Natura e vita in un’ideale fusione paradisiaca: Odilon Redon in mostra in Olanda

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Pandora, 1914

Dal 2 giugno al 9 settembre il museo statale Kröller-Müller di Otterlo, nei Paesi Bassi, ospiterà una mostra dedicata ad uno degli esponenti più misteriosi del Simbolismo pittorico francese: Jean-Bertrand Redon, meglio conosciuto come Odilon Redon (Bordeaux, 22 aprile 1840 – Parigi, 6 luglio 1916).

Il titolo della mostra è Odilon Redon. La littérature et la musique (Odilon Redon. La letteratura e la musica) e allude al tentativo di ricostruire la fusione operata tra le due principali forme di espressione della sua produzione artistica.

Le prime opere in ordine di tempo sono litografie frutto delle esperienze personali dell’artista e ispirate ai testi di alcuni suoi amici scrittori, quali Gustave Flaubert, Edgar Allan Poe, Charles Baudelaire e, più di tutti, Stéphane Mallarmé. Queste ci propongono un Redon grottesco e bizzarro che gioca con la realtà deformandola fino all’estremo e che già sbircia, di sottecchi, qualcosa che va oltre alla quotidianità del reale.

Ma è con il trasferimento a Parigi nel 1864 che si avvicina al Simbolismo, grazie a Gustave Moreau, autore del celebre quadro che ispirò la Salomè di Wilde. Rifiutando il Naturalismo e l’Impressionismo, Redon crea una propria teoria dell’arte come portale di accesso ai territori inesplorati dell’io. La dimensione ottimale affinché ciò avvenga è quella del sogno (anche per questo fu molto apprezzato dai Surrealisti).

Il Ciclope, 1900

Nel sogno tutto è apparentemente chiaro, luminoso, ma privo di determinatezza e prospero di mistero. E cosa c’è di più vicino al sogno se non il mito? Temi mitologici si mescolano, così, a quelli onirici in quadri come Pegaso e le Muse (1900) o Il Carro di Apollo (1905). Inizia, così, una nuova fase in cui anche i suoi colori divengono sempre più diluiti, ma vivaci e brillanti.

La ricerca di Redon indugia nel trasporre su tela l’immateriale, l’indefinito e lo spirituale che filtrano dalla realtà sensibile e, in particolare, dalla natura poiché non vi è nulla di più misterioso della sua disarmante semplicità. Anche gli oggetti quotidiani, come i fiori, rendono questa dimensione accessibile, ma solo agli animi eletti, poiché il Simbolismo richiedeva una particolare elevazione morale. Nelle sue Confidenze di artista (1894), Redon così descrive il rapporto tra la natura e la sua arte:

Non mi si può togliere il merito di dare illusione di vita alle mie creazioni più irreali. Tutta la mia originalità consiste dunque nel far vivere umanamente degli esseri inverosimili secondo la legge della verosimiglianza, mettendo, per quanto è possibile, la logica del visibile al servizio dell’invisibile”. […] D’altra parte, però, il mio metodo più proficuo, più essenziale alla mia crescita è stato, l’ho detto spesso, quello di copiare direttamente il reale riproducendo attentamente gli oggetti della natura esteriore in ciò che essa ha di più minuto, di più particolare e fortuito. Dopo uno sforzo compiuto per copiare minuziosamente un sasso, un filo d’erba, una mano, un profilo o qualsiasi altra cosa appartenente alla vita vivente o inorganica, avverto l’insorgere di un fermento mentale: sento allora la necessità di creare, di abbandonarmi alla rappresentazione dell’immaginazione. La natura, così dosata e infusa, diventa la mia fonte, il mio lievito, il mio fermento. Da questa origine ritengo vere le mie invenzioni. Credo questo dei miei disegni; è probabile che, perfino con una grande dose di debolezza, di disuguaglianza e di imperfezione tipica in tutto quello che l’uomo riproduce, non si sopporterebbe un istante la vista (in quanto sono umanamente espressivi) se non fossero, come ho detto, formati, costituiti e congegnati secondo la legge di vita e di trasmissione morale indispensabile in tutto ciò che esiste.

Al fianco della pittura e della letteratura, poi, troviamo anche la musica. Redon non è solo pittore, pastellista e litografo, ma coltiva anche la passione per il violino e il pianoforte. Prendendo spunto da Richard Wagner, colui che più di tutti si è avvicinato alla realizzazione dell’opera d’arte totale, Redon, nel suo diario edito postumo (A soi-même, 1961), scrive:

I miei disegni ispirano, ma non forniscono una definizione. Non determinano nulla. Proprio come la musica, essi ci inseriscono all’interno del mondo ambiguo dell’indeterminatezza.

Pegaso e le Muse, 1900

Attraverso questa magistrale mescolanza, Redon si conferma inusuale incarnazione del concetto di “sinestesia” e anticipatore di molti temi cari al Simbolismo. La mostra olandese, che si sposterà poi a Copenhagen dall’11 ottobre, si propone di immergere lo spettatore in una esperienza che sedurrà tutti i sensi tramite ben 167 lavori e una pubblicazione curata da esperti internazionali nel campo del Simbolismo e delle opere dello stesso Redon.

Odilon Redon. La littérature et la musique
A cura di Cornelia Homburg
Kröller-Müller Museum, Otterlo (Paesi Bassi)
Dal 2 giugno al 9 settembre 2018

Valeria Bove per MIfacciodiCultura

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