Jacopo Robusti detto il Tintoretto: la pittura drammatica e “furiosa”

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Autoritratto del Tintoretto (1548 circa)
Autoritratto del Tintoretto (1548 circa)

Jacopo Robusti detto il Tintoretto è uno dei maggiori pittori italiani del Rinascimento. Il padre era tintore di stoffe, da qui il soprannome con cui si fece chiamare. Nacque a Venezia il 29 aprile 1519, anche se non si può dire con certezza che questa sia la data esatta, infatti non abbiamo nessun documento che la certifichi, ma può essere desunta dal necrologio custodito in San Marziale: «31 maggio 1594: morto messer Jacopo Robusti detto Tintoretto de età de anni 75 e mesi 8».

Nel 1530, il padre Battista Robusti, notata la passione per i colori ed il disegno del figlio, decise di mandarlo nella bottega di Tiziano Vecellio, esponente della scuola veneta. Storici del tempo raccontano che dopo pochi giorni il grande pittore lo cacciò dalla suo scuola, sicuramente non per gelosia ma per il temperamento ribelle del giovane Jacopo. Nove anni dopo, il 22 maggio 1539, in un documento ufficiale si fregiò del titolo di Maestro, quindi in possesso di una sua bottega indipendente. Si legge: «mistro Giacomo depentor nel champo di san Cahssan».

Sin dalla sua giovinezza, il Tintoretto cercò un contatto con la Scuola Grande di San Rocco, una delle più importanti a Venezia, per diventare l’artista ufficiale. Le varie scuole, sempre in competizione tra loro, si distinguevano per la bellezza delle decorazioni ed il prestigio dei membri. L’occasione arrivo presto: nel 1564 vinse il concorso bandito dalla Scuola per la realizzazione di un San Rocco in gloria, da collocare nella sala principale dell’Albergo.

San Rocco in Gloria, 1564, Scuola Grande di San Rocco
San Rocco in Gloria, 1564, Scuola Grande di San Rocco

Il biografo ed artista Giorgio Vasari nelle sue famose Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori scrisse che Jacopo, a differenza degli altri artisti partecipanti, non eseguì disegni e studi preparatori ma dipinse l’opera e la collocò direttamente nell’ovale prestabilito. Fu questa, secondo molti, la motivazione della vittoria. L’anno successivo, con 85 voti a favore e 19 contrari, diventò membro effettivo della Scuola di San Rocco ed incaricato dell’esecuzione un ciclo di dipinti sulla Passione di Cristo.

Vasari non dedicò una biografia al Robusti ma solo poche pagine, da cercare in quella del pittore veneto Battista Franco. Notiamo come, i contemporanei ed i critici successivi, non lodavano particolarmente l’esuberante pittura del nostro, considerato poco attento e bizzarro. Scrive Vasari:

Ma nelle cose della pittura stravagante, capriccioso, presto e risoluto et il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura, come si può vedere in tutte le sue opere e ne’ componimenti delle storie, fantastiche e fatte da lui diversamente e fuori dell’uso degl’altri pittori; anzi ha superata la stravaganza, con le nuove e capricciose invenzioni e strani ghiribizzi del suo intelletto che ha lavorato a caso e senza disegno, quasi mostrando che quest’arte è una baia.

Jacopo Tintoretto, Ultima Cena, 1592- 1594
Jacopo Tintoretto, Ultima Cena, 1592- 1594

Per il suo tratto, per la particolare iconografia e, soprattutto, per l’uso drammatico della prospettiva fu soprannominato anche il “furioso“. Lavorava, infatti, con un tratto deciso e veloce, tanto che il biografo continua: «ha costui alcuna volta lasciato le bozze per finire, tanto a fatica sgrossate, che si veggiono i colpi de’ pennegli fatti dal caso e dalla fierezza, più tosto che dal disegno e dal giudizio». La storia degli artisti geniali, stravaganti e poco apprezzati, si ripete.

L’uso quasi tragico del colore, creato da un fondo bruno, fatto di in un impasto con residui di tavolozze, e pennellate leggere che lasciavano trasparire le ombre del fondo stesso è particolarmente visibile in opere come L’ultima Cena. Il quadro, dipinto tra il 1592 ed il 1594, si distingue per un’artificiosa prospettiva, gli apostoli, infatti, non sono al centro della scena, e per l’uso di tre livelli di luminosità: profana, religiosa e spirituale. Come se fosse una grandiosa rappresentazione teatrale.

Tintoretto muore il 31 maggio del 1594, preannunciando, a livello stilistico, il dramma e l’emozione della pittura barocca.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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