in precedenza, quando era considerata soltanto un’opera di bottega era assicurata per soli 30 mila dollari.

«È una soddisfazione incredibile – commenta Maria Cristina Rodeschini, direttore dell’Accademia – Ma anche la dimostrazione di come il cammino di riscoperta e analisi dell’immenso tesoro racchiuso nella nostra pinacoteca sia fondamentale per valorizzare tutto questo. La ricerca scientifica, dunque, paga più di qualsiasi altra cosa ai fini della valorizzazione del patrimonio custodito. E tenete conto che questo primo volume del catalogo è, appunto, soltanto il primo. Chissà che il nostro deposito non ci regali altre perle…».

La discesa al Limbo

Non è la prima volta che torna alla luce un’opera sensazionale ma per la Resurrezione l’attribuzione non è divenuta un vero e proprio caso critico dal momento che gli storici sembrano di comune accordo. Come non ricordare la Bella principessa proposta da Sgarbi e non condivisa dalla maggior parte degli storici dell’arte come autografa di Leonardo da Vinci; la Giuditta trovata in una soffitta ed attribuita a Michelangelo Merisi da Caravaggio o ancora il San Sebastiano attribuito sempre a Leonardo e stimato oltre 15 milioni di euro?!

I lavori di restauro saranno ultimati tra sei mesi. Non resta che aspettare che l’opera venga esposta al pubblico per ammirarla, magari accanto alle altre due opere del Mantegna già custodite in pinacoteca: la Madonna col bambino ed il San Bernardino.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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