P.P. Rubens: artista barocco, ambasciatore, collezionista, business man

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Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640) è il Barocco, il Barocco è Pieter Paul Rubens: l’artista grazie alla sua fama di pittore ha giocato un ruolo fondamentale nei più importanti affari politici europei.

Autoritratto con amici e Mantova

Da ragazzo, Rubens entra a bottega prima del più rinomato artista di Anversa Adam van Noort (1593) e poi di Otto Venius (1597). Quest’ultimo è l’artista degli arciduchi dei Paesi Bassi Isabella Clara Eugenia (figlia di re Filippo II di Spagna) e Alberto (figlio dell’imperatore Massimiliano II d’Asburgo). Da Venius Rubens viene “fulminato” dall’arte figurativa del Rinascimento italiano.

Grazie all’intercedere proprio degli arciduchi presso il duca Vincenzo Gonzaga di Mantova, nel 1600 arriva il tanto amato, prolifico e mai dimenticato viaggio in Italia, pietra miliare della sua vita. Nel Novecento Bernard Berenson dirà «è un italiano».

Come ambasciatore del duca mantovano, Rubens viaggia nel Bel Paese e così conosce i grandi artisti passati e contemporanei che faranno la storia dell’arte nostrana e mondiale. Impara a padroneggiare qualsiasi tecnica pittorica ad eccezione dell’affresco.

Susanna e i Vecchioni

Nel 1603 Rubens è parte dell’ambasceria diretta a Valladolid, sede della corte reale spagnola di Filippo III, recando doni per il re da parte di Vincenzo Gonzaga. Visita anche Madrid e il Monastero dell’Escorial. Il suo giudizio sulle conoscenze artistiche della corte spagnola è alquanto negativo: «incapaci di distinguere un originale da una copia». Rubens crede che solo il valido del sovrano il duca di Lerma “canti fuori dal coro” con una collezione di ben 2.747 dipinti, seconda solo a quella dei reali. Proprio il duca è il primo spagnolo a collezionare opere di Rubens che realizza per lui Ritratto equestre del Duca di Lerma, ponendo così i canoni del ritratto equestre del Seicento.

Nel 1608 torna ad Anversa per assistere la madre che però non riesce a vedere per l’ultima volta. Ristabilitosi in città gli “piovono addosso” importanti e prestigiosi incarichi da parte delle corporazioni locali. Tuttavia è la carica di pittore di corte e ciambellano degli arciduchi Isabella e Alberto a sancire definitivamente la sua affermazione.

Ritratto di Brigida Spinola di Gaspare,moglie di Giacomo Massimiliano Doria e poi di Gio Vincenzo Imperiale

Dispensato dallo stabilirsi a Bruxelles, Rubens apre una propria bottega che gestisce come un vero business man e nella quale si formerà Antoon van Dyck. Ciò fa di Anversa il centro dell’arte più prestigioso della pittura belga. La professionalità e la perizia degli allievi di Rubens tranquillizzano il maestro a poter lasciare che traducano in pittura le singole parti dei suoi disegni secondo le loro migliori disposizioni di ingegno e perizia.

Una vera manna dal cielo questa per Rubens, che dal 1621 per conto di Isabella, rimasta vedova, è spesso coinvolto in ruoli diplomatici, generalmente segreti, in Olanda (1627) e in Inghilterra. In seguito viene incaricato del ruolo dalla corona spagnola e dal duca di Olivares, valido di Filippo IV. Tra l’estate 1628 e la primavera 1629 è a Madrid, poi nella Londra di re Carlo I d’Inghilterra il 5 giugno 1629.

Rubes ritorna ad Anversa solo agli inizi dell’aprile 1630 e il 6 dicembre di quell’anno si risposa con Helena Fourment. Questo ritorno segna un periodo di importanti commissioni reali: per Maria de’ Medici a Parigi (mai finito); il soffitto di Whitehall per Carlo I d’Inghilterra; un ciclo di allegorie per Filippo IV. Per quest’ultimo realizza anche l’intera decorazione con scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio del castello di caccia, Torre de la Parada (Madrid).

Il ritratto equestre del duca di Lerma

Isabella muore il 29 novembre 1633 e Rubens decide di non voler più essere un diplomatico, per  dedicarsi unicamente alla pittura. Per l’ingresso ad Anversa del cardinale-infante Ferdinando, fratello di Filippo IV, il 17 aprile 1635, viene incaricato dell’intera decorazione della città.

Rubens ha anche modo di dedicarsi ad un’altra passione: il collezionismo. Possiede ben 300 opere d’arte, l’importanza delle quali salta immediatamente all’occhio se si considera che, una volta organizzata post mortem l’asta dei suoi beni, il re Filippo IV di Spagna ne acquista ben 32.

Nonostante la fama e l’inevitabile benessere economico che ne ha derivato, Rubens trascorre la sua vita seguendo i versi latini del poeta Giovenale «mens sana in corpore sano» che fa scolpire nel suo giardino come memento.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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