Clint Eastwood, il duro di Hollywood tra eroi e antieroi

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Clint Eastwood
Clint Eastwood nella trilogia del dollaro di Sergio Leone

Parlare di cinema senza soffermarsi sull’illustre carriera di Clint Eastwood dovrebbe essere considerato un crimine: il poliedrico autore statunitense, nato il 31 maggio 1930, si è infatti affermato nel panorama cinematografico mondiale come uno degli indiscussi protagonisti della Settima Arte. Tra i ruoli più importanti della sua carriera di attore possiamo individuare senza ombra di dubbio il personaggio dell’uomo senza nome, protagonista della trilogia del dollaro di Sergio Leone. Tuttavia, prima ancora di partecipare ai capolavori del regista e sceneggiatore italiano, Clint Eastwood era già noto come attore di pellicole western: protagonista infatti di oltre 200 episodi della serie televisiva Gli uomini della prateria tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, l’attore americano vestiva i panni del giovane Rowdy Yates e non era perciò nuovo al genere.

Con le opere di Sergio Leone tuttavia avviene un processo particolare che ridefinisce i canoni del genere stesso. In Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto, il cattivo (1966), la figura dell’eroe classico subisce un sostanziale capovolgimento: l’uomo senza nome non rientra infatti nei canoni e negli schemi narrativi tipici del genere ed è qui che risiede parte della fortuna di queste pellicole. Il personaggio interpretato da Clint Eastwood è in realtà un vero e proprio antieroe, un duro di poche parole che lascia parlare soprattutto i fatti: un uomo stoico e imperturbabile che è tuttavia riuscito proprio grazie a queste caratteristiche ad imporsi nell’immaginario collettivo. Per questo motivo, Clint Eastwood per anni è stato legato allo stereotipo dell’uomo duro e forte e non è mai stato in grado di separarsene completamente. Non a caso, un altro dei suoi personaggi maggiormente apprezzati è l’ispettore Callaghan: Clint Eastwood ha interpretato Dirty Harry in ben cinque pellicole, tra le quali possiamo ricordare soprattutto Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971) di Don Siegel. Il film, che appartiene al genere poliziesco, è un’ulteriore prova delle grandi capacità attoriali di Clint Eastwood, sempre nel ruolo del buono che in realtà non lo è mai fino in fondo.

Clint Eastwood
Clint Eastwood in Gli spietati

Parallelamente a questi lavori, Eastwood decide di dedicarsi anche alla regia a partire dai primi anni ’70. Com’era lecito aspettarsi, le sue produzioni inizialmente sono a cavallo tra i generi che meglio conosce, ossia il western e il poliziesco. Tra i suoi film più interessanti di questo periodo, nei quali figura anche come protagonista, spiccano in particolare Lo straniero senza nome (1973) e Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976): due western che richiamano fortemente i suoi lavori con Leone. In questi anni c’è tuttavia spazio anche per alcuni ruoli atipici rispetto ai suoi classici, come l’interpretazione di un cantante country in Honkytonk Man (1982). A livello qualitativo tuttavia, le sue opere migliori come regista arrivano a partire dagli anni ’90. Con Gli spietati (1992) ad esempio, Eastwood ripropone ancora una volta il genere del western ma decostruendone i suoi orizzonti. Se a livello visivo siamo di fronte a un prototipo classico di costruzione scenografica nei confronti del genere di appartenenza, da un punto di vista sceneggiativo e in particolare di caratterizzazione dei personaggi possono essere riscontrati invece alcuni profondi cambiamenti. Più precisamente, il radicale nichilismo che si respira nei dialoghi e il modo in cui alcune tematiche forti sono trattate nel film (la morte, ad esempio) ci permettono di rilevare il discostamento maggiore rispetto ai topoi del genere.

Clint Eastwood
Gran Torino

In epoca più recente, tra le pellicole più significative del regista e attore statunitense, possiamo individuare ad esempio Mystic River (2003): un film che espone un altro degli elementi caratteristici della sua poetica come vero e proprio autore, ossia la tematica del dilemma morale. L’elemento che funge da fulcro narrativo centrale della pellicola è un evento tragico che colpisce tre ragazzini e Eastwood decide di esplorarne gli effetti a partire dalla loro riunione, avvenuta per caso 25 anni dopo in seguito all’omicidio della figlia di uno di loro. A cavallo tra il genere drammatico e il thriller, Eastwood continua a porre al pubblico delle domande che si allontanano dal classico whodunit per affrontare invece tematiche intrinsecamente umane, dalla pedofilia sino alla morte, senza tralasciare valori fondamentali come quello dell’amicizia. Anche American Sniper (2014), per quanto estremamente diverso per tematiche trattate, si muove sullo stesso filo etico e morale. Attraverso la storia del cecchino statunitense Chris Kyle (interpretato nel film da Bradley Cooper), Eastwood si sofferma in particolare sui traumi psicologici subiti dai militari americani in guerra. Ancora, allo stesso modo, in Gran Torino (2008) è invece il razzismo a figurare come tema predominante: affrontando il problema da un punto di vista insolito, ossia quello di un uomo profondamente avverso agli stranieri, il film riesce nel mostrare le contraddizioni profonde di questa forma mentis e nell’evidenziare come un cambiamento sia sempre possibile.

In ultima analisi, non è possibile non citare uno dei film maggiormente riusciti di Clint Eastwood, Million Dollar Baby (2004). Attraverso la toccante storia della pugile Maggie Fitzgerald e del suo coach Frankie Dunn, Eastwood ci ricorda come il suo cinema sia principalmente dedicato all’esplorazione di figure che, nel bene e nel male, possono essere qualificate come dei veri e propri eroi: personalità comuni e ordinarie, nonché rappresentazioni sensibili di ciò che potremmo essere noi stessi.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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