#EtinArcadiaEgo – IK Lab: una galleria d’arte naturale in un albero cavo

0 667

Si chiama IK Lab e si può definire senza alcun dubbio un progetto rivoluzionario. Arte, eco-sostenibilità e ambiente esotico si incontrano nell’idea a dir poco folle di Jorge Eduardo Neira Sterkel, architetto autodidatta e proprietario di un resort nell’incantevole Tulum, località messicana fra le più belle per l’ambiente naturalistico e balneare. Se poi a tutto questo si va ad aggiungere il classico grande nome, beh, come direbbe il Monsieur Candy di DiCaprio in Django, «avevate la mia curiosità ma ora avete la mia attenzione». Ed è un’attenzione ben riposta: a capo di un progetto a dir poco pionieristico c’è Santiago Rumney Guggenheim, il pronipote della celebre Peggy, cui si deve una delle collezioni di riferimento del panorama artistico mondiale.

IK Lab nasce dalla collaborazione fra arte e rispetto per l’ambiente, con un designi innovativo a fare da paciere fra le parti. Si tratta infatti di una collezione di opere d’arte contemporanea immerse nella stupenda cornice del resort Azulik, di cui Sterkel è proprietario e CEO. Progettata come una vera e propria struttura nel verde, ha la forma di una casa sull’albero, in richiamo non solo al topos primo della vita in natura ma anche all’idea di fanciullezza e libertà cui l’arte da sempre aspira.

Se per Gaber libertà non è star sopra un albero, qui invece ci troviamo di fronte a una ribellione dal concetto di esposizione tradizionale: pur nelle sue variegatissime forme, nel nostro modo di concepire la visione di oggetti d’arte permane la “mostra”, la reclusione, con più o meno concessioni, del quid artistico all’interno delle quattro mura. IK Lab punta all’abbattimento (e ridefinizione?) di questa secolare prigione bianca, sia a vantaggio del fruitore sia per l’artista, che potrà percorrere nuovi percorsi prima difficili da concretizzare. «Ik Lab – ha spiegato a giornalisti e interessati il direttore Santiago Guggenheim – aspira a fornire una struttura dove le migliori menti creative del mondo possano interagire con la sua architettura visionaria ed esplorare nuove strade creative».

Nuove strade creative che incontrano una sorta di misticismo nella struttura di IK Lab, immersa in una suadente località tropicale, con spiagge biancheggianti e mare quasi trasparente che riportano alla mente scenari da romanzo d’avventura, ambientati in luoghi meravigliosi e misconosciuti, in cui la realtà poteva raggiungere pieghe irrazionali, e la natura da matrigna qual era nella filosofia occidentale risultava più spesso un rifugio sicuro. Immersi nell’albero cavo circondati da inaspettati oggetti d’arte, il visitatore diventa un po’ Robinson Crusoe un po’ Sandokan, e vede in lontananza l’accademico William Boguereau stringere (perché no?) la mano ad Alberto Burri.

Il progetto Ik Lab è rivoluzionario anche e soprattutto per la volontà di dare un tono particolarmente accentuato all’eco-sostenibilità, che passa da obiettivo a struttura portante della galleria. Non più argomento, idea o ispirazione, ma ambiente concreto, costruito con legno di bejuco, una pianta locale molto diffusa nella regione. Ai visitatori è lasciata l’esperienza sensoriale del passaggio dal cemento ai caldi e levigati pavimenti in legno, illuminati da finestre circolari che riempiono l’ambiente di luce naturale, per eliminare ogni traccia di mezzo esterno che influisca sulla percezione delle opere.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.