“Ultimo banco” di Giovanni Floris: un tentativo di salvare l’Italia partendo dalla scuola

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Giovanni Floris ha recentemente pubblicato il suo ultimo libro, intitolato Ultimo banco. Perché insegnanti e studenti possono salvare l’Italia, in cui affronta una tematica particolarmente delicata: quale ruolo ha la scuola all’interno della società? Quanto è difficile educare i ragazzi che poi andranno a costituire la società del futuro? Indubbiamente, per rispondere a queste due domande, è necessaria una riflessione dal momento che sarebbe insufficiente esaurire in poche parole delle questioni così articolate.

La scuola è in grado di determinare il futuro di un cittadino: anche negativamente. Se non fornisce gli strumenti adeguati per realizzarsi, insegnerà la frustrazione. Se non offre modelli positivi di autorità, insegnerà il disprezzo per le istituzioni.

ltimo libro, intitolato Ultimo banco. Perché insegnanti e studenti possono salvare l’Italia

Leggendo questa frase, il pensiero non può non andare inevitabilmente al professore di Lucca aggredito in classe. Ci rendiamo conto che sicuramente la scuola ha sì un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità, civile e culturale dei ragazzi. Ma c’è un altro versante che riguarda la formazione del ragazzo: quella dell’educazione. E, in questo ruolo, la famiglia deve giocare un ruolo ancora più importante rispetto alla scuola. La relazione con i ragazzi è cruciale, sia per quanto riguarda i familiari sia per i professori, che non devono avere il solo ruolo di trasmettere (e far apprendere) conoscenze, ma, in parte, anche quello di educare.

Tuttavia Ultimo banco si focalizza principalmente sull’aspetto scolastico. Il ruolo di ogni professore dovrebbe essere quello di rendere stimolanti le proprie lezioni. Lo stesso Floris parla delle sue esperienze personali: professori cresciuti durante il ’68 che, spesso e volentieri, uscivano fuori dai programmi scolastici tradizionali. Stimolare un ragazzo all’apprendimento di altre nozioni, in più rispetto ai soliti programmi, è il primo passo per creare un essere umano a 360°. Destare interesse in un ragazzo significa trasmettergli passione, farlo sentire umano e non un semplice studente che deve apprendere il paragrafo per raggiungere la sufficienza e non essere bocciato. La vita al di fuori della scuola supera questo tipo di dinamiche: meglio far abituare subito i ragazzi a non pensare in modo così schematico. Proprio per questo che il professore è un lavoro estremamente delicato: perché deve infondere passione nei ragazzi, perché deve fungere da filtro per fargli capire quali sono le nozioni che deve captare e quindi far crescere in lui un grande spirito critico. Nell’epoca delle fake news, poi, avere spirito critico è condizione necessaria per vivere.

Probabilmente il desiderio di esautorare la figura del professore deriva proprio dalla necessità di sovvertire un ordine scolastico all’interno del quale un ragazzo si sente a disagio. Con questo non si vogliono legittimare gli atti commessi dai bulli e dai prepotenti (categorie sociali ampiamente disprezzate da chi scrive) nei confronti dei professori, perché la ribellione può avvenire anche in modo più silenzioso: applicarsi sempre di meno nello studio fino alla bocciatura, che spesso poi porta all’abbandono del corso di studi. Dunque, la scuola dovrebbe essere la chiave che accende la passione, mentre alla famiglia spetta il ruolo di educare, affinché il professore possa liberamente svolgere il suo lavoro, senza avere la preoccupazione di incappare nella stessa situazione verificatasi recentemente a Lucca.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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