Nella diversità sono nascoste infinite possibilità: la storia di Helen Keller

0 3.807
Helen Keller

Oggi la letteratura ci porta a riflettere su una grande autrice che non solo è diventata famosa per i suoi scritti e le sue parole, ma anche, e soprattutto, per la sua storia, curiosa, ispirante e ricca di coraggio, che, ieri come oggi, appare come una pietra di inciampo dal momento che affronta le tematiche “scomode” della disabilità e della possibilità di una vita “normale”. La protagonista è Helen Keller (Tuscumbia 27 giugno 1880 – Easton 1° giugno 1968). La scrittrice americana perse la vista e l’udito a soli 19 mesi in seguito a una malattia e le poche conoscenze dell’epoca insieme a una visione limitante della qualità della vita per una persona disabile, la portano a trascorrere le giornate a casa, viziata dai genitori e incapace di badare a se stessa.

La svolta nella vita di Helen Keller avviene con l’incontro con Anne Sullivan, ragazza ipovedente, poco più che ventenne, assunta dalla famiglia per badare ed educare la piccola. Durante questo progressivo avvicinamento e relazionarsi tra le due ragazze avviene qualcosa di meraviglioso: Anne riesce a entrare in contatto con il mondo della sua allieva e a trovare canali di comunicazione alternativi di grande efficacia.

È facile conoscere le cose per chi riesce a vederle e sentirle, è naturale trasformare in parola un oggetto oppure dare un nome a ciò che si vede, ma come cambia tutto il processo di apprendimento in una persona che non può osservare o non può ascoltare o, peggio, non può fare nessuna delle due cose?

Molto raccontato nelle biografie di Helen Keller, e anche molto significativo, è l’episodio dell’acqua: la bambina non riusciva ad avere una piena concezione dell’acqua e non riusciva ad associare il nome all’oggetto; sebbene avesse imparato a sillabare la parola, essa rimaneva sempre un’entità astratta. Anne allora le fece fare esperienza della parola stessa: mise la mano di Helen sotto il getto d’acqua e sull’altra mano sillabò il termine.

Al giorno d’oggi e con le attuali conoscenze in ambito medico e psico-cognitivo, sarebbe forse apparsa la soluzione più ovvia, quindi non ci stupisce la portata di un tale espediente, ma in realtà fu decisamente pionieristico visto che solo in quel momento la mente della piccola Hellen comprese appieno il significato della parola acqua riuscendo ad associare l’idea – il nome – l’oggetto. A partire da questa esperienza nella mente della scrittrice americana scaturirono varie intuizioni e associazioni tra oggetti e parole che segnarono un notevole slancio nella capacità di relazionarsi e di esprimersi.

La vicenda di Helen richiama le parole dello psicologo, contemporaneo dell’autrice, Lev Semënovič Vygotskij, il quale sostiene che il linguaggio non serve solo a verbalizzare ciò che si pensa, ma anche a regolare il funzionamento e lo sviluppo del pensiero: tutto questo è possibile grazie alla relazione con l’ambiente culturale e con il maestro che trasmette il sapere. Il metodo pedagogico di Anne Sullivan è pregno di questa idea perché nella relazione Helen ha scoperto la sua dimensione che l’ha portata a diventare attrice principale del suo percorso di apprendimento e di formazione. Da questo momento, infatti, ha iniziato a scrivere della sua vita, a interessarsi di dinamiche e problemi sociali e a rendersi conto di quanto precaria fosse la condizione delle persone disabili nella società.

Il frutto più bello di tale percorso di formazione è il suo libro Storia della mia vita, pubblicato nel 1903 e che fu poi trasposto nel film The Miracle Worker (in italiano Anna dei miracoli) nel 1962 da Arthur Penn. Ma accanto alla Helen Keller scrittrice c’è anche una donna determinata e tenace che sceglie una carriera negli studi giuridici, diventa avvocato e si impegna in cause a favore dei disabili, della lotta per il voto alle donne, e della pace tanto da fondare, nel 1915, l’organizzazione no profit per la prevenzione della cecità che porta il suo nome. Comincia così a diventare un personaggio “scomodo” e lo dimostra il fatto che la stessa stampa, che inizialmente aveva tanto esaltato il suo coraggio e la sua intelligenza, inizia a sottolineare poi la sua disabilità e la sua inefficienza nell’analizzare la realtà quando la scrittrice assume posizioni socialiste e in difesa degli oppressi.

Nella diversità sono nascoste infinite possibilità: la storia di Helen KellerLa storia di Helen si ripropone oggi in mille versioni e può essere presa come esempio in un discorso generale riguardante la diversità. Che valore si dà oggi alla diversità? È qualcosa che piace solo quando è lontana oppure fa veramente parte della quotidianità? Quanto si è disposti ad accettarla e a naturalizzarla – in fatti, oltre che in parole, superando la dicotomia tra noi e loro per creare le basi di una società del tutti? Avere ben chiaro il concetto e il valore della diversità, conoscere appieno la parola e il suo significato, fa vedere il mondo con occhi diversi e forse aiuterebbe a superare tante barriere mentali che creano sì una differenza… ma solo in senso negativo.

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.