Giornata Mondiale senza Tabacco 2018: storia di un’abitudine millenaria

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Nel 1988 l’Organizzazione Mondiale per la Sanità organizzava la prima Giornata Mondiale senza Tabacco, che si celebra il 31 maggio.

Giornata Mondiale senza TabaccoNon è difficile capire le ragioni che hanno motivato la scelta di istituire tale giornata, basti pensare che il tabacco provoca complessivamente circa 6 milioni di morti l’anno nel mondo e tra i 70.000 e gli 83.000 solo in Italia, dove il cancro ai polmoni è la prima causa di decesso per tumore. Ciò che preoccupa maggiormente le organizzazioni mondiali, e che ha spinto all’organizzazione della Giornata Mondiale senza Tabacco, è la diffusione del tabagismo tra i giovani. Sempre più frequentemente capita di vedere gruppi di giovani, parimenti ragazzi e ragazze, mostrare la sigaretta quasi con orgoglio, come se averla tra le labbra sia un segnale di vittoria. Come a dire: “eccomi, guardatemi, sono parte del gruppo, sono come tutti gli altri, accomunato da questa striscia di tabacco che, con disinvoltura, tengo tra le dita”.

Oggi fumare è un’abitudine malsana che contraddistingue soprattutto i giovani nell’età dell’adolescenza che vi si avvicinano con la curiosa ingenuità di chi vede in quella gestualità specifica dell’accendere la sigaretta ed inspirare la prima boccata per poi gettare fuori una nuvola grigia di fumo, il rito segreto del gruppo. Non che non si conoscano gli effetti negativi del fumo, dal banale ingiallimento dei denti al ben più grave rischio di contrarre il cancro ai polmoni in età più avanzata. Ma quando si è così giovani il pensiero è rivolto altrove, agli amici, al far festa, alla continua ricerca di quel bisogno di appartenenza che ci fa sentire spesso fuori luogo.

Il tabagismo, però, nasce con ben altre funzioni.

All’inizio della civiltà umana il fumo, particolarmente diffuso tra le antiche civiltà sudamericane, era considerato prerogativa dei sacerdoti in quanto dotato di potenzialità magiche e, quindi, atto sacro capace, tra l’altro, di provocare in chi ne fa uso uno stato d’incoscienza. È con Cristoforo Colombo che il tabacco arriva anche in Europa e, poco più tardi, lambasciatore portoghese in Francia, Jean Nicot, promosse il tabacco come pianta medicinale. Da allora, il tabacco divenne sempre più popolare, complice anche il governo che ne acquisì ben presto il monopolio.

La sigaretta, però, nasce solo nel 1832 quando i soldati turchi che assediavano la città di San Giovanni d’Acri provarono a infilare tabacco nei cilindri di carta in cui veniva conservata la polvere da sparo e li accesero per fumare. Da allora in poi, l’uso del tabacco tra i soldati si fece ancora più diffuso, tanto da diventare quasi una forma di doping. Dopo la guerra di Secessione Americana, cominciò a diffondersi una nuova tipologia di tabacco americano, più chiaro e più leggero ma anche più pericoloso perché in grado di creare forte dipendenza. Nel frattempo, ad inizio 1900, iniziarono a diffondersi anche i primi studi medici capaci di mostrare i danni provocati dal fumo e la pericolosità dello stesso quale principale causa del tumore ai polmoni.

Dagli inizi della storia delle civiltà umane ad oggi, il tabacco ha sempre accompagnato l’uomo con diverse funzioni, passando dal sacro al profano. Ciò che è rimasto costante però è il fatto che il tabacco e, ancor di più, la sigaretta ha sempre rappresentato un simbolo: dapprima quello di canale di contatto col mondo degli spiriti, poi quello dell’intellettuale “maledetto” o, ancora, dell’importante star del cinema e oggi tra i più giovani è il simbolo di appartenenza al gruppo dei “più forti”, dei “grandi”.

Oggi più che mai, quindi, è necessario che la lotta al tabagismo – e, di conseguenza, la Giornata Mondiale senza Tabacco – assuma un significato di portata più ampia, dovendosi incentrare non solo sull’aspetto medico e sanitario del problema, comunque fondamentale, ma che sia in grado di affrontare tematiche che coinvolgano maggiormente i giovani e le motivazioni che li spingono ad iniziare a fumare, andando alla radice del problema e comprendendo come il fumo non sia solo la causa di un problema medico, bensì il sintomo di un diverso fenomeno sociale.

Veronica Morgagni per MifacciodiCultura

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